sabato 26 novembre 2016

Nell'attesa di una festa: la nascita di Gesù (1)


Attendere la festa di Natale, nascita di Gesù, come faremmo per la sua seconda venuta.



Le tre letture di questa prima domenica di avvento sono:
- un'accusa al popolo ebreo che ha abbandonato il Signore, il brano di Isaia;
- una esortazione alla fedeltà verso il Signore Gesù, l'apostolo Paolo;
- il brano di Vangelo è un invito a vegliare in attesa della venuta del Figlio dell'uomo.

DAL LIBRO DEL PROFETA ISAIA 1,1-5
Visione che Isaia, figlio di Amoz, ebbe su Giuda e su Gerusalemme al tempo dei re di Giuda Ozia, Iotam, Acaz ed Ezechia.
Accusa al popolo che ha abbandonato il Signore
Udite, o cieli, ascolta, o terra, così parla il Signore:«Ho allevato e fatto crescere figli,
ma essi si sono ribellati contro di me.
Il bue conosce il suo proprietario e l'asino la greppia del suo padrone,
ma Israele non conosce, il mio popolo non comprende».
Guai, gente peccatrice, popolo carico d'iniquità! Razza di scellerati, figli corrotti!
Hanno abbandonato il Signore, hanno disprezzato il Santo d'Israele,si sono voltati indietro.
Perché volete ancora essere colpiti, accumulando ribellioni? Tutta la testa è malata, tutto il cuore langue.



La visione di Isaia vede il popolo ebreo che ha abbandonato il Signore, lo ha sconosciuto e disprezzato voltandogli le spalle. Peggio delle bestie che conoscono sempre il loro padrone e gli sono fedeli:”Il bue conosce il suo proprietario e l'asino la greppia del suo padrone, ma Israele non conosce, il mio popolo non comprende”.

Isaia parla anche a noi in questa prima domenica di attesa in cui pensiamo già al Natale. Il solo pensiero della festa ci riempie di gioia, non turbiamo questa gioia immergendoci fantasiosamente in una festa profana perchè non lo è. Isaia ci ricorda che siamo figli di Dio, lui ci ha allevati con amorevolezza, non dimentichiamo che da Lui dipendiamo, non ignoriamo che ci ha amati per primi, ha perdonato i nostri peccati, non ci ha minacciati come ha fatto per Israele.

Nella seconda lettura Rom 13,11-14 l'apostolo Paolo, siamo nel nuovo testamento in cui Gesù ha completato la legge antica consegnata al suo popolo eletto, non abolita. Noi siamo depositari di questo completamento operato da Gesù, siamo i discepoli del Maestro Gesù. Le parole di Paolo sono per noi in modo particolare come lo furono per i primi cristiani.

E questo voi farete, consapevoli del momento: è ormai tempo di svegliarvi dal sonno, perché adesso la nostra salvezza è più vicina di quando diventammo credenti. La notte è avanzata, il giorno è vicino. Perciò gettiamo via le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce. Comportiamoci onestamente, come in pieno giorno: non in mezzo a orge e ubriachezze, non fra lussurie e impurità, non in litigi e gelosie. Rivestitevi invece del Signore Gesù Cristo e non lasciatevi prendere dai desideri della carne”.


L'invito dell'Apostolo a gettare via le opere delle tenebre e indossare le armi della luce completa la visione di Isaia, ci parla di conversione. Questo tempo di attesa per la venuta del Signore Gesù, è tempo di darci una mossa e svegliarci per ricevere degnamente Colui che viene.”Rivestitevi invece del Signore Gesù Cristo e non lasciatevi prendere dai desideri della carne”. Rivestirsi del mistero del Signore Gesù significa fare di esso il punto fondamentale della propria e altrui esistenza. La storia, la nostra storia di discepoli deve diventare luogo per realizzare il Regno di Dio.
Come accoglieremo Gesù fattosi uomo, celebrando il suo compleanno? Rivestiamoci del Signore Gesù Cristo e non lasciamoci prendere dai desideri della carne, da quel fascino fasullo del mondo pagano.


Dal vangelo secondo Mt 24,37-44
Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell'uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell'arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell'uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l'altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l'altra lasciata.Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell'ora che non immaginate, viene il Figlio dell'uomo
E questo voi farete, consapevoli del momento: è ormai tempo di svegliarvi dal sonno, perché adesso la nostra salvezza è più vicina di quando diventammo credenti. La notte è avanzata, il giorno è vicino. Perciò gettiamo via le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce. Comportiamoci onestamente, come in pieno giorno: non in mezzo a orge e ubriachezze, non fra lussurie e impurità, non in litigi e gelosie. Rivestitevi invece del Signore Gesù Cristo e non lasciatevi prendere dai desideri della carne.
Nel Vangelo appare chiaramente l'esortazione di Gesù alla vigilanza in attesa della sua seconda venuta, alla fine dei tempi di cui nessuno conosce il giorno e l'ora. La fine dei tempi avverrà nel quotidiano che diventerà, in un colpo d'occhio, improvvisamente “eternità”

La venuta del Signore è imprevedibile, di qui la necessità della vigilanza.
Gesù paragona gli uomini di questa generazione, cioè di coloro che vivono nella fase finale della storia (quindi anche noi) alla generazione dei tempi di Noè: essi vivevano nella spensieratezza totale delle cose che incombevano su di essi: mangiavano, bevevano, prendevano moglie e marito. Nel paragone è messa in evidenza la autocoscienza e il godimento della vita come fondamento della propria sicurezza, non la legge di Dio.
Il cristiano non deve lasciarsi sorprendere da un avvenimento così imprevisto. Egli sa molto bene quello che lo attende e che la rapidità degli avvenimenti ultimi non permette di pensare alla conversione nell’ultimo momento. La generazione di Noè passò alla storia come la più corrotta di tutte . Non si fa menzione dei suoi peccati concreti, ma si costata solo il fatto: vivevano sicuri e felici e all’improvviso li sorprese il diluvio.
Anche oggi assistiamo a certi atteggiamenti di spensieratezza e di vita facile come nella generazione del diluvio. Da notare il comportamento di Noè come condotta di uomo di fede. Egli non aveva alcun indizio per dedurre la catastrofe che si avvicinava: si fidò unicamente della Parola di Dio e portò a compimento quella costruzione assurda in un paese arido, lasciandosi guidare solo dall’ordine che aveva ricevuto da Dio.
Oggi i cristiani siano come Noè, e non come i suoi contemporanei. Infatti, quando verrà il Figlio dell’uomo, si ripeterà quello che avvenne allora: uno “sarà preso”, perché appartiene a Cristo (Mt 10, 32-33) e l’altro “sarà lasciato”. E questo, senza preavvisi, nella piena vita di ogni giorno, nel lavoro, nei campi, o in casa.
A questo punto qualcuno potrebbe obbiettare: ma il Natale non è la fine del mondo! E' vero, ma il Salvatore del mondo non merita di essere ricevuto, ricordato nei nostri cuori puri di veri discepoli e fratelli in Dio?

Gesù, dopo aver parlato degli ultimi avvenimenti e della venuta del Figlio dell’uomo, da una visione collettiva degli avvenimenti passa ad un richiamo individuale.
Gesù parla ad ognuno di noi, ad ogni uomo. Gesù ci invita a riflettere, ci invita a fare un test personale di comportamento, un esame di coscienza.
Leggendo questo brano possiamo rimanere perplessi, pensierosi…forse dubbiosi…
Ovvero indifferenti…O ancora contenti se il nostro sguardo è rivolto alle cose beate che ci attendono…

Le parole di Gesù hanno dato una sveglia al mio torpore per farmi guardare in alto e sperare nella sua bontà?

Gesù invita ad una vigilanza come attesa operosa, consapevole della propria storia e dell’aspetto finale della stessa: cosa veramente mi attende? Cosa spero, cosa faccio? Credo ad un incontro importante desiderato del profondo del cuore?...
Tutte queste domande attendono una risposta, non domani ma oggi, in questo momento e domani alla stessa maniera: vuole dirci questo Gesù quando invita a tenerci pronti?

Essere pronti caratterizzerà il discepolo di Gesù, l’essere cristiano: non importa quando verrà, noi speriamo e crediamo nella sua promessa.


Nella prima venuta fu avvolto in panni nella mangiatoia, nella seconda è circondato di luce come d`un mantello. Nella prima subì la croce, subì disprezzi e vergogna; nella seconda viene sulle schiere degli angeli che l`accompagnano, pieno di gloria. Non fermiamoci dunque alla prima venuta solamente, ma aspettiamo anche la seconda”.
Cirillo di Gerusalemme, Catechesi battesimali, 15,1-4

martedì 19 luglio 2016

Tempo di vacanze, ricordiamoci di Dio




Siamo in periodo di vacanze, pensiamo al riposo, a divertirci, visitiamo luoghi nuovi e non senpre il
nostro pensiero è indirizzato al Creatore delle meraviglie che incontriamo. Questo articolo di don Luciano
ci invita alla riflessione, a scoprire le bellezze che ci circondano: a guardare attorno, in alto, lontano fino
all'orizzonte sia al mare che in montagna, per lodare le opere stupende che scopriamo, il prodigio di noi stessi nel mondo, creature di Dio.

La montagna sulla valle, di Don Luciano


In uno dei tanti campeggi in montagna disseminati durante la mia giovinezza, il cappellano si era
mosso in ritardo e aveva dovuto affittare sull'unico terreno rimasto. Avevamo messo le tende in una
lunga, stretta valle delle Dolomiti - pensavo fosse uno uno dei posti peggiori mai capitatomi.
Il sole penetrava in quella valle soltanto dopo le 10 di mattina e alle 4 del pomeriggio già spariva -
così era umido per gran parte del giorno. Persino la piccola contrada di quella valle mi sembrava
diroccata - uno di quei posti che ti mettono sentimenti di depressione. Ma un paio di giorni dopo
il nostro arrivo facemmo la prima lunga camminata - su per la montagna che sovrastava la valle.
E da lì ebbi la visione d'insieme. La valle era proprio bella - e persino quel pugno di case della
contrada non era poi male!

Quando riesci a vedere la valle dall'alto, quella visione panoramica fa sembrare diversa ogni cosa.
Devi tenerlo ben presente se in questo periodo della tua vita ti trovi a vivere dentro la valle.
E c'è una semplice parola di quattro lettere che rappresenta quella visione panoramica che cambia
l'aspetto di ogni cosa.

È scritta nel Salmo 138, al versetto 14: «Ti lodo, perché mi hai fatto come un prodigio;
sono stupende le tue opere, | tu mi conosci fino in fondo.»

Indovinata qual è la parola che cambia l'aspetto delle cose? La lode - cioè concentrare la tua
attenzione sulla grandezza del tuo Dio invece che sulla dimensione dei tuoi problemi, ricordando a te stesso le grandi cose
che il Signore ha fatto nella tua vita, celebrando Colui che controlla davvero ogni avvenimento.
«Cinque passeri non si vendono forse per due soldi? Eppure nemmeno uno di essi è dimenticato
davanti a Dio. Anche i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non temete, voi valete più di molti
passeri» (Luca 12,6-7).

La lode ha il potere di farti uscire dalla valle oscura. Se la tua valle oscura è una tentazione sappi
che nessuna tentazione resiste quando ti metti a lodare il tuo Signore: "Ti lodo e ti benedico Padre,
perché sto sperimentando la mia debolezza. Quando sono debole è allora che sono forte, perché
mi abbandono a Te. Lode a Te Maria, per avermi donato Gesù!"
La lode ti toglie di dosso i sentimenti negativi e lo scoraggiamento su cui spesso il diavolo
ama lavorare.

Scoraggiamento e depressione sono spesso le due montagne che rinchiudono la valle.
E il buio prolungato che esse provocano ostacolando il sole - spesso fanno emergere il tuo lato
oscuro, la paralisi spirituale, oppure ti causano il lasciarti andare. Fino a quando non ti decidi a
salire sulla montagna che ti porta più in alto - la Montagna della Lode.

Forse non ti senti di lodare il Signore, anzi non ne hai proprio voglia - significa allora che ne hai
davvero bisogno!
È una scelta cosciente, deliberata quella di cominciare a cantare le lodi di Dio invece dei tuoi l
amenti.

Comincia celebrando i modi in cui Dio si è fatto presente nei mesi scorsi e negli anni passati.
Guarda al progresso che hai fatto - da dove sei venuto, e non solo a quanta strada ti resta da fare.
Ringrazia Dio per le cose che non sono successe e che avrebbero potuto capitare. 

LodaLo per come Lui si è fatto presente nelle ultime 24 ore, nonostante le tue difficoltà. Comincia a elencare le cose che ti piacciono del Tuo Dio, le Sue promesse sulle quali fai affidamento e sulle quali confidi per andare avanti.

Quando sei dentro la valle e guardi a quello che ti sta intorno, ti senti sopraffatto e ti scoraggi. Ma se cominci a guardare la tua valle dalla Montagna della Lode, tutto cambia aspetto. E puoi avere quel rasserenante sguardo panoramico ogni volta che scegli di salire su quella Montagna.

Vi accompagno con la preghiera, sempre con riconoscenza e affetto

  don Luciano


martedì 28 giugno 2016

Quel fuoco che ti ha portato via così tanto ti darà anche nuova vita...

Il fuoco non è per distruggere l'oro ma per «raffinare» l'oro... toglierli le impurità... e aumentare il suo valore.


  

Ho già pubblicato alcuni articoli di don Luciano. Oggi, spulciando tra i suoi numerosi scritti, questo mi ha colpito e fatto riflettere più di altre volte. Spesso pensando al comportamento di una vita normale diamo più importanza alla creudeltà dei fatti che ci fanno soffrire, dimenticando di volgere lo sguardo verso Colui  che avendoci dato la vita, è sempre presente in noi pronto a spegnere il fuoco che ci tormenta e ridarci nuova vita. Questo è il senso di questo articolo di don Luciano: ci aiuti a risollevarci nei momenti bui con un fuoco che purifica e infiamma l'anima.

Brucio!  (1 Pietro 1, 6-7)

Il mese scorso - come capita ormai quasi ogni anno qui a Nakuru - una parte del Parco Nazionale è andata in fiamme. Dalle colline davanti a Boys Ranch e al Calabrian Shelter il fuoco divorava il bosco e il fumo intossicava l'aria. Di notte poi la visione del Parco che bruciava era dantesca. Quelle fiamme non erano certo una bella cosa. Ma in mezzo a quel disastro c'era pure una nota positiva. È  vero che decine di ettari di bosco andavano perduti - ma è anche vero che, alla lunga distanza, quel fuoco dava spazio a nuova vita. In qualche modo la natura si rinnovava attraverso quel fuoco - vecchi tronchi morti e alberi secchi venivano eliminati, e una nuova vita prendeva il posto della vecchia, più rigogliosa perché concimata dalle ceneri.

Dio sembra usare lo stesso principio nel Suo mondo - il fuoco che distrugge nello stesso tempo anche rinnova. Se ora stai attraversando un periodo di fuoco, è importante che tu faccia memoria di come Dio usa il fuoco. Se non lo fai, tutto quello che riesci a vedere è solo il danno, e finisci col perdere ogni speranza.

Può darsi che un incendio sia scoppiato recentemente nella tua famiglia... forse nella tua comunità... magari in parrocchia... nel tuo lavoro... nelle tue relazioni... o nella tua salute. Ed è fuori di dubbio che quel fuoco ha distrutto parecchio. Non si può non vedere o tacere il danno e la sofferenza che quell'incendio ha causato, ma la storia non è tutta lì.

In 1 Pietro 1, 6-7 Dio ci dice di come Lui vede l'azione del fuoco nella nostra vita. Dio dice: «Perciò siete ricolmi di gioia, anche se ora dovete essere un po' afflitti da varie prove, perché il valore della vostra fede, molto più preziosa dell'oro, che, pur destinato a perire, tuttavia si prova col fuoco, torni a vostra lode, gloria e onore nella manifestazione di Gesù Cristo».

Dio descrive le nostre prove come «fuoco». E continua dicendo che Lui applica quel fuoco solo a qualcosa che ha veramente valore - l'oro. Inoltre quel fuoco non è per sempre - è per «un po'». E fai attenzione a che cosa serve quel fuoco - non è per distruggere l'oro ma per «raffinare» l'oro... toglierli le impurità... e aumentare il suo valore.

Questo è come Dio vede il fuoco attraverso il quale stai passando in questo periodo. Per Lui sei così prezioso che ti vuole purificare, migliorare, e prepararti per grandi cose. Ma prima c'è il fuoco. Quel fuoco che ti ha portato via così tanto ti darà anche nuova vita, se stai vicino a Dio durante la prova e non ti allontani da Lui.

Che tipo di vita nuova Dio fa emergere dalle fiamme? Per prima cosa, Lui ti aiuta a focalizzare il resto della tua vita sulle cose che veramente contano. Ogni cosa nella vita va in una di queste due colonne - le cose che valgono davvero e quelle che non valgono. E molte volte noi confondiamo le due colonne. I momenti di lotta e di perdita ci aiutano a rimettere le cose nella giusta colonna. Ed è per questo che molte persone emergono dal fuoco ben temprate, più concentrate su Dio che su qualunque altra cosa al mondo.

In secondo luogo il fuoco spesso ti aiuta a capire su cosa hai fondato davvero la tua vita - non sul tuo lavoro, non sulla tua posizione, non sulle tue capacità, non sulla tua apparenza, ma sulla tua "imperdibile" relazione con Gesù. Le altre cose le puoi perdere, quella relazione no! Le fiamme spesso ti portano ad avere un rapporto nuovo con le persone che ami...
a volte tolgono croste che gli anni avevano fatto accumulare... e ti possono portare a una intimità col Signore che mai ti saresti persino immaginato di poter avere.

Sì, il fuoco distrugge. Ma, grazie a Dio, quella non è la fine della storia. Il fuoco anche rinnova!

Vi accompagno con la preghiera, sempre con riconoscenza e affetto


  don Luciano


da 
www.incontriconlaparola.com

giovedì 9 giugno 2016

Pregherò per te

Ci stanno a cuore i problemi degli altri?


Pregherò per te!
Questo è il titolo che ho dato io a questo articolo di don Luciano. Pregherò per te, vuol dire che c'è stato un incontro con qualcuno e prima con Qualcuno con lettera maiuscola: Dio. Potrebbe essere la fine di un incontro ovvero l'inizio di una nuova relazione, amicizia. Ma ascoltiamo don Luciano..
In Africa c'è un certo pudore a mostrare i propri sentimenti, è una questione culturale. Ma se c'è una cosa che non ho mai avuto paura di fare con i miei bambini è stato mostrar loro che li amavo veramente, a fatti e a parole - e loro hanno capito e ricambiato. Ogni giorno, a uno a uno, non mancavo mai di dire loro: "Ti voglio bene!" E loro me lo ridicevano. Quotidianamente c'era per tutti un abbraccio, una carezza, un bacio. C'era una intensa relazione di affetto tra noi - e chiunque veniva la percepiva chiaramente!

Quei gesti e quelle parole di affetto tra me e i miei bambini non erano manifestati per impressionare. Esprimevano invece il rapporto che c'era tra noi, e questo toccava il cuore delle persone. C'è qualcosa di potente che si scatena quando mostriamo alle altre persone il rapporto che abbiamo con qualcuno. Specialmente quando si tratta della relazione più importante della nostra vita - il tuo rapporto con Gesú. È una relazione di cui hanno disperatamente bisogno molte persone che ti circondano. La loro vita dipende da quella relazione.
Anche la Parola di Dio ha qualcosa da dirti a questo riguardo. In Atti degli Apostoli 16, 25 e seguenti, abbiamo un luminosissimo esempio di cosa succede quando mostriamo la nostra relazione con Gesú - altre persone vogliono anche loro conoscere Gesú. Dopo che Paolo e Sila sono stati picchiati e buttati in carcere per la loro testimonianza cristiana, sta scritto: «Verso mezzanotte Paolo e Sila, in preghiera, cantavano inni a Dio, mentre i carcerati stavano ad ascoltarli». Poco dopo, quando arriva la crisi sotto forma di un violento terremoto, sta scritto: «Il carceriere si precipitò dentro [la cella] e tremando si gettò ai piedi di Paolo e Sila; poi li condusse fuori e disse: "Signori, cosa devo fare per esser salvato?". Risposero: "Credi nel Signore Gesú e sarai salvato tu e la tua famiglia"». Li aveva sentiti cantare inni a Dio e pregare nella crisi della cella - ossia esprimere davanti a tutti la relazione che avevano con Gesú - e ha capito che doveva rivolgersi a quei due testimoni quando è sopraggiunta la sua crisi.

 
In tutti questi anni ho visto gente poco vicina alla Chiesa reagire con gioia a una promessa che quelli "di Chiesa" considerano scontata - "Pregherò per te!". Se hai a cuore il bene di chi ti sta intorno allora sai anche capire quando arriva la loro crisi, il terremoto che scombussola la loro vita. Forse sono venuti a raccontarti la preoccupazione che hanno per una persona della loro famiglia, un problema di salute, una sconfitta, una ferita, un problema economico. 
Quello è per te il momento di promettere loro che parlerai a Dio del loro problema.
E se fortunatamente sei da solo con loro, chiedi se non vorrebbero che cominciaste subito a pregare Dio insieme. Si tratta solo di chiedere gentilmente: "Vi dispiace se comincio a pregare subito, mentre siamo insieme?" L'ho fatto molte volte con chi si riteneva "lontano" dalla Chiesa. Nessuno mi ha mai detto no. Anzi, succede spesso che mentre prego vedo i loro occhi bagnarsi di lacrime.

Quella persona con cui stai pregando probabilmente non ha mai sentito nessuno in vita sua pregare per lui. Non ha mai sentito il suo nome portato davanti a Dio in preghiera. E, come Paolo e Sila, quando stai portando in preghiera quel loro problema davanti a Dio - stai annunciandogli che è possibile avere una relazione con Gesù. Dio può persino accenderti il semaforo verde dello Spirito Santo, e ispirarti a dire le parole giuste per quel momento.

Quando le ferite sono scoperte e fanno male c'è molta più gente disposta che si preghi per loro, che non noi a pregare per loro. A chiedere di pregare con loro non si perde niente, anche se l'altro ti risponde no. In ogni caso, tu hai mostrato che il loro problema ti sta a cuore. E inoltre hai testimoniato che hai una relazione di amore con Dio, quella stessa relazione che tu vorresti che abbia anche chi ami.

Vi accompagno con la preghiera, sempre con riconoscenza e affetto. don Luciano .

 

venerdì 3 giugno 2016

Il sogno di Dio per la famiglia

Spiritualità della cura, della consolazione e dello stimolo nella famiglia



Nell'esortazione alla famiglia Amoris laetitia di Papa Francesco c'è questo appunto sulla spiritualità della famiglia. Pochi punti che tracciano un cammino cristiano, al paragrafo 321, che divido per una lettura lenta e meditata, accompagnata da immagini...
Le domande che potremmo farci ad ogni punto potrebbero essere:
quanto vicini siamo,marito e moglie, a queste indicazioni profonde? Siamo covinti di far parte del sogno di Dio per noi?

  • «I coniugi cristiani sono cooperatori della grazia e testimoni della fede l’uno per l’altro, nei confronti dei figli e di tutti gli altri familiari».






  •  
    Dio li invita a generare e a prendersi cura. 

    Ecco perché la famiglia 

    «è sempre stata il più vicino “ospedale”».





  • Prendiamoci cura, sosteniamoci e stimoliamoci vicendevolmente, 
    e viviamo tutto ciò come parte della nostra spiritualità familiare. 




  • La vita di coppia è una partecipazione alla feconda opera di Dio, 

    e ciascuno è per l’altro una permanente provocazione dello 

    Spirito. 





  • L’amore di Dio si esprime «attraverso le 


    parole vive e concrete con cui l’uomo e la 

    donna si dicono il loro amore coniugale»





  • Così i due sono tra loro riflessi dell’amore divino che conforta con la parola, lo sguardo, l’aiuto, la carezza, l’abbraccio. 



  • Pertanto, «voler formare una famiglia è avere il coraggio di far parte del sogno di Dio, il coraggio di sognare con Lui, il coraggio di costruire con Lui, il coraggio di giocarci con Lui questa storia, di costruire un mondo dove nessuno si senta solo». 





lunedì 30 maggio 2016

Dal gufo una bellissima e commovente storia ed esempio



Lo spaventapasseri e il cardellino di Bruno Ferrero

Su una vecchia quercia stava un vecchio Gufo
Più sapeva e più taceva
  Più taceva e più sapeva...


Una volta un cardellino fu ferito ad un'ala da un cacciatore. Per qualche tempo riuscì a sopravvivere con quello che trovava per terra. Poi, terribile e gelido, arrivo l'inverno. Un freddo mattino, cercando qualcosa da mettere nel becco, il cardellino si posò su uno spaventapasseri.

Era uno spaventapasseri molto distinto, grande amico di gazze, cornacchie e volatili vari. Aveva il corpo di paglia infagottato in un vecchio abito da cerimonia; la testa era una grossa zucca arancione; i denti erano fatti con granelli di mais; per naso aveva una carota e due noci per occhi.
"Che ti capita, cardellino?" Chiese lo spaventapasseri, gentile come sempre. "Va male, sospirò il cardellino. Il freddo mi sta uccidendo e non ho un rifugio. Per non parlare del cibo. Penso che non rivedrò la primavera".
"Non avere paura. Rifugiati qui sotto la giacca. La mia paglia è asciutta e calda". Così il cardellino trovò una casa nel cuore di paglia dello spaventapasseri.
Restava il problema del cibo. Era sempre più difficile per il cardellino trovare bacche o semi. Un giorno in cui tutto rabbrividiva sotto il velo gelido della brina, lo spaventapasseri disse dolcemente al cardellino: "Cardellino, mangia i miei denti: sono ottimi granelli di mais". "Ma tu resterai senza bocca!". "Sembrerò molto più saggio". Lo spaventapasseri rimase senza bocca, ma era contento che il suo piccolo amico vivesse. E gli sorrideva con gli occhi di noce.
Dopo qualche giorno fu la volta del naso di carota. "Mangialo. E' ricco di vitamine", diceva lo spaventapasseri al cardellino. Toccò poi alle noci che servivano da occhi. "Mi basteranno i tuoi racconti", diceva lui.
Infine lo spaventapasseri offrì al cardellino la zucca che gli faceva da testa. Quando arrivò la primavera, lo spaventapasseri non c'era più. Ma il cardellino era vivo e spiccò il volo nel cielo azzurro. 
 
"Prendete e mangiatene 


tutti; questo è il mio 


corpo... "   

(Matteo 26,26)



 La Morale:
 
Bruno Ferrero è un grande favolista e i suoi messaggi d’amore riescono sempre a penetrarci il cuore, questa commovente favola ci insegna il valore del dono, il saper dare senza attendere nulla in cambio, talvolta dimenticando persino noi stessi. La pace è nei cuori che del dono, sanno farne il proprio trono.
Una favola pregna di simbologia che forse potrebbe celare anche più di una morale, proviamo a cercarle insieme.

Lo spaventapasseri era un manichino senza vita che di umano aveva solo le sembianze e in quel cardellino ferito, forse ci vide un occasione per dire ancora una volta alla vita che aveva “capito” anche se l’immobilità lo aveva rapito.
Gli era stata data l’occasione per compiere un ultimo gesto d’amore e accolse quel cardellino nel suo cuore donandogli la sua bocca, il suo naso, i suoi occhi, la sua zucca, insomma tutto quel che che gli rimaneva, a me sembra quasi di vedere un uomo assai ammalato, forse alla vita non più legato, che i suoi organi al prossimo dona affinchè qualche altra persona possa vedere altre primavere, e come quel cardellino spiccare il volo verso il cielo azzurro di una nuova vita.
Quanti messaggi hanno le favole, avrete di certo notato che il cardellino per prima cosa dello spaventapasseri mangia la bocca, come avrà fatto poi a parlare?

O forse quell’essere senza bocca, voleva indicare una volontà che ormai non si poteva più manifestare?
Quante cose da una favola si possono imparare…e quante domande sanno seminare…a noi non resta che la risposta coltivare. ( da http://guide.supereva.it)



martedì 29 marzo 2016

Al terzo giorno Lei si avvicina e Gesù le dice: "Perché piangi?


La Pasqua continua ogni giorno dell'anno, ogni volta che ci riuniamo per celebrare l'Eucaristia. Ritengo allora di essere in clima paqsuale proponendo queste parole di Don Tonino Bello. Buona lettua!

 Il Calvario tre giorni dopo (e...non solo!)

Di donTonino Bello



I Vangeli ci raccontano numerose apparizioni del Risorto avvenute nel giorno di Pasqua. Se è lecito esprimere delle preferenze, quella che mi commuove di più è l'apparizione a Maria di Magdala, piangente accanto al sepolcro vuoto.

Le si avvicina Gesù e le dice: "Perché piangi?". Donna, le tue lacrime non hanno più motivo di scorrerti dagli occhi. A meno che tu non pianga per gioia o per amore. Vedi: la collina del Calvario, che l'altro ieri sera era solo un teschio coperto di fango, oggi si è improvvisamente allagata di un mare d'erba. I sassi si sono coperti di velluto. Le chiazze di sangue sono tutte fiorite di anemoni e asfodeli. Il cielo, che venerdì era uno straccio pauroso, oggi è limpido come un sogno di libertà. 

Siamo appena al terzo giorno, ma sono bastate queste poche ore perché il mondo facesse un balzo di millenni. No, non misurare sui calendari dell'uomo la distanza che separa quest'alba luminosa dal tramonto livido dell'ultimo venerdì. Non è trascorso del tempo: è passata un'eternità. Donna, tu non lo sai: ma oggi è cominciata la nuova creazione.

Cari amici, nel giorno solennissimo di Pasqua anch'io debbo rivolgere a ciascuno di voi la stessa domanda di Gesù: "Perché piangi?". Le tue lacrime non hanno più motivo di scorrerti dagli occhi. A meno che non siano l'ultimo rigagnolo di un pianto antico. O l'ultimo fiotto di una vecchia riserva di dolore da cui ancora la tua anima non è riuscita a liberarsi. Lo so che hai buon gioco a dirmi che sto vaneggiando. Lo so che hai mille ragioni per tacciarmi di follia. Lo so che non ti mancano gli argomenti per puntellare la tua disperazione. Lo so.

Forse rischio di restare in silenzio anch'io, se tu mi parli a lungo dei dolori dell'umanità: della fame, delle torture, della droga, della violenza. Forse non avrò nulla da replicarti se attaccherai il discorso sulla guerra nucleare, sulla corsa alle armi o, per non andare troppo lontano, sul mega poligono di tiro che piazzeranno sulle nostre terre, attentando alla nostra sicurezza, sovvertendo la nostra economia e infischiandosene di tutte le nostre marce della pace.

Forse rimarrò suggestionato anch'io dal fascino sottile del pessimismo, se tu mi racconterai della prostituzione pubblica sulla statale, del dilagare dei furti nelle nostre case, della recrudescienza di barbarie tra i minori della nostra città.
Forse mi arrenderò anch'io alle lusinghe dello scetticismo, se mi attarderò ad ascoltarti sulle manovre dei potenti, sul pianto dei poveri, sulla miseria degli sfrattati, sulle umiliazioni di tanta gente senza lavoro.

Forse vedrai vacillare anche la mia speranza se continuerai a parlarmi di Teresa che, a trentacinque anni, sta morendo di cancro. O di Corrado che, a dieci, è stato inutilmente operato al cervello. O di Lucia che, dopo Pasqua, farà la Prima Comunione in casa perché in chiesa, con gli altri compagni, non potrà andarci più. O di Nicola e Annalisa che, dopo tre anni di matrimonio e dopo aver messo al mondo una creatura, se ne sono andati ognuno per la sua strada, perché non hanno più nulla da dirsi.

Queste cose le so: ma io voglio giocarmi, fino all'ultima, tutte le carte dell'incredibile e dire ugualmente che il nostro pianto non ha più ragione di esistere.

La Resurrezione di Gesù ne ha disseccate le sorgenti. E tutte le lacrime che si trovano in circolazione sono come gli ultimi scoli delle tubature dopo che hanno chiuso l'acquedotto.
Riconciliamoci con la gioia. La Pasqua sconfigga il nostro peccato, frantumi le nostre paure e ci faccia vedere le tristezze, le malattie, i soprusi e perfino la morte, dal versante giusto: quello del "terzo giorno". 

Da quel versante, il luogo del cranio ci apparirà come il Tabor. Le croci sembre ranno antenne, piazzate per farci udire la musica del Cielo. Le sofferenze del mondo non saranno per noi i rantoli dell'agonia, ma i travagli del parto.

E le stigmate lasciate dai chiodi nelle nostre mani crocifisse, saranno le feritoie attraverso le quali scorgeremo fin d'ora le luci di un mondo nuovo!

                 Buona Pasqua tutto l'anno!





lunedì 28 marzo 2016

Non ci sono tutti, però. Mancano l'asino e il bue



Il paradiso degli animali

San Rocco percorreva le strade del mondo e guariva la gente e le bestie dalla rabbia. Si portava sempre dietro un cane che si chiamava Rocchetto, e gli voleva molto bene perché una volta quell'animale gli aveva salvato la vita. Il cane era santo anche lui, a modo suo.
Un giorno san Rocco morì, perché muoiono tutti, anche i santi. E quando fu morto, il cane si mise a ululare e poi morì anche lui.

Il cane aveva una piccola anima leggera, tanto che arrivò alla porta del paradiso nello stesso momento di san Rocco. San Pietro, gran portinaio del paradiso, si affrettò ad aprire il portale, ma spalancò subito gli occhi dietro le lenti degli occhiali. «Alto là! Non c'è posto per i cani in paradiso!».
«Bisognerà pur trovargli un posto, a questo cane», rispose san Rocco. «Siamo inseparabili».

II Padre Eterno sorrise e disse: «Lascerete entrare l'uomo e il cane. Faccio un'eccezione».

Fu una festa deliziosa. Il cane fu festeggiato e accarezzato da tutti. Ma san Pietro: «Signore, se vuoi che tenga io le chiavi, devi far entrare il mio gallo: sta su tutti i campanili e chiama i peccatori a far penitenza. È anche quello un modo d'esser santi!».

«Facciamo entrare il gallo», disse allora il buon Dio senza smettere di sorridere. «Sarà un'altra eccezione!». A questo punto ci fu un po' di subbuglio. Tutti i santi che avevano voluto bene a qualche animale si misero a protestare e a perorare la loro causa.

«E la mia colomba?», diceva Noè. «La mia colomba che m'ha portato il ramoscello d'ulivo?».
«E il corvo che mi ha nutrito nel deserto?», replicò Elia.

«E il mio cane che mi ha accompagnato?», gemeva Tobia.
«E l'asina che ha profetizzato per me?», diceva Balaam.

«E la balena che mi ha ospitato tre giorni nella sua pancia?», diceva Giona.
«E il porcello che mi faceva compagnia?», diceva sant'Antonio.

«E il cervo», diceva sant'Uberto, «che portava la croce sulla testa?».
«E il fratello lupo e i fratelli uccelli e i fratelli pesci?», diceva san Francesco.

«E la mula che s'è inginocchiata davanti all'ostia?», diceva sant'Antonio da Padova.

Si vide allora una strana processione. Bestie a quattro e a due zampe, bestie con il pelo e bestie da penna, uccelli e pesci, avanzavano lentamente verso il trono di Dio. E c'era una grande bontà in tutti quegli animali, che rendeva più luminoso lo splendore del paradiso.

Gesù abbassò allora lo sguardo che tutto vede su quella moltitudine raccolta che l'adorava in silenzio e disse: «Non ci sono tutti, però. Mancano l'asino e il bue che m'hanno scaldato con il loro fiato quand'ero piccolo».
E l'asino e il bue vennero quasi subito. Perché erano già dietro la porta ad aspettare il loro turno. E Gesù li carezzò sorridendo.

Tutte le creature, grandi e piccole devono essere rispettate. È il Signore che le ha create. Sono un regalo della sua bontà e della sua fantasia. Esse rispettano le leggi della creazione che invece gli uomini spesso trascurano e dimenticano.
Da Bollettino Salesiano marzo 2016

domenica 27 marzo 2016

Pasqua 2016

Cristo è risorto. Allelluia! Alleluia" 

A tutti gli amici e loro famiglie auguro una serena e gioiosa Pasqua cristiana.

martedì 22 marzo 2016

La morte già festeggiava quando, inatteso, venne un uomo...

Pensieri del Gufo
Un giorno, la pietra disse: «Sono la più forte!». Udendo ciò, il ferro disse: «Sono più forte di te! Lo vuoi vedere?». Subito, i due lottarono fino a quando la pietra fu ridotta in polvere.
Il ferro disse a sua volta: «lo sono il più forte! Udendolo, il fuoco disse: «lo sono più forte te! Lo vuoi vedere?». Allora i due lottarono finché il ferro fu fuso. 

Il fuoco disse a sua volta: «lo sì che sono forte!». Udendo ciò, l'acqua disse: «lo sono più forte di te! Se vuoi te lo dimostro». Allora, lottarono fin quando il fuoco fu spento.
L'acqua disse a sua volta: «Sono io la più forte!». Udendola il sole disse: «lo sono più forte ancora! Guarda!».    I due lottarono finché il sole fece evaporare l'acqua.

Il sole disse a sua volta: «Sono io il più forte!». Udendolo, la nube disse: «lo sono più forte ancora! Guarda!».    I due lottarono finché la nube nascose il sole.
La nube disse a sua volta: «Sono io la più forte!». Ma il vento disse: «lo sono più forte di te! Te lo dimostro». Allora i due lottarono fin quando il vento soffiò via la nube ed essa sparì. 

ll vento disse a sua volta: «lo sì, che sono forte!». I monti dissero: «Noi siamo più forti di te! Guarda!». Subito i due lottarono fino a che il vento restò preso tra le catene dei monti.
I monti, a loro volta, dissero: «Siamo i più forti!». Ma sentendoli, l'uomo disse: «lo sono più forte di voi! E, se lo volete vedere ... ». L'uomo, dotato di grande intelligenza, perforò i monti, impedendo che bloccassero il vento. Dominando il potere dei monti, l'uomo proclamò: «lo sono la creatura più forte che esista!».

Ma poi venne la morte, e l'uomo che si credeva intelligente e tanto forte, con un ultimo respiro, morì.

La morte già festeggiava quando, inatteso, venne un uomo e, dopo soli tre giorni dalla morte, risuscitò, vincendo la morte.

Questo Gesù è la pietra che, scartata da voi, costruttori è diventata testata d'angolo… Buona Pasqua!