lunedì 3 dicembre 2012

ANNO DELLA FEDE - La fede di un centurione e Gesù



«Signore, il mio servo è in casa, a letto, paralizzato e soffre terribilmente». 

Gli disse: «Verrò e lo guarirò».

“ Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito”.






  Molti dall'oriente e dall'occidente verranno nel regno dei cieli.
Dal vangelo secondo Matteo 8,5-13
In quel tempo, entrato Gesù in Cafàrnao, gli venne incontro un centurione che lo scongiurava e diceva: «Signore, il mio servo è in casa, a letto, paralizzato e soffre terribilmente». Gli disse: «Verrò e lo guarirò».
Ma il centurione rispose: «Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. Pur essendo anch’io un subalterno, ho dei soldati sotto di me e dico a uno: “Va’!”, ed egli va; e a un altro: “Vieni!”, ed egli viene; e al mio servo: “Fa’ questo!”, ed egli lo fa».
Ascoltandolo, Gesù si meravigliò e disse a quelli che lo seguivano: «In verità io vi dico, in Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande! Ora io vi dico che molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli, mentre i figli del regno saranno cacciati fuori, nelle tenebre, dove sarà pianto e stridore di denti».
E Gesù disse al centurione: “Va’, avvenga per te come hai creduto”.
In quell’istante il suo servo fu guarito

Un episodio della vita di Gesù di facile comprensione: Gesù con i suoi miracoli lascia dietro di sé un segno della sua divinità per i suoi ascoltatori e per coloro che nel futuro crederanno in Lui.
Il personaggio di oggi che si avvicina a Gesù non è uno dei soliti ammalati, uno qualunque secondo la società, è un centurione romano, un cittadino romano, non un discendente di Abramo, di Isacco e Giacobbe, non uno del popolo che Dio si era formato. Un pagano romano, nemico d’Israele, odiato dal popolo, un dominatore, un impuro che si avvicina ad un ebreo per chiedere un favore.
Luca ce lo presenta nel suo racconto come un centurione buono, giusto, amico del popolo e secondo alcuni era degno di un favore da parte di Gesù.
A parte la sua appartenenza, non si avvicina a Gesù per chiedere qualcosa per sé, ma viene per intercedere per uno dei suoi servi, ammalato, paralizzato che giaceva a letto e soffriva terribilmente.
Come in altri casi Gesù si vedrà costretto ad operare su persone portate o raccomandate per mezzo di terzi: Gesù non resiste di fronte ad una fede sincera.
Il centurione era un uomo buono, giusto, e amava molto il suo servo e gli era riconoscente per i suoi anni di servizio.
E Gesù che conosce nel più segreto delle anime lo ammira per la sua umiltà e per la fiducia in Lui, anche se pagano.
«Signore, il mio servo è in casa, a letto, paralizzato e soffre terribilmente».
Gli disse: «Verrò e lo guarirò».
“ Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito”.
Un breve dialogo: una preghiera del centurione, una risposta di Gesù, una replica del centurione.
Il centurione sa che Gesù può guarire il suo servo anche senza vederlo, senza toccarlo e da lontano: a lui basta solo che Gesù dica una parola.
E Gesù, stupito, ammira la fede del centurione: “Va’, avvenga per te come hai creduto”.
Non c’è una reazione dei presenti ma Gesù, meravigliato della fede di questo pagano dà un significato e una profezia all’accaduto. “In verità io vi dico, in Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande!” Israele, il popolo che Dio si era scelto, curato, stenta a credere nonostante i segni-miracoli operati da Gesù. Triste costatazione!

.E affinché i presenti capissero che il significato dell’accaduto, non era soltanto uno di quei tanti incontri con la gente, ma un fatto profetico, che guardava lontano, qualcosa non prevista: “Ora io vi dico che molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli, mentre i figli del regno saranno cacciati fuori, nelle tenebre, dove sarà pianto e stridore di denti”.
Il centurione rappresenta tutti i pagani che verranno a far parte della comunità messianica, non più soltanto il popolo eletto: la chiamata di Dio è svelata come chiamata universale alla salvezza. Il miracolo che Gesù compie, “Va’, avvenga per te come hai creduto”, è molto più di un miracolo: segna l’inizio di una predicazione, di un’evangelizzazione rivolta a tutti i popoli, compito questo che sarà degli apostoli e di ogni seguace di Gesù.
La salvezza è vincolata alla fede e fiducia in Gesù, Figlio di Dio. La misericordia di Dio è per tutti coloro che crederanno in Gesù e lo seguiranno.

Bene lo aveva creduto e insegnato l’apostolo Paolo: “Prima che venisse la fede, noi eravamo custoditi e rinchiusi sotto la Legge, in attesa della fede che doveva essere rivelata. Così la Legge è stata per noi un pedagogo, fino a Cristo, perché fossimo giustificati per la fede. Sopraggiunta la
fede, non siamo più sotto un pedagogo. Tutti voi infatti siete figli di Dio mediante la fede in Cristo Gesù, poiché quanti siete stati battezzati in Cristo vi siete rivestiti di Cristo. Non c’è Giudeo né Greco; non c’è schiavo né libero; non c’è maschio e femmina, perché tutti voi siete uno in Cristo Gesù. Se appartenete a Cristo, allora siete discendenza di Abramo, eredi secondo la promessa” (Gal 3,23-29).
 Ancora una riflessione sul centurione: essendo un uomo giusto,  solo per aver sentito parlare di Gesù ha risvegliato in lui quella somiglianza di Dio che c’è in ogni uomo. E’ proprio vero che lo Spirito è sempre pronto a risvegliare in noi il desiderio di Dio: basta cercarlo con cuore sincero.

Ci sarà possibile stupire Gesù con la nostra fede in Lui come è accaduto al centurione?

Nessun commento:

Posta un commento