Noi giovani e il Decalogo
XXV Giornata Mondiale della Gioventù

1 NON AVRAI ALTRO DIO
«Il mio centro? Guardo in alto»
La fedeltà all’unico Dio di Gesù agli occhi
dell’uomo d’oggi può apparire come un impoverimento. L’abbandono all’amore del
Padre, invece, ci restituisce a noi stessi più veri e umani. Lo sperimento di
persona nel lavoro, negli impegni, nelle amicizie e nella vita coniugale.
Quando ci siamo sposati, mia moglie e io abbiamo scritto sugli inviti un
versetto di Matteo: «Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date» per
esprimere una scelta ma, soprattutto, per ribadire il centro 'alto' della
nostra vita (Patrizio Righero, Pinerolo).
2 NON NOMINARE...
«Senza sciupare il volto dell’Amore»
Essere vigilanti nel «non nominare il nome di Dio invano»
mi pare ci richiami oggi a restituire autenticità alla nostra relazione con
Dio. Anche il nostro impegno di vita cristiana chiede di essere evangelizzato,
perché il «parlare di Dio» scaturisca da un cuore innamorato, radicato
nell’ascolto profondo della sua Parola che ci chiama alla conversione.
Rischiamo altrimenti di diventare degli «osservanti» che non amano, dei
«credenti» non amanti: anche questo è sciupare il nome e il volto dell’Amore
(Luca Sardella, Chiavari).
3 SANTIFICA LE FESTE
«Domenica da vivere in comunità»
Quando pensiamo al «dovere» di santificare le feste,
viene alla mente il precetto domenicale che spesso ruba qualche ora di sonno al
nostro riposo, dopo una settimana di studio o lavoro. Riflettiamo invece su
come il settimo giorno è stato il riposo di Dio dopo la fatica della creazione
e, come attraverso quel giorno, possiamo vivere il nostro rapporto con Cristo
che si fa uomo.
La domenica ci aiuta a riscoprire che non siamo soli
nel nostro cammino, ma siamo inseriti in una comunità di «salvati» da Cristo
(Carlo Salati, Fidenza).
4 ONORA PADRE E MADRE
«Per loro uno sguardo di gratitudine»
« Onora il padre e la madre»: anche questo
comandamento va riletto come «via dell’amore autentico». Onorare i genitori
significa rivolgere a entrambi uno sguardo rispettoso, pieno di gratitudine,
colmo d’affetto. Anche i figli come il giovane del Vangelo di Marco hanno
ricevuto per primi un’attenzione amorevole. È vero, siamo orientati verso la
vita eterna e in questo orizzonte che non corrisponde alla logica umana di una
felicità terrena, brilla il legame profondo con i genitori che già vivono in
cielo (Lucia Giallorenzo, Teggiano).
5 NON UCCIDERE
«Solo Dio può disporre della vita»
Non abbandoniamoci alla violenza e non uccidiamo
l’entusiasmo giovanile.
Impegniamoci perché il mondo adulto, con le sue
leggi, non spenga nei giovani cristiani l’idea che ogni uomo debba godere di
pieno rispetto come creatura di Dio che solo può disporre della sua vita.
Combattiamo ogni forma di emarginazione verso chi è meno fortunato e viviamo la
vita pienamente, portando avanti ideali e sogni senza che gli ostacoli ci
inducano all’indifferenza, causa prima della morte lenta della società (Giulia
Grondona, Genova)
6 NO AGLI ATTI IMPURI
«Credo all’amore per sempre»
Il sesto comandamento lo traduco così: credo al
sogno dell’amore per sempre, quindi accetto di vivere la purezza. Ovvero, una
virtù che significa amare, guardandosi attraverso occhi limpidi. Il concetto di
fedeltà, purtroppo, viene ogni giorno smantellato, ma è ancora possibile
viverlo, anche con sacrificio. Nei ragazzi che seguo come formatrice vedo la
lotta per vivere castamente un rapporto; ma vedo anche che l’affrontano con la
gioia e la consapevolezza di sapere che stanno costruendo le fondamenta di un
amore stabile e profondo (Anna Sartea, Milano)
7 NON RUBARE
«Io mi spendo per il bene comune»
Quando pensiamo al settimo comandamento (non rubare)
ci sentiamo esentati, non colpevoli: siamo persone per bene. Invece riguarda
tutti, se pensiamo al tempo che sprechiamo, che «rubiamo» agli altri e
soprattutto a quello che di buono si può fare e non facciamo.
Abbiamo però l’occasione per uscire dal silenzio e
divenire protagonisti nella costruzione della società. Alla scoperta di come
servire il bene comune. Così intendo il mio impegno nella politica della mia
città (Alessia Cambi, Prato).
8 FALSA TESTIMONIANZA
«Sfidati a essere sinceri e autentici»
Sincerità... autenticità... essere se stessi...: una
bella sfida per me e per i miei coetanei, soprattutto al giorno d’oggi, in cui
tutto è il contrario di tutto e niente sembra vero. Voler «accordare» testa,
cuore, bocca e mani è difficile ma allo stesso tempo avvincente: la Verità in
cui crediamo va vissuta ogni giorno pienamente e con semplicità. Questo non
significa essere perfetti ma essere coerenti, riconoscendo le proprie
potenzialità e i propri limiti, per vivere la propria vita intensamente,
spendendosi a piene mani (Maria Salvatore, Sora).
9 LA DONNA D’ALTRI
«Un cuore fedele anche agli amici»
Se l’amore è adesione totale di cuore, testa e
corpo, nella mia vita declino il nono comandamento con l’espressione «amo per
davvero». Che vuol dire faccio una scelta, un dono libero e totale all’altro.
Così superare le tentazioni, magari momentanee, implica fare i conti con la
propria autenticità. Non è solo questione di «rispetto» dell’altro. È qui che
la fragilità diventa opportunità: quando scegliamo anche l’amicizia come
relazione franca, leale e coraggiosa, che trasforma quel desiderio in vere scelte
d’amore (Salvatore Scolozzi, Lecce).
10 LA ROBA D’ALTRI
«Il creato in “prestito” a tutti noi»
Rimango spesso senza fiato. Quando magari sono con
il mio gruppo scout, quando mi spingo più in là della strada sicura e con gli
scarponi consumati e il fazzolettone al collo, me ne vado sui sentieri e
all’improvviso mi trovo davanti a paesaggi da favola. Così non posso che
ringraziare il buon Dio per le meraviglie che ci dona. Percepisco che
rispettare il creato è solo un dovere: le cose che ci «presta» un altro si
trattano meglio delle proprie (Elisabetta Marraccini, Avezzano).
Avvenire, 16 marzo 2010