domenica 22 gennaio 2017

Nessuno si può sostituire a Gesù: convertirsi vuol dire accettarlo e donarlo.


Gesù inizia ad annunciare la Buona notizia in Galilea, terra pagana

Terza domenica del T.O Anno A: 22 gennaio 2017
Sono quattro le parti che costituiscono la liturgia della parola in questa terza domenica del Tempo ordinario.
Anzitutto, con una citazione del profeta Isaia viene introdotta l'attività di Gesù in Galilea ;
l'apostolo Paolo preoccupato perché la luce del vangelo che aveva brillato a Corinto era stata oscurata dal peccato;
poi c'è il racconto della vocazione dei primi quattro discepoli vv. 18-22);
infine, in una frase, è riassunta l'attività di Gesù : Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo.
Possiamo sintetizzare che Isaia annuncia liberazione dalle tenebre dalla schiavitù del popolo ebreo, Paolo esorta i cristiani di Corinto ad uscire da uno stallo di discordie.
Dopo la conclusione della missione del Battista, da Nazaret Gesù si trasferisce a Cafàrnao che diviene il centro della sua attività per quasi tre anni.
Cafarnao era un villaggio di pescatori e agricoltori che si estendeva per circa trecento metri lungo la riva occidentale del lago di Genesaret, detto anche lago di Tiberiade
o mar di Galilea, Qui Gesù invita a seguirlo i primi apostoli.
Dal libro del profeta Isaia 8,23b-9,3
In passato umiliò la terra di Zàbulon e la terra di Nèftali, ma in futuro renderà gloriosa la via del mare, oltre il Giordano e il territorio dei gentili:
Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce;
su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse.
Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia.
Gioiscono davanti a te come si gioisce quando si miete
e come si gioisce quando si spartisce la preda.
Poiché il giogo che gli pesava e la sbarra sulle sue spalle,
il bastone del suo aguzzino tu hai spezzato come al tempo di Madian.
Il profeta ripensa inorridito alle invasioni degli eserciti orientali e alle deportazioni che gli ebrei del nord, probabilmente dopo l'occupazione assira di Tiglat-Pileser IlI del 732 a.C., hanno subito, disperdendosi nella immensa regione della Mesopotamia. Egli però, come profeta del Signore, sa di dover portare la speranza al suo popolo. Perciò è sicuro che l'umiliazione non sarà definitiva: Dio non lascia al male l'ultima parola. La drammatica situazione è presentata da Isaia come un'umiliazione, permessa dal Signore, come un trionfo dell' oscurità sulla luce.
Così il profeta Isaia garantisce al suo popolo:
- Nel luogo più compromesso per la presenza di popolazioni pagane, Dio porterà la sua vittoria e infonderà coraggio e luce.
- la gioia di una presenza e di una luce fedele anche nelle tenebre per il popolo, che cammina senza perdersi d'animo;
- la prospettiva di un mondo dove viene abbattuta ogni violenza perché il povero ritrova la sua dignità;
- l'abbondanza del raccolto che viene goduto da un popolo in festa e non nella chiusura di un egoismo particolare.
Insomma il profeta gioioso annuncia una primavera di vita che ha in Dio la sua origine.
1 Corinzi 1,10-13.17
Vi esorto pertanto, fratelli, per il nome del Signore nostro Gesù Cristo, a essere tutti unanimi nel parlare, perché non vi siano divisioni tra voi, ma siate in perfetta unione di pensiero e di sentire. Infatti a vostro riguardo, fratelli, mi è stato segnalato dai familiari di Cloe che tra voi vi sono discordie. Mi riferisco al fatto che ciascuno di voi dice: «Io sono di Paolo, «Io invece sono di Apollo, «Io invece di Cefa, «E io di Cristo.
È forse diviso il Cristo? Paolo è stato forse crocifisso per voi? O siete stati battezzati nel nome di Paolo?
Cristo infatti non mi ha mandato a battezzare, ma ad annunciare il Vangelo, non con sapienza di parola, perché non venga resa vana la croce di Cristo.
A Corinto la vita della comunità è penosa: ci sono discordie scandalose, sono sorti partiti che si richiamano al nome di un apostolo (qualcuno si gloria di appartenere a Pietro, altri ad Apollo, altri a Paolo...); sui comportamenti morali ci sono dissolutezze di cui si vergognerebbero persino i pagani; nelle celebrazioni eucaristiche ogni gruppo si isola e si disinteressa degli altri; non parliamo poi delle invidie, delle critiche, delle mormorazioni...
Deluso e preoccupato, Paolo forse pensa al fallimento di tutta la sua missione evangelizzatrice, ma poi si riprende e decide di scrivere ai cristiani di Corinto. E così che è nata la lettera che ci viene proposta oggi e nelle domeniche successive.
Il primo argomento che affronta riguarda i dissidi, i contrasti, la nascita di partiti in quella comunità ed è il brano ripreso nella lettura di oggi. «Cristo è stato forse diviso? Forse Paolo è stato crocifisso per voi, o è nel nome di Paolo che siete stati battezzati?» (v. 13). Sono parole dure che rivelano la gravità della situazione e le fazioni che dividono la giovane chiesa e rischiano di vanificare l'annuncio del Vangelo di Cristo.
A provocare discordie erano, allora come oggi, gli egoismi, il desiderio di dominare, di prevalere, di imporsi agli altri. Paolo chiarisce: gli apostoli non sono dei padroni, ma dei servi; non sono loro i salvatori, il Salvatore è uno solo, Cristo. Il loro compito è quello di annunciare il Vangelo.
Dal vangelo di Mt 4,12.23
Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia:
Terra di Zàbulon e terra di Nèftali,
sulla via del mare, oltre il Giordano,
Galilea delle genti!
Il popolo che abitava nelle tenebre
vide una grande luce,
per quelli che abitavano in regione e ombra di morte
una luce è sorta.
Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».
Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.
Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo.
L'evangelista Matteo non si limita ad annotare il cambiamento di resi­denza di Gesù, accompagna l'informazione con il richiamo a un testo della Scrittura, (prima lettura). Per comprenderne il significato va tenuto presente che la Galilea era abitata da israeliti considerati da tutti come dei semipagani, perché nati dall'incrocio di vari popoli. I giudei di Gerusalemme li disprezzavano perché li ritenevano poco istruiti, ignoranti della legge, corrotti nei costumi e poco osservanti delle disposizioni rabbiniche. Erano guardati con diffidenza anche a causa delle loro tendenze sovversive in campo politico.
In questa regione situata ai margini della terra santa, in questa «Galilea dei pagani» (v. 15), Gesù inizia la sua missione e, con questa sua scelta, indica chi sono i primi destinatari della sua luce, non i giudei puri, ma gli esclusi, i lontani.
Mi ha colpito leggendo e rileggendo questo brano il movimento di Gesù in questo inizio del suo apostolato:
si ritirò nella Galilea, scelta per un popolo odiato e disprezzato
lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, si avvera la profezia di Isalia;
Da allora Gesù cominciò a predicare, non perde tempo;
Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, sceglie alcuni pescatori che lo seguiranno subito;
Andando oltre, vide altri due fratelli, si ripete la scena;
Gesù percorreva tutta la Galilea insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo.
Sembra che Gesù non si fermi un istante, sente la necessità di annunciare il Regno di Dio, chiamare alla conversione:«Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».
Dirà più avanti che il Figlio dell'uomo non ha dove posare il capo, non pensa a se stesso, ma alla missione affidatagli dal Padre.
Convertitevi, Gesù vuole cambiare radicalmente modo di pensare e di agire, chi è nelle tenebre deve volgersi verso la luce, la Luce che è arrivata sulla terra.Con le stesse parole di Giovanni Battista, dando un senso di continuità, inizia a richiamare l’attenzione del popolo: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».
Convertitevi! Il pentimento è la prima condizione per potere ascoltare e ricevere la Parola nell’umiltà che diventa devozione, riflessione, testimonianza.
Nella seconda parte del brano è raccontata la vocazione dei primi quattro discepoli.
Non è il resoconto della chiamata dei primi apostoli ma è un brano di catechesi che vuole far comprendere cosa comporta per il discepolo dire sì a Cristo che invita a seguirlo.
Chi è chiamato deve rendersi conto che non gli sarà concesso alcun riposo, che non ci sarà alcuna sosta lungo il cammino. Gesù vuole essere seguito giorno e notte e per tutta la vita, non ci sono momenti in cui si è dispensati dagli impegni assunti.
La risposta poi dev'essere pronta e generosa come quella di Pietro, Andrea, Giovanni e Giacomo che “subito, lasciate le reti, la barca e il padre lo seguirono”.
Termino rubando a Mariella parte del suo commento nel 2014 del brano di vangelo:
La persona di Gesù emanava veramente un fascino straordinario, assolutamente unico, capace di far vibrare le corde nascoste del cuore umano.
Incontrando il Suo sguardo, quei primi discepoli, capirono sicuramente di essere infinitamente amati, e sentirono che valeva la pena di lasciare tutto per continuare a incontrare quello sguardo e sentire quella voce.
Ecco Dio entra anche nella nostra personale storia, a noi discepoli di oggi, per rinnovare il suo invito, Egli chiama ancora e anche oggi chiede una risposta generosa e immediata.
Non vuole tentennamenti, non vuole compromessi, non vuole mezze misure. Vuole la nostra disponibilità a lasciarci trasformare dal suo amore, per poter noi stessi trasformare il mondo
La conversione, alla quale siamo invitati, ci introduce in uno stile di vita singolare, in una nuova mentalità dove le cose vengono viste con gli occhi della fede e non con quelli della carne, con lo spirito di chi "appartiene" a "Qualcuno" e che non si vive in maniera isolata.
Il tempo del silenzio, dell'individualismo e del nascondimento è terminato, inizia il tempo dell'amore fraterno, dell'unità.

sabato 14 gennaio 2017

E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio»


« Io ti renderò luce delle nazioni, perché porti la mia salvezza fino all'estremità della terra».
15 febbraio 2017 – ANNO A - 2da Domenica T.O.
Giovanni il Battezzatore, che ha accompagnato la nostra attesa del Messia durante l’Avvento e che domenica scorsa abbiamo incontrato al battesimo di Gesù, oggi si manifesta quale "testimone di Gesù ,Agnello, Servo di Dio e Figlio di Dio.
Il profeta Isaia parla ancora del Servo di Dio, rivolgendosi a Israele sul quale Dio ha manifestato la sua gloria.Sappiamo che il Servo del brano, in realtà, è il Figlio di Dio
L'apostolo Paolo, ormai nel pieno del suo apostolato augura alla Chiesa di Corinto “grazia e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo!”
Possiamo affermare che la liturgia di oggi, seconda domenica del Tempo ordinario, ci invita ancora una volta a riflettere sul mistero del Messia. Isaia annuncia protezione al Servo di Dio, luce delle nazioni. L'apostolo Paolo augura grazia e pace alla chiesa di Corinto, mentre l'evangelista Giovanni presenta la testimonianza di Giovanni Battista: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo». E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio”.
Le profezie di Isaia trovano conferma nella testimonianza di Giovanni Battista e di Giovanni apostolo. L'apostolo Paolo è la voce della vita nella fede dei primi cristiani, “coloro che sono stati santificati in Cristo Gesù”: a questi augura grazia e pace.
Dal libro del profeta Isaia Is 49,3,5-6

Il Signore mi ha detto:
«Mio servo tu sei, Israele,
sul quale manifesterò la mia gloria».
Ora ha parlato il Signore,
che mi ha plasmato suo servo dal seno materno
per ricondurre a lui Giacobbe
e a lui riunire Israele
– poiché ero stato onorato dal Signore
e Dio era stato la mia forza –
e ha detto: «È troppo poco che tu sia mio servo
per restaurare le tribù di Giacobbe
e ricondurre i superstiti d’Israele.
Io ti renderò luce delle nazioni,
perché porti la mia salvezza
fino all’estremità della terra».
 
In questo periodo di gioia e di feste forse non abbiamo pensato molto alle difficoltà dell'annuncio del Regno di Dio. Abbiamo visto e parlato di luce e ci ritorniamo ancora oggi per sottolineare che esistono anche le tenebre, spesso nascoste, da superare con tanta speranza, fede e amore. Le tenebre dividono, nascondono, non amano la luce; le tenebre non vogliono conoscere la luce. Israele è stato un servitore infedele, non ha riconosciuto Gesù, luce delle nazioni.
È troppo poco che tu sia mio servo per restaurare le tribù di Giacobbe ...”, ci dice Isaia, non basta uno spiraglio di luce quando un grido si leva dall'oscurità, dal deserto delle nostre esistenze: "Dio, Dio, dove sei...? o peggio negare la sua esistenza.
Ricordiamo il grido di Gesù nella sua desolazione durante la passione: “Padre, perché mi hai abbandonato?”
I vers. 5 e 6, ci assicurano che, malgrado questo fallimento apparente, Gesù vedrà il frutto del travaglio dell'anima sua.
Il «servo del Signore» è stato plasmato da lui fin «dal seno materno» ; Dio gli ha affidato una missione nei confronti di Israele e verso le genti. Tale missione comporta fatica, sofferenza, morie, ma Dio non lo ha abbandonato come sembra ad uno sguardo superficiale, ma è con lui proprio nel momento della sofferenza, mentre il successo è sì promesso, ma differito ad altro tempo.
La luce non mancò a Gesù, reso luce delle nazioni dal Padre al posto del popolo eletto infedele, porterà la salvezza fino alle estremità della terra: Gesù è la Luce, che dà vita e fa crescere, dona pace. Soltanto Gesù ci dà sicurezza e salvezza.
Il profeta l'aveva preannunciato: Io ti renderò luce delle nazioni, perché porti la mia salvezza fino all'estremità della terra”.
Dalla prima lettera ai Corinzi : 1Cor 1,1-3
Paolo, chiamato a essere apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio, e il fratello Sòstene, alla Chiesa di Dio che è a Corinto, a coloro che sono stati santificati in Cristo Gesù, santi per chiamata, insieme a tutti quelli che in ogni luogo invocano il nome del Signore nostro Gesù Cristo, Signore nostro e loro: grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo!
Ai cristiani di Corinto Paolo augura anzitutto, come in tutte le sue lettere, “grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo” (v. 3).
Augurare la pace, che nell'orizzonte biblico è un bene grande comprensivo di tutti gli altri beni donati da Dio, è un modo tipico di salutare ebraico che si e mantenuto dai tempi biblici fino ad oggi. Gesù risorto appare ai suoi augurando loro la pace.
Grazia è il favore di Dio assolutamente libero da ogni condizionamento, favore strettamente legato alla sua misericordia.
Mediante questo adattamento e la fusione di due diversi modi di salutare, Paolo esprime la pienezza dei doni messianici, che consistono nella grazia di Dio e nella pace personale e universale. Egli invoca questi doni anzitutto da parte di Dio Padre, e poi dal Signore Gesù Cristo per la Chiesa di Corinto e oggi a noi, uomini e donne del ventunesimo secolo: Dio è la fonte di ogni grazia che dispensa mediante il suo Figlio Gesù.
Dal vangeleo secondo Gv 1,29-34
Il giorno dopo, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l'agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: «Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me». Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell'acqua, perché egli fosse manifestato a Israele».
Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell'acqua mi disse: «Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo». E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».
Questo brano è stato preso dal vangelo dell'apostolo ed evangelista Giovanni. Per capire meglio il significato di quanto riportato conviene leggere tutto il brano, capitolo 1,19-34. Il giorno prima Giovanni aveva incontrato alcuni sacerdoti e leviti inviati dai Giudei e dai farisei per interrogarlo.
I due Giovanni testimoniano e riconoscono il Cristo annunciato dai profeti: l'agnello, il servo di Jahvè, l'agnello condotto al macello, la pecora muta di fronte ai suoi tosatori, la vittima dell'espiazione che si fa carico del peccato del mondo per vincere il male del mondo.
L'uomo può combattere e vincere il male che è nel mondo solo in parte, ma per vincere il male che è del mondo ci vuole una potenza superiore. Lo aveva annunciato Isaia: “È troppo poco che tu sia mio servo per restaurare le tribù di Giacobbe e ricondurre i superstiti d’Israele” riferendosi al popolo ebreo. Ci vuole un intervento divino che rompendo le tenebre riempie il mondo di Luce: è stato possibile al Padre.
Io ti renderò luce delle nazioni,
perché porti la mia salvezza
fino all’estremità della terra».
 

In realtà Gesù non "toglie" il peccato, ma lo assume su di sé, accetta di entrare nel progetto di redenzione per tutti, ma proprio tutti.
La testimonianza del Battista si conclude con la proclamazione di Gesù «Figlio di
Dio». Tale riconoscimento non è frutto di conoscenza umana, ma è conseguenza del
dono dello Spirito. Infatti Giovanni dichiara di non aver conosciuto la persona di Gesù nella profondità del suo mistero di Figlio di Dio, se non dopo aver vistolo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui”.

Se imparassimo a leggere il Primo Testamento alla luce del Nuovo saremmo colti anche noi, come il Battista, dall'emozione per un Dio che ama talmente l'essere umano da assumerne su di sé il peccato, per togliere il velo, svelare la violenza, le tenebre che ci avvolgono.
Saremmo capaci come il Battista, con l'aiuto dello Spirito Santo di additare Lui, il Cristo e la sua Liberazione al popolo di Israele, a tutte le nazioni, saremmo come l'apostolo prediletto da Gesù testimone di Giovanni e delle Scritture antiche.

Noi Chiesa, la Chiesa dei due Giovanni, del Battezzatore e dell'Evangelista, dobbiamo additare il Cristo come necessità della nostra anima. Non additare noi stessi, la nostra cultura, i segni esteriori ed effimeri del nostro potere, non la preoccupazione per la difesa delle forme storicamente acquisite dell'istituzione... ma additare Lui, il Cristo, che ci ha rivelato l'amore tenero e infinito del Padre, nell'ascolto dello Spirito come Giovanni:
«Ecco l'agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: «Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me». Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell'acqua, perché egli fosse manifestato a Israele».
Noi dobbiamo essere Chiesa di salvezza che addita il Cristo agli uomini e alle donne con la propia testimonianza e la presenza in noi dello Spirito Santo.

Enzo Bianchi così descrive in un commento “l'agnello di Dio”:
Nella letteratura giovannea “agnello di Dio” è un titolo relativo a Gesù, che nell’innocenza di chi non ha peccato, nella mitezza di chi non ha mai commesso violenza, prende su di sé e quindi toglie da noi il peso del nostro cattivo operare, l’ingiustizia di cui tutti siamo responsabili. Questa la liberazione radicale che ci ha portato Gesù, l’Agnello della Pasqua unica e definitiva, l’Agnello che ci riconcilia con Dio per sempre.

martedì 10 gennaio 2017

«Ecco il mio servo che io sostengo, il mio eletto di cui mi compiaccio".


In quel giorno nel Giordano era presente tutta la Santissima Trinità.
 
8 gennaio 2017 – Anno A - BATTESIMO DEL SIGNORE




La domenica successiva all’epifania è dedicata al battesimo di Gesù.  La liturgia natalizia passa direttamente dall''infanzia di Gesù al suo battesimo, un battesimo, come sappiamo, di penitenza e di conversione; un battesimo che non ha il valore di quello che ci tramanderà poi Gesù, battesimo in Spirito Santo e fuoco.
Gesù inizia con il battesimo nel Giordano la sua vita pubblica tra gli uomini, come uno di loro, attraversando praticamente nel tempo la storia umana: Gesù non ha peccati da confessare, ma vuole testimoniare tutta la sua decisione nell'avviare una nuova e definitiva tappa del popolo di Dio. Giovanni battezzava nel fiume Giordano , strumento di purificazione e di preparazione all'era messianica.

Inoltre Gesù, accettando il battesimo di Giovanni, riceve ufficialmente l’investitura messianica. Lui è “il profeta”che non solo annuncia la salvezza in nome di Dio, ma è l’uomo-Dio, che la realizza. Lo Spirito santo scende su di lui e lo consacra con unzione sacerdotale, profetica e regale, per la sua azione di salvezza. Gesù è dunque l'eletto di Dio, il Figlio prediletto nel quale il Padre trova la sua compiacenza. In quel «servo», così lo annuncia Isaia, gli uomini devono riconoscere il vero messia.
La celebrazione pertanto del battesimo di Gesù è l'inizio di una celebrazione di un mistero di salvezza.

Il formulario liturgico di questa parte permette una approfondita catechesi sul contenuto del mistero in relazione al sacramento del battesimo e alla missione profetica del cristiano.

Le letture di questa domenica hanno la finalità di presentare Gesù ormai adulto, nella profezia di Isaia leggiamo le qualaità del Servo di Dio, Gesù, di cui il Padre si compiace; nella seconda è l'apostolo Pietro che conferma Gesù come Parola del Padre e Signore di tutti; l'evangelista Matteo racconta l'episodio del Battesimo di Gesù: una voce dal cielo ripeteva: Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento”.

Ricordiamo oggi una nuova rivelazione dopo quelle ai pastori del popolo ebreo, ai re magi rappresentanti di tutti i popoli: nel battesimo di Giovanni ci è svelata la rivelazione divina di Gesù, Gesù è Dio.
Quanto profondi e belli, se ci pensiamo, sono queste tre manifestazioni! Noi crediamo che Maria è la madre di Gesù-uomo-Dio, venuto al mondo non solo per il popolo eletto Israele ma per tutti i popoli. In quel giorno nel Giordano era presente tutta la Santissima Trinità.
 
Dal libro del profeta Isaia: Is 42, 1-4. 6-7



Così dice il Signore:
1 «Ecco il mio servo che io sostengo, il mio eletto di cui mi compiaccio.
Ho posto il mio spirito su di lui; egli porterà il diritto alle nazioni.
2 Non griderà né alzerà il tono,non farà udire in piazza la sua voce,
3 non spezzerà una canna incrinata, non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta;
proclamerà il diritto con verità.
4 Non verrà meno e non si abbatterà, finché non avrà stabilito il diritto sulla terra, le isole attendono il suo insegnamento...
...6 Io, il Signore, ti ho chiamato per la giustizia e ti ho preso per mano;
ti ho formato e ti ho stabilito come alleanza del popolo e luce delle nazioni,
7perché tu apra gli occhi ai ciechi e faccia uscire dal carcere i prigionieri,
dalla reclusione coloro che abitano nelle tenebre».

Questi primi versetti fanno parte del primo dei 4 brani, conosciuti come "canti del servo del Signore" in cui il profeta Isaia ispirato da Dio presenta questo servo come un profeta, oggetto di una missione, animato dallo Spirito che rivolge la sua parola ad un mondo per compiere la liberazione in favore di Israele e...di tutte le nazioni.
Isaia mette fortemente in luce l'origine divina della missione del Servo. Egli è l'eletto chiamato, sostenuto continuamente da Dio. Il suo compito è quello di manifestare la giustizia, cioè la fedeltà a Dio, a un popolo che si era allontanato da lui e per questo motivo si trovava in esilio. Libererà il popolo dalla schiavità, proclamerà il diritto con verità, ricondurrà Israele in quella terra che JHWH aveva promesso ai loro padri.

L'esortazione di Isaia al suo popolo è un annuncio che va oltre il rientro del popolo di Israele nella terra promessa. La liberazione di carattere politico presuppone una profonda liberazione interiore da tutte le idolatrie.

Il Servo di Dio è inviato “perché tu apra gli occhi ai ciechi e faccia uscire dal carcere i prigionieri,
dalla reclusione coloro che abitano nelle tenebre”.

 

Dagli Atti degli Apostoli: 10, 34-38

In quei giorni, Pietro prese la parola e disse: «In verità sto rendendomi conto che Dio non fa preferenze di persone, ma accoglie chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque nazione appartenga.
Questa è la Parola che egli ha inviato ai figli d’Israele, annunciando la pace per mezzo di Gesù Cristo: questi è il Signore di tutti.
Voi sapete ciò che è accaduto in tutta la Giudea, cominciando dalla Galilea, dopo il battesimo predicato da Giovanni; cioè come Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nàzaret, il quale passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui».

Il racconto di Luca negli atti degli apostoli presenta Pietro al quale non doveva essere stato facile comoprendere che il Vangelo era proprio destinato a tutte le genti. Il problema era conciliare le rigide norme di purezza rituale degli ebreo e i contatti con i pagani. Altrove Paolo (Gal 2,11-16) rinfaccerà a Pietro di incontrare i pagani di nascosto dagli ebrei proprio a causa della fatica di conciliare questi due gruppi di cristiani. Ricordo che siamo nei primi anni del cristianesimo, e le difficoltà a capire esaurientemente la volontà, le parole gli esempi e i segni di Gesù.

Le sue parole ci indicano un ripensamento, comprende che Dio non fa preferenze di persone, che accoglie chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque nazione appartenga. La giustizia non viene da un diritto di nascita (nobiltà, ricchezza) ma dalla disponibilità ad accogliere e seguire la parola di Dio.


Con un lungo salto nel tempo, ci lasciamo alle spalle il bimbo appena nato che i Magi hanno adorato domenica scorsa, e ci spostiamo sulle rive del fiume Giordano. Già da tempo, proprio qui, Giovanni, il cugino di Gesù, figlio di Elisabetta e Zaccaria, sta predicando il suo invito alla conversione. Tante persone rispondono al richiamo di Giovanni Battista e vanno da lui, al Giordano, per ricevere il Battesimo.
Arriva anche Gesù e si unisce agli altri pellegrini che chiedono di essere battezzati. Sta insieme a tutti, uno fra i tanti, senza farsi notare. Un piccolo diverbio con Giovanni che poi cede e battezza Gesù. Il battesimo che Gesù riceve da Giovanni non è per il perdono o per la rinuncia al male, ma è il segno del completo cambiamento che sta cominciando nella vita di Gesù, dopo trenta anni di vita umile e silenziosa.
Un battesimo nel Giordano, un giorno qualunque, un uomo speciale è il battezzato. Ha un Padre meraviglioso che lo segue, lo guida, lo riempie di gioia e di amore, apre i cieli come in un giorno d'estate, chiaro e limpido, dirige il volo di una colomba sopra Gesù, colombra-Spirito di Dio. IL PADRE, dall'alto dei cieli fa sentire la sua voce presentando al popolo presente il suo unico Figlio a cui ha affidato una grande missione e che “Non verrà meno e non si abbatterà, finché non avrà stabilito il diritto sulla terra.


Dal vangelo secondo Matteo 3,13-17

In quel tempo, Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui.
Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare.
Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».







giovedì 5 gennaio 2017

Àlzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla sopra di te.



6 Gennaio 2017 Anno A- EPIFANIA DEL SIGNORE

Manifestazione di Gesù, Luce e Salvatore per tutti i popoli della terra



In questo giorno di manifestazione di Gesù al mondo ascolteremo tre brani: il primo del profeta Isaia che annuncia l'arrivo nel mondo di un nuovo mistero che arrecherà gioia e cambiamenti; nel secondo brano è l'apostolo Paolo che chiarisce la profezia di Isaia rivelando il mistero nascosto; infine l'evangelista Matteo conferma che quel mistero non si rifierisce soltanto al popolo di Israele ma a tutti i popoli.

Isaia si rivolge a Gerusalemme e profetizza per lei il tempo della gloria, fine della schiavitù. Gerusalemme è la grande città di Davide, luogo della presenza del Signore, segno della protezione di Dio che ama il suo popolo.
Quando su tutto il resto della terra ancora regneranno le tenebre, una grande luce brillerà sulla città del Signore. 
Essa diventerà luce per le nazioni e centro di attrazione di tutti i popoli. Caratteristica di questa festa è la Luce che investirà il mondo, luce non consosciuta, San Paolo parla di mistero, ma adesso rivelata al popolo di Dio e con lui a tutti i popoli della terra, che verranno e guarderanno a Gersuaselmme come centro di irrradiazione della Luce.
Festeggiamo oggi l'universalità della salvezza per tutti i popoli, manifestatasi con Gesù.

Gesù sarà luce e gloria. Lo dirà Simeone quando Maria e Giuseppe porteranno Gesù al tempio per la presentazione: "Ora lascia, o Signore, che il tuo servo se ne vada in pace secondo la tua parola, poiché i miei occhi han visto la tua salvezza che hai preparato davanti a tutti i popoli, luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele" (Lc 2,29-32).

Dal libro di Isaia 60,1-6

Àlzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla sopra di te.
Poiché, ecco, la tenebra ricopre la terra, nebbia fitta avvolge i popoli;
ma su di te risplende il Signore, la sua gloria appare su di te.
Cammineranno le genti alla tua luce, i re allo splendore del tuo sorgere.
Alza gli occhi intorno e guarda: tutti costoro si sono radunati, vengono a te.
I tuoi figli vengono da lontano, le tue figlie sono portate in braccio.
Allora guarderai e sarai raggiante, palpiterà e si dilaterà il tuo cuore,
perché l'abbondanza del mare si riverserà su di te, verrà a te la ricchezza delle genti.

Il mistero di cui Paolo è annunciatore nella sua lettera agli Efesini è il dono della salvezza per tutti i popoli, salvezza che è liberazione dalla schiavitù del peccato e passaggio alla vita eterna in Dio. In Gesù ogni uomo è chiamato a far parte del corpo mistico di Cristo e ad essere partecipe delle promesse fatte ai padri. Dopo la nascita del Figlio anche noi siamo figli, legati al Padre da una promessa d’amore e di salvezza .

Quel mistero era nascosto, non rivelato, e solo con Gesù si è manifestato e grazie allo Spirito Santo continua ad essere rivelato agli apostoli e ai profeti, cioè coloro che sono chiamati a diffonderlo in tutto il mondo.L'elemento fondamentale di questo mistero è che con la morte e risurrezione di Gesù tutti i popoli sono chiamati ad essere come il popolo di Israele, popolo eletto, popolo erede delle promesse divine. Gesù è il centro verso cui converge tutta la storia dei popoli.

Dalla lettera agli Efesini 3,2-3-3a.5-6 : 
  Penso che abbiate sentito parlare del ministero della grazia di Dio, a me affidato a vostro favore: per rivelazione mi è stato fatto conoscere il mistero, di cui vi ho già scritto brevemente...
..Esso non è stato manifestato agli uomini delle precedenti generazioni come ora è stato rivelato ai suoi santi apostoli e profeti per mezzo dello Spirito: che le genti sono chiamate, in Cristo Gesù, a condividere la stessa eredità, a formare lo stesso corpo e ad essere partecipi della stessa promessa per mezzo del Vangelo,


La visita dei Magi a Gesù ancora in fasce è un episodio dai molti significati. Il messaggio del Vangelo è rivolto a tutti i popoli. Tutta l’umanità, infatti, è chiamata alla salvezza in Gesù. Il viaggio di sapienti provenienti da paesi lontani, inoltre, è segno del fatto che ogni ricerca autentica e appassionata della verità intrapresa dall’uomo porta a Dio. In contrasto con i Magi stanno le figure di Erode e dei sacerdoti: pur abitando vicino al luogo dove nasce Gesù essi non ricercano la verità, e dunque non sono capaci di mettersi in cammino.

Dal vangelo Mt 2,1-12

Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov'è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». All'udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta:
E tu, Betlemme, terra di Giuda,
non sei davvero l'ultima delle città principali di Giuda:
da te infatti uscirà un capo
che sarà il pastore del mio popolo, Israele
».

Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l'avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch'io venga ad adorarlo».

Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un'altra strada fecero ritorno al loro paese.


martedì 3 gennaio 2017

Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore.



1 gennaio 2017 : MARIA SANTISSIMA MADRE DI DIO

Tutte le generazioni mi chiameranno beata, perché grandi cose mi ha fatto l'onnipotente»


Secondo gli studiosi sarebbe questa la più antica festa mariana con officiatura. La celebrazione odierna sovraccarica spesso i temi, sovrapponendo una festa mariana con quella ideologica del capodanno civile, abolendo di fatto la Circoncisione del Signore, che è di gran lunga il tema principale dell'Evangelo del giorno.
Tutte le chiese d'oriente e d'occidente si sono sempre compiaciute di onorare la santissima madre di Dio, la theotokos. Le prime feste mariane che la tradizione liturgica ricorda gravitano intorno al natale o al 15 agosto.
A partire dal concilio di Efeso (431), il culto verso Maria crebbe mirabilmente in venerazione e amore, in preghiera e imitazione; venerandola come madre di Dio.
La maternità divina è all'origine di ogni privilegio di Maria.
Questa dignità è unica: la vergine ha concepito e partorito il Verbo di Dio secondo la carne, perciò può essere chiamata in verità madre di Dio.
Ella non è soltanto madre del corpo di suo Figlio, ma è a pieno titolo la madre di questo Figlio che è Dio. L'essenziale di questa maternità è la relazione personale con Dio, che troviamo in Maria ad un livello unico di profondità....
...Maria, perciò, è al di sopra di ogni creatura e la Chiesa la venera e la ama, attuando le parole profetiche:
«Tutte le generazioni mi chiameranno beata, perché grandi cose mi ha fatto l'onnipotente» (Lc 1, 48).” ( da Qumran2.net)

La liturgia odierna è basata su una festa ideologica, civile per cui affronta ricchi temi che si sovrappongono. La prima lettura riporta la benedizione sacerdotale sul popolo ordinata da Dio a Mosè , con una conseguenza perenne, deve essere sempre la stessa, è il Signore stesso che benedice il suo popolo per mezzo dei sacerdoti che pongono il nome divino sopra i figli d'Israele, oggi il nuovo popolo di Dio. Ricordiamo che la benedizione biblica torna sempre su cuolui che benedice e unisce a lui il benedetto. Il nuovo anno non poteva incominciare in modo migliore.


Dal libro dei Numeri 6,22.27
Il Signore parlò a Mosè e disse: «Parla ad Aronne e ai suoi figli dicendo: «Così benedirete gli
Israeliti: direte loro:
Ti benedica il Signore e ti custodisca.
Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia.
Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace».
Così porranno il mio nome sugli Israeliti e io li benedirò».


Il secondo tema è la festa di Maria Madre di Dio, siamo in periodo natalizio, ed è l'apostolo Paolo a parlarci di Gesù, nato da donna, che viene a riscattare l'umanità affinché ricevesse l'adozione a figli, attraverso lo Spirito del Figlio che Dio mandò nei nostri cuori. Siamo liberati dalla schiavitù del peccato, divcentati figli di Dio.

Dalla lettera di Paolo apostoli ai Galati 4,4-7

Ma quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la Legge, per riscattare quelli che erano sotto la Legge, perché ricevessimo l'adozione a figli. E che voi siete figli lo prova il fatto che Dio mandò nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio, il quale grida: «Abbà! Padre!». Quindi non sei più schiavo, ma figlio e, se figlio, sei anche erede per grazia di Dio. Siamo incorporati nella storia della salvezza come figli di Dio e di sua Madre Maria.

Il terzo tema è la nascita di Gesù e la visita dei pastori nella grotta di Betlemme, la loro gioia, i loro sentimenti espressi a tutti coloro che incontravano che rimanevano stupiti. Mi pare di vedere la scena e immedesimarmi in essa, e provare tanta gioia. Non è questo l'ambiente descritto dall'evangelista?
Ancora poche parole su Maria, madre di Gesù. Poche parole ma di altissimo valore storico, umano, divino: “Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore”. Mi immagino Maria, nostra Madre, seduta accanto alla mangiatoria, in silenzio, adorando e cercando di capire tutto quello che sstava succedendo. Da queste riflessioni e le altre che seguiranno seguendo il Figlio,la madre di Gesù, trarrà forza nei suoi dolori e si preparerà per assistere ognuno di noi.




Dal vangelo di Luca 2,16-21

Andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore. I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com'era stato detto loro. 
 

Maria, perciò, è al di sopra di ogni creatura e la Chiesa la
venera e la ama, attuando le parole profetiche:
«Tutte le generazioni mi chiameranno beata, perché grandi cose mi ha fatto l'onnipotente» (Lc 1, 48).”