lunedì 21 febbraio 2011

A catechismo, a catechesi con mamma e papà

Con mamma e papà


di Umberto De Vanna



Lavora nella parrocchia del Preziosissimo Sangue a Roma, don Michele Baudena. In questa intervista ci racconta la sua esperienza e la sua metodologia.
Don Michele parla con entusiasmo e si sente dalle sue parole che si è legato a doppia corda con i suoi parrocchiani. Attento al mondo dei ragazzi, si è accorto qualche anno fa che la catechesi ai bambini non dava frutto ed è stato tra i primi a introdurre in parrocchia la catechesi familiare.


Quand’è cominciata tra voi la catechesi familiare?
• La nostra esperienza risale a undici anni fa. E non siamo gli unici ad aver fatto questa scelta. Penso che in Roma siano una quindicina le parrocchie che l’hanno adottata con i genitori dei bambini della Prima Comunione.


Che cosa vi ha spinti a questa svolta


• Con i catechisti ci siamo accorti che i genitori portavano i bambini alla catechesi solo per togliersi il pensiero. Essi pensano: «Bisogna fare la Prima Comunione, bisogna fare la Cresima: quanti anni ci vogliono? C’è una parrocchia che fa un anno soltanto per fare prima?». In questa realtà, i genitori ti portano il figlio, lo portano anche alla messa e ti dicono: «Stia tranquillo, padre, lo vengo a riprendere. Io intanto vado al bar». Allora ci siamo chiesti: Che senso ha? È chiaro che nella società italiana del pre-concilio si diceva: «Siamo tutti cattolici, è chiaro che vogliamo che nostro figlio riceva i sacramenti». Ricordo che io ho ricevuto la Prima Comunione a 6 anni e mezzo e la Cresima nello stesso giorno. Se non avessi avuto una famiglia cristiana, dal 1955 non avrei più avuto nessuna catechesi in tutta la mia vita.


È nato qualcosa di realmente nuovo?


• La prima idea è stata quella di organizzare qualche incontro per i genitori. Ma si sa, questi incontri lasciano qualche buon pensiero, ma manca qualsiasi verifica, non c’è nessun riscontro. Il pericolo è che lascerà le cose come sono. L’altra idea è stata: possiamo coinvolgere i genitori in prima persona, non come ascoltatori, ma come docenti e possibili catechisti? Partendo dall’idea che se uno deve mettersi a insegnare qualcosa, si deve preparare per forza. Possiamo chiedere questo ai genitori?


Abbiamo osservato da vicino le nostre famiglie. Il loro livello socio-culturale è medio alto, molti sono laureati, anche se il livello di cultura religiosa è certamente inadeguato. Un altro dato positivo è che la frequenza è più alta che in altre zone, del 20-25%, contro una media del 15% nelle altre parrocchie romane.


Dunque che cosa avete fatto?


• Come chiedere l’impegno delle famiglie? Abbiamo detto loro: dovete sentirvi responsabili in prima persona dei vostri figli. Perché vostro figlio deve vedere e sentire la fede in coloro di cui si fida. Famiglia e parrocchia devono camminare insieme. Anzi, la famiglia è più importante di noi, perché noi chi siamo ai loro occhi? Ci vedono soltanto una volta alla settimana. Ma se i discorsi sulla fede li sente solo da noi, quando esce dal cancello della parrocchia dirà che passa a un altro mondo, in cui entrerà la prossima settimana.


Ma come preparare le famiglie a questo compito?


• Chiediamo alle famiglie di prepararsi, di trasmettere ciò che hanno imparato ai loro figli, i quali tornano in parrocchia per completare quello che hanno fatto in famiglia. Io dedico molto tempo a spiegare questi obiettivi alle famiglie che vengono a iscrivere a catechismo i loro figli. Per fare questo abbiamo coinvolto i catechisti, il consiglio pastorale, coloro che si occupavano della catechesi agli adulti.


All’inizio abbiamo fatto un’esperienza mista e hanno scelto la catechesi familiare il 50% delle famiglie. Poi sono stati i bambini stessi che si sentivano in minoranza di fronte agli altri bambini a cui la catechesi era stata fatta dai genitori. «Perché loro sì e io no?». Ed ecco che anno dopo anno è finita che noi facciamo solo più la catechesi familiare e chi vuole quella tradizionale la va a fare nelle parrocchie vicine. Ci sono tre parrocchie nel raggio di un chilometro e ci siamo intesi ottimamente per questo scambio. E noi accettiamo anche quelli delle altre parrocchie che preferiscono il nostro modo di fare catechesi.


Qual è la filosofia che ispira questa scelta?


• In passato facevamo gli incontri per i genitori, ma loro erano passivi. Adesso invece partecipano con la prospettiva di diventare i soggetti destinati a trasmettere ciò che sentono ai loro figli. E per questo sentono il bisogno di prepararsi. In tutto si tratta di otto incontri nell’anno. Diamo loro tre diversi orari nella settimana: il sabato mattina, nel tempo del catechismo del figli e una sera alle 21.


Verso febbraio mando una prima lettera a tutti i genitori dei bambini di seconda elementare. Spiego il nostro modo di fare catechesi: non saremo noi a fare il catechismo ai vostri figli, ma lo farete voi stessi. Il catechista verificherà soltanto quanto i bambini avranno fatto a casa e capito. Completerà, correggerà, farà delle domande. Glielo ricordo ancora con un’altra lettera a Pasqua e entro maggio si passa alle iscrizioni.


Chiediamo anche ai genitori la partecipazione alla messa festiva. Con i figli o senza. I figli per sé non sono ancora tenuti. Loro, gli adulti, sì e devono farlo capire ai loro figli. Ci piacerebbe che qualche bambino ci portasse i suoi genitori e dicesse: «Le ho portato i miei genitori per la messa, io vado a giocare a pallone!». Ma dopo che i bambini avranno ricevuto la Prima Comunione anche loro dovranno impegnarsi a partecipare alla messa domenicale.


Fede razionale e fede vissuta


• La fede ha bisogno di una base razionale. Dio è oggetto di amore più che di studio. Ma noi diciamo ai genitori: quando vi siete fidanzati, vi siete innamorati. Prima del matrimonio però è sperabile che vi siate fermati un momento e vi siate chiesti: stiamo facendo la cosa giusta? Quello/a è proprio la persona giusta per me? E quando avete risposto sì, vi siete rituffati nell’amore.


La stessa cosa vale per Dio. Nei nostri incontri non parliamo solo della fede vissuta, che è un fatto abbastanza personale, ma soprattutto delle basi razionali della fede, che loro dovranno essere in grado di trasmettere al loro figli.


Diamo ai genitori una scheda abbastanza ampia. Le prime pagine sono dense, teologiche, e sono per loro. Dico: «Non posso farvi venire qui per dirvi delle banalità. Vi dirò delle cose nuove, dimostrabili razionalmente». Parliamo dunque di Dio, della sua esistenza, della divinità di Gesù, ecc. Dedichiamo anche cinque minuti a fare una breve Lectio, cinque minuti per pregare da adulti, sulla scorta della Parola di Dio.


Nella scheda seguono le pagine per i loro figli. Le devono leggere bene, e prepararsi a presentarle con parole semplici e chiare ai bambini, cercando di far parlare anche i disegni del catechismo.


Chiediamo infine che preghino con i loro figli. Non tanto con le preghiere tradizionali, quanto con delle preghiere brevissime (un minuto al massimo per non creare disgusto quando diventeranno adolescenti), prendendo lo spunto dal tema della catechesi o dagli avvenimenti della giornata (nella scheda ci sono degli esempi, per facilitare l’esperienza).


Tutto bene, allora?


• La catechesi familiare non è certamente la bacchetta magica che risolve tutto, ma è una nuova opportunità che diamo ai ragazzi e ai loro genitori. I quali tra l’altro per la prima volta possono vedersi offrire una seria catechesi per gli adulti. Oltre a raggiungere risultati più positivi nei ragazzi.


Nell’insieme, sono circa un 20 per cento di famiglie nuove e giovani che si inseriscono ogni anno in modo più convinto nella comunità parrocchiale.


E se i genitori sono separati?


• Naturalmente li trattiamo come gli altri. Io chiedo all’inizio se si trovano in situazioni di questo tipo. In genere il loro numero è alto. Dico loro comunque che sono i loro figli e devono ugualmente sentirsi i catechisti naturali dei bambini. E per coerenza chiedo che partecipino anche alla messa e accompagnino in questo modo la Prima Comunione dei loro figli.






I genitori non hanno l’impressione di essere «catturati» attraverso la catechesi dei loro figli?


• Sì, qualche famiglia risente di questo fatto. Ma io spiego sin dall’inizio che ciò che viene richiesta è la coerenza. Se preferiscono scegliere la catechesi tradizionale, possono condurre i loro figli in un’altra parrocchia. Ma se scelgono la catechesi famigliare, dovranno compiere questo cammino per e insieme ai figli. D’altra parte, dico, se conducete i vostri figli, vuol dire che la cosa vi interessa e vi piace.




Modalità della catechesi familiare nella parrocchia del Preziosissimo Sangue a Roma.


I genitori sono invitati ogni tre settimane (hanno cioè otto incontri nell’anno), per questi quattro scopi:


□ una catechesi per loro sull’argomento da trattare con i figli;


□ scoprire come si prega da cristiani adulti;


□ imparare a spiegare ai figli le pagine del catechismo indicate;


□ imparare a pregare con i bambini ogni sera in un modo diverso.


Gli incontri sono tenuti dal parroco e/o da alcuni catechisti laici.


o Nelle due settimane successive al loro incontro, sono impegnati a leggere con i bambini il catechismo, spiegandolo, e soprattutto facendo loro capire che credono in ciò che dicono, e si impegnano a viverlo.


o La parrocchia continua a incontrare i bambini ogni settimana. Non per fare catechismo però, ma per approfondire quanto i genitori hanno fatto a casa, e per presentare ai bambini l’aspetto comunitario della vita cristiana.




Da Dossier Catechista, dicembre 2005 elledci

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