venerdì 18 novembre 2011

don Tonino Bello: Uscì il seminatore


USCI’ IL SEMINATORE A SEMINARE


Le tre esse: la strada, i sassi, le spine.




In attesa di pubblicare alcuni scritti di Mons. Tonino Bello riguardanti l’Avvento,
questo  commento al vangelo di Marco ci aiuti a prepararci fin d’ora
ad accogliere la Parola
in preparazione al grande evento
della Natività di Gesù.






Vangelo di Marco 4,3-8
"Ascoltate. Ecco, uscì il seminatore a seminare.  Mentre seminava, una parte cadde lungo la
strada e vennero gli uccelli e la divorarono.] Un'altra cadde fra i sassi, dove non c'era molta terra, e subito spuntò perché non c'era un terreno profondo; ma quando si levò il sole, restò bruciata e, non avendo radice, si seccò. Un'altra cadde tra le spine; le spine crebbero, la soffocarono e non diede frutto.  E un'altra cadde sulla terra buona, diede frutto che venne su e
crebbe, e rese ora il trenta, ora il sessanta e ora il cento per uno".

Il seminatore esce a seminare e il seme cade sulla strada, tra i sassi e tra le spine.

Sulla strada: cosa volete? Non fa manco in tempo a germogliare; vengono gli uccelli, beccano e portano via. Se poi cade sull’asfalto, non produce nulla.
Non vorrei che appartenessimo proprio a questa categoria.

Altro seme cadde tra i sassi. Tra i sassi c’è sempre un po’ di terriccio e allora il seme fa appena in tempo a germogliare, mette qualche radichetta, spunta una fogliolina; ma il sole cocente brucia la pianticella proprio sul fiorire. Non c’è l’humus, non può crescere. Allora viene distrutta, secca subito.
Sono coloro che ascoltano la Parola di Dio; si lasciano scuotere un momento, finché la sentono.
Dicono: “ Oh, che bello! Come dovremmo seguire di più questa Parola!. Ma poi tutto passa, come passano tante emozioni…

…Altro seme cade tra le spine.
Tra le spine c’è la terra e il seme si spacca, germoglia, viene la pianticella, cresce. Però le spine sono più potenti della pianta buona, che ad un certo punto si sente soffocata e alla fine non se ne ricava nulla.
Sono coloro che sentono la seduzione della Parola di Dio, amano anche il Signore sinceramente, però non si sentono staccare dal contesto difficile in cui vivono; frequentano egualmente le compagnie non sempre raccomandabili; vivono situazioni da cui non si sanno dissociare… Insomma vogliono mettere insieme il diavolo e l’acqua santa. Un po’ di Signore, un po’ di preghiere, un po’ di giaculatorie e poi anche bestemmia, disonestà, ingiustizia. Facciamo un tutt’uno. Si va in chiesa, la domenica si ascolta la Messa, si fa anche il proposito di cambiare. Poi…no! Forse il Signore si può accontentare a metà?...

…Io credo che questa sia la categoria in cui forse noi ci troviamo di più. Perché la Parola del Signore la ascoltiamo; al Signore vogliamo bene, però non ci sappiamo staccare da lì…da quell’amicizia, da quella compagnia, da quell’abitudine, da quella critica, da quella violenza, da quella fonte di guadagno non proprio lecita, da quella struttura perversa in cui siamo protagonisti. Insomma siamo gli uomini dell’accomodamento, gli uomini che non prendono una decisione, gli uomini che lasciano germogliare la Parola di Dio ma che si lasciano inesorabilmente soffocare dalle spine.
Le tre esse: la strada, i sassi, le spine.
Dobbiamo fare un forte esame di coscienza. Non vorrei che quando ci presenteremo davanti al Signore ci dicesse: “ Ah, tu sei quello dei sassi. Tu sei quello delle spine. E tu sei quello della strada!”.
Quanto grano gettato al vento!...

…E c’è però anche il seme che cade nel terreno buono e che al momento opportuno germoglia e produce il trenta, il cinquanta, addirittura il cento per uno…Ecco il terreno buono: te bambina, te uomo, te donna…
…Speriamo che non ci siano mai sassi nel vostro terreno, mai spine. Che non passi mai sul vostro cuore il cilindro che getta catrame.
Che la parola di Dio possa crescere in voi, dare frutti a tal punto che la gente accanto a voi si senta consolata.
Ascoltiamo la Parola del Signore! Ascoltiamola! E’ una parola che ci provoca: E non è in linea con la logica umana. Ricordatevelo sempre!



sabato 5 novembre 2011

Non voglio più andare al Catechismo!


BRUNO FERRERO

Non voglio più andare al Catechismo!

 

«Non c’è più la mia catechista!» «I miei compagni dell’anno scorso non ci sono più!» «Non ne ho più voglia!»
Che fare in questi casi? Obbligarli? Lasciar perdere? Aspettare un altro momento?
Quando un bambino si rifiuta di fare ciò che si attendono da lui, gli adulti si rifugiano istintivamente in alcuni comportamenti piuttosto comuni. Il primo è la fuga. Significa evitare di affrontare il problema, fingere che non esista e sperare che tutto alla fine in qualche modo si sistemi. Altri impongono risolutamente la loro volontà, a volte in termini brutali; se il bambino resiste, lo trascinano sul terreno del confronto aggressivo. Sanno di essere più forti di lui e non hanno dubbi su chi vincerà. Altri adottano una condotta seduttrice. Blandiscono, promettono ricompense, tentano con dolcezza, ma spesso finiscono per lasciar perdere. Nessuna di queste soluzioni è veramente soddisfacente. La fuga trasmette il messaggio: «Non si interessano a me», il conflitto «Non mi rispettano» e la seduzione «Sono deboli». Il bambino ha bisogno invece di contare per gli adulti, di sentirsi rispettato e di avere accanto qualcuno forte che garantisca la sua sicurezza. L’errore più frequente consiste nel credere che dire “no” sia respingere.
La maggioranza dei “no” sono invece atti d’amore. Sono i fari che indicano la rotta sicura.
Per una reazione sana è importante coniugare due atteggiamenti che a prima vista potrebbero apparire contradditori: la dolcezza e la forza. Se il bambino deve sentirsi compreso e amato, deve anche sapere che non potrà manipolare i genitori.
La prima cosa è lasciarlo parlare. Il rifiuto può avere cause molto differenti, che il più delle volte i genitori non immaginano neppure. Il bambino deve poter esprimere ciò che ha nel cuore, sentire che i suoi sentimenti sono compresi con l’intensità giusta.
Il secondo passo consiste nello sdrammatizzare, non con le solite banalità: «È una cosa da niente! Ma cosa vuoi che sia! Non fare lo sciocco!» e così via. Bensì aiutando il bambino a distinguere tra ciò che è soggettivo e ciò che è oggettivo.

Crescere è essere coraggiosi
Così un problema apparentemente di scarsa entità può trasformarsi in uno dei momenti cardine dell’educazione.
Si può dire: «Capisco che la nuova catechista non ti piaccia. Maria Rosa era veramente gentile e carina. Ma sei un bambino simpatico, farai subito amicizia», «Mi rendo conto che dopo la scuola preferiresti startene un po’ per conto tuo a giocare o guardare la tv e spesso il catechismo è noioso. Ma tu e i tuoi amici siete ricchi di fantasia: ci metterete un po’ di vivacità». Il tutto accompagnato da gesti di affettuosa solidarietà.
Il messaggio che in qualche modo deve passare, utile in questo caso e soprattutto per la vita, è che nella realtà ci sono tante cose che non ci piacciono, ma sono inevitabili e dobbiamo solo imparare a “fare i conti” con esse. Non si elimina un ostacolo scappando, ma trovando una soluzione valida. Qualche volta basta pensare: «È veramente una difficoltà così insormontabile o, in fondo, con un piccolo sforzo riesco a sopportarla? Non è quello che mi aspettavo, ma posso trarne qualcosa di buono, se voglio».
È importante suggerire al bambino che sta crescendo e che “diventare grandi” significa essere coraggiosi davanti alle difficoltà.
La mossa successiva è la più delicata. Il bambino deve essere aiutato a distinguere e valutare, sulla base di una scala di valori, ciò che è più importante da ciò che lo è meno. Il bambino, per esempio, dovrebbe superare il “guscio” esterno del catechismo e gustare il giusto valore del contenuto.
E quest’ultima importantissima cosa non si può fare con predicozzi pieni di buona volontà. A questo punto ciò che conta di più è la testimonianza degli adulti, il loro reale modo di vedere e vivere il rapporto con la Chiesa e soprattutto la concreta consistenza della loro vita di fede.
È proprio questo il nocciolo della questione: i genitori sono protagonisti del catechismo, non spettatori. I bambini non “si mandano” a catechismo! Il catechismo non è un lontano parente della scuola. La famiglia cresce nella Chiesa con i propri figli.

I bambini imparano solo quello che vivono
Anche per la religiosità vale il principio generale: i bambini imparano solo quello che vivono. L’apprendimento religioso passa attraverso l’osservazione e l’imitazione. La religiosità però viene acquisita non solo in base a un modello, ma anche attraverso l’insegnamento e l’accompagnamento. I bambini hanno il diritto di sapere e capire, di conoscere la storia di Gesù, le sue parole, la riflessione e la tradizione della comunità dei credenti. E poi di essere “iniziati” ad una vita “con Dio dentro”.
La terza via importante per imparare la religiosità passa attraverso il rafforzamento che viene dall’approvazione degli altri e la conferma sociale. La sicurezza interiore necessaria e l’autentica conoscenza e comprensione del comportamento religioso crescono non solo attraverso i genitori, ma anche attraverso la relazione dei bambini con la comunità dei credenti e con le sue attività.
In questo contesto sociale la Chiesa ha la sua elevata importanza in qualità di comunità credente: senza le tante altre persone che percorrono la strada verso Dio insieme a Gesù, la fede cristiana non è sperimentabile né può crescere. La conferma sociale derivante dalla preghiera e dalla celebrazione in comune nella chiesa o anche in gruppi, all’oratorio, fa apparire plausibile e degno di essere vissuto tutto ciò che viene trasmesso al bambino dai genitori e dai catechisti.

Da Bollettino Salesiano, ottobre 2011

lunedì 17 ottobre 2011

Catechista: un cuore che parla


Parlare con il cuore


       


Il Cristiano:

 una finestra aperta verso il mondo

per parlare col cuore,

 amare

condividere
                                       

Per molti anni si è creduto che il cuore fosse la sede dei nostri sentimenti, i suoi battiti segnalavano i nostri atteggiamenti di rabbia, di dolore, di sofferenza , di gioia, di serenità, di allegria, di amore , di odio. Soprattutto si è creduto che cuore fosse sinonimo di amore. Da esso scaturiva quella forte energia che ci indirizzava verso gli altri, genitori, figli, parenti, amici, quella situazione che ci faceva stare bene con noi stessi e con gli altri. Sì, perché amare è un verbo che ci mette in relazione con gli altri, che ci fa usare le parole giuste per comunicare, che guida i nostri occhi  ad incontrare quelli di altre persone in una intesa velocissima e profonda, istintiva.
Amare è farsi capire e cercare di capire l’altro, mettere insieme i nostri modi di vivere e sentire; amare è mettere in comunione il nostro essere e solo amando si può raggiungere l’altro.
Succede che quando amiamo una persona abbiamo bisogno di sentire i battiti del nostro cuore: più forte è l’intensità del nostro amore e più frequenti e veloci saranno i battiti di questo muscolo che a volte sembra scoppiare.

I battiti del cuore in una persona che non ha mai amato o che non ama possiamo paragonarlo all’esito di un  elettrocardiogramma piatto: un cuore insensibile.
Spesso, non ci facciamo caso, i nostri discorsi trasmettono parole aride, senza afflato che non dicono e non parlano con amore, non raggiungono l’altro, annoiano anziché entusiasmare.
Amare vuol dire dirigersi verso l’altro con affetto sollecitando risposte, assensi, condivisione. Possiamo essere molto intelligenti, uomini di cultura, ma la nostra intelligenza e la nostra cultura se non sono accompagnate da sentimenti di vita nella trasmissione agli altri, sono rintocchi di una campana stonata. Uno scienziato davanti ad una scoperta esulta di gioia quando trasmette ad altri la sua scoperta e il suo entusiasmo è contagioso, i battiti del suo cuore sono alle stelle, egli ha parlato con il cuore.
Un professore che trasmette il suo sapere senza entusiasmare avrà degli allievi passivi, non partecipi, annoiati.




parlare,

scrivere con il cuore

è possibile




Sarà possibile se siamo convinti che parlare con il cuore è possibile, se veramente vogliamo stabilire un contatto di vita con gli altri, intavolare un  dialogo tendendo allo scambio delle ricchezze personali.
Il dialogo è la strada scelta da Dio per realizzare il Suo Regno d’amore, è il mezzo che rende la  storia di salvezza una nuova creazione, è la via attraverso la quale noi collaboriamo con Dio nel costruire la sua Chiesa, il suo Regno.

Prima regola del dialogo non è il parlare ma l’ascolto, l’ascolto paziente, non annoiato, senza fretta di dire la nostra. L’ascolto ci fa conoscere l’altro, il nostro interesse nel conoscere l’altro prepara le nostre parole ad essere più incisive e appropriate e lo saranno se parliamo con il cuore e dimostrando di dare il nostro cuore, animati da una fiducia reciproca. Solo così acquistiamo l’autorevolezza di parlare al cuore dell’altro.
Da qui l’invito, se invitati a parlare, a preoccuparci di conoscere il pubblico, il suo modo di vivere, la sua preparazione culturale e quant’altro…Parlare con il cuore si chiama vuol dire conoscere l’altro.

Ricordiamo ciò che dicevano di Gesù: “ Nessuno ha mai parlato come Lui”. Sì, perché la gente vedeva che parlava con autorità e saggezza, che i suoi atteggiamenti erano di compassione e amore per il popolo, era da parte della gente, uno di loro, un amico. Il parlare di Gesù non  esprimeva voglia di potere ma solo sentimenti di attenzione, di amore, di servizio.
Gesù parlava con l’autorità di Figlio di Dio: non crediamo mai per un  solo momento di essere infallibili. Dialogare vuol dire che anche l’altro può arricchirmi, che io possa sbagliare ed essere corretto a mia volta. Dialogare è non dare niente per scontato perché:


“Occorre a questo scopo far nostra l’antica sapienza che, senza portare alcun pregiudizio al ruolo autorevole dei pastori, sapeva incoraggiarli al più ampio ascolto di tutto il Popolo di Dio”. (Giovanni Paolo Secondo)



«Spesso a uno più giovane il Signore ispira
un parere migliore». (San Benedetto)



E san Paolino di Nola «Pendiamo dalla bocca di tutti i fedeli, perché in ogni fedele soffia lo Spirito di Dio»”.

“ I santi rivelano con la loro vita l’azione potente dello Spirito che li ha rivestiti dei suoi doni e li ha resi forti nella fede e nell’amore. Ogni cristiano è chiamato a seguirne l’esempio, cogliendo il frutto dello Spirito, che < è amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé> (Gal 5,22).
Promuovere un’autentica vita spirituale alla richiesta, oggi diffusa, di accompagnamento personale. Si tratta di un compito delicato e importante, che richiede profonda esperienza di Dio e intensa vita interiore. In questa luce, devono essere attentamente vagliati i segni di risveglio religioso presenti nella società: essi possono rivelare l’azione dello Spirito e la ricerca di un senso che dia unità all’esistenza”. (Educare alla vita buona del Vangelo,23)





Essere

come un libro

 aperto



Quando incontriamo una persona spesso può capitare che nascondiamo le nostre emozioni come se volessimo nascondere qualcosa, ovvero abbiamo paura del giudizio dell’altro. Le emozioni debbono invece essere una risorsa per farsi conoscere, per accompagnare le nostre parole, per comunicare meglio quello che abbiamo dentro che ci rende testimoni della nostra vita, della nostra fede. Le emozioni che accompagnano le parole suscitano emozioni, aiutano la comprensione, fomentano l’amicizia.  Sia il  nostro parlare sincero, veritiero: sì, si; no,no.  Non lasciamoci schiacciare dalla razionalità, ma siamo emotivamente intelligenti mettendo la razionalità al servizio del cuore? 
“Si deve  riuscire a comunicare dal cuore e con il cuore per arrivare al cuore dell'altro, dando il necessario spazio ai sentimenti e alle emozioni. Questo significa aprirsi sinceramente alla cultura del dialogo, dell'uguaglianza e della parità dei diritti. Entrare in una dimensione comunicativa e relazionale vera, autentica, profondamente gratificante, alla base della quale ci sono sentimenti importanti come la fiducia, la tolleranza, l'empatia, l'amore e il rispetto per l'altro. Tutto questo è intelligenza emotiva! Ed è quello che serve per creare sintonia comunicativa, cultura del dialogo, simmetria relazionale, convergenza sugli obiettivi e, in ultima analisi, un risultato finale reciprocamente soddisfacente, che consente ad entrambi di vincere e di sentirsi Ok”. (Dott. Angelo Battista, benessere.com)
Parlare con il cuore sviluppa l’orientamento al dialogo che nasce man mano che ci si conosce, si condivide, si lavora insieme: insieme si vince e si perde trovando sempre la strada per continuare o ricominciare.

“Un passo degli Atti degli Apostoli esprime in maniera splendida questo. In At
2,37, dopo che Pietro ha parlato, l’autore commenta: «all’udir questo, si sentirono
trafiggere il cuore».
Un cuore trafitto è un cuore che è stato conquistato, che è stato persuaso,
che ha intuito una possibilità nuova
. La “trafittura del cuore” non è semplicemente un momento previo all’IC, ma è
la forza e la bellezza di essa. Certamente l’essere attratti dal cristianesimo precede la
catechesi, poiché una persona chiede di essere accompagnata in un cammino di
iniziazione solo dopo che ha almeno intuito il valore della proposta cristiana, ma
questa “attrazione” non può essere data come avvenuta una volta per tutte.
Al contrario, la forza della catechesi sta proprio nel tornare sempre alla novità
del cristianesimo. Solo quando questo avviene, le persone si sentono ogni volta di
nuovo “trafiggere” il cuore nell’incontrare Cristo. In questo senso, se esiste un
“primo annunzio” che è previo alla catechesi, esiste anche una “prima
evangelizzazione” che avviene dentro la catechesi dell’IC e che la deve
contraddistinguere”.( Antonio Leonardo, quali orientamenti per il rinnovamento dell’iniziazione  ELLEDICI)

Un esempio di comunicazione profonda:   

“La mia professione di insegnante mi pone quotidianamente di fronte alle dinamiche relazionali dei bambini che, non sempre, sono facili da gestire.
All’ inizio della mia carriera, lavorai in una classe particolarmente problematica, conflittuale (aggressività e casi di bullismo) e con difficoltà socio/culturali. Ricordo che talvolta, l’ esasperazione era tale da arrivare ad urlare quasi istericamente, nel vano tentativo di farmi ascoltare. Un giorno un bambino mi guardò dritto negli occhi e con aria arrabbiata ma molto consapevole mi disse:”Quando urli così mi fai spaventare. Io ti ucciderei!”. Fui favorevolmente colpita dalla capacità e dal coraggio  del bambino di esplicitare un contenuto così forte ad un adulto e, in qualche modo, ne fui orgogliosa perché voleva dire che il bambino si sentiva al sicuro nella possibilità di esprimere il suo sentire. Avevo lavorato bene! Una parte di me sentiva giusta la rabbia di quel bambino e comprendeva la sua paura ma l’ altra sentiva il bisogno di comunicare anche le sue emozioni….”Mi spiace d’ averti fatto spaventare ma quando cerco di parlare con voi e non mi date retta, mi sento invisibile, è come se non ci fossi. Questo mi fa star male ed è questo il motivo per cui urlo. Ti è mai capitato di sentirti così?” Il suo volto si illuminò.” Sì, con i miei genitori quando non mi ascoltano. Sto male  e spaccherei tutto!”. Da quel giorno, non smisi di urlare all’ occorrenza ma ogni volta che succedeva, uno sguardo di intesa ci univa. Si era creata un’ alleanza fondata non sulla facile “seduzione” del potere dell’ insegnante ma sulla fiducia e sulla com-prensione col cuore”.
Monica Fonti  www.naturopataonline.org



    Gesù insegnava

    e tutti ne facevano

    grandi lodi



Maestro buono cosa devo fare per seguire te e per dedicarmi agli altri e parlare col cuore?
Questa è la domanda che  ogni cristiano, ogni operatore di catechesi deve porsi, in un dialogo continuo col Maestro. Vangelo in mano per leggere, riflettere sul metodo di Gesù.
Scopriremo che è stato un grande amico, l’amico più grande che sia mai esistito, l’amico che ha amato tutto il mondo fino a sacrificare la sua vita per amore degli uomini.
“ Questo è il mio comandamento: che vi amiate, come io vi ho amati. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se farete ciò che io vi comando” (Giov 15,12-14).

Gesù ha lasciato dei segni per dimostrare la sua divinità operando prodigi e anche miracoli ed ebbe a dire: “ Se avrete fede pari a un  granellino di senapa, potrete dire a questo monte: spostati da qui a là, ed esso si sposterà, e niente vi sarà impossibile” (Mt 17,20).
 Essere amici, avere fede in Lui, vivere una vita alla sua presenza per mostrarsi agli altri ed agire come il Maestro.

Gesù era un grande osservatore, uno scrutatore di cuori ( ricordiamo il giovane ricco, Nicodemo, La Samaritana, Pietro...)

Gesù era una grande parlatore, capace di arrivare al cuore dei semplici, dei poveri di tutti i bisognosi (ricordiamo le Beatitudini, le parabole molto vicine nel significato alla vita quotidiana di chi l’ascoltava)

Gesù amava i bambini, anche quando stanco li voleva vicini:”lasciate che i bambini vengano a me”, li segnalava come esempio per chi voleva raggiungere il Regno dei cieli…

Gesù non disdegnò mai nessuno sempre in cerca di ogni uomo, ( ricordiamo la pecorella smarrita e il buon pastore, l’obolo della vedova…) ma anche severo per chi in mala fede scandalizzava i fratelli, o uno dei più piccoli…

Gesù è al servizio di tutti: “ il Figlio dell’uomo non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti” (Mt 20,28), e vuole che chi lo segue faccia lo stesso.

Gesù si  adoperò in tutti i modi per radunare i figli di Israele fino all’inverosimile, convinto della verità che predicava ( Lui è verità):  “ Alcuni farisei tra la folla gli dissero:”Maestro, rimprovera i tuoi discepoli”. Ma egli rispose: “Vi dico che, se questi taceranno, grideranno le pietre” (Lc 19,39-40).
Gesù è capace di piangere: ricordiamo Lazzaro, e poi per Gerusalemme: “ Quando fu vicino, alla vista della città, pianse su di essa, dicendo “ Se avessi compreso anche, in questo giorno, la via della pace. Ma ormai è stata nascosta ai tuoi occhi…non hai riconosciuto il tempo in cui sei stata visitata” (Lc 19,41-44?

Questi sono solo alcuni esempi del comportamento di Gesù , ma i vangeli, per chi sa leggerli e rileggerli con attenzione sono una miniera di esempi…

Nessuno ha mai amato come Gesù, nessuno ha mai parlato col cuore come Lui, nessuno ha mai agito come Lui. A noi,deboli come siamo, basterebbe mettere in pratica una sola frase del vangelo per essere bravi discepoli, catechisti, operatori di catechesi, annunciatori del suo messaggio.

Essere amici di Gesù, seguaci di Gesù discepoli di Gesù, inviati da Gesù per manifestare al mondo il messaggio di Gesù significa averlo dentro il cuore per poterlo dare agli altri, bambini, ragazzi, giovani adulti, con particolare attenzione alla famiglia , piccola chiesa nella grande Chiesa. Parlare con il cuore per risvegliare nei loro cuori il seme divino in loro addormentato ma non morto, che aspettano un segnale per riprendere la strada, la via da lui indicata, la verità per tutte le genti di ogni razza e nazionalità, rivivere una vita degna di ogni uomo figlio di Dio, consapevoli che Gesù è la Via, la Vita, la Verità.

“O Gesù Maestro, santifica la mia mente ed accresci la mia fede.
O Gesù, docente nella Chiesa, attira tutti alla tua scuola.
O Gesù Maestro, liberami dall’errore, dai pensieri vani e dalle tenebre eterne.
  
O Gesù, via tra il Padre e noi, tutto offro e tutto attendo da te.
O Gesù, via di santità, fammi tuo fedele imitatore.
O Gesù via, rendimi perfetto come il Padre che è nei cieli.
  
O Gesù vita, vivi in me, perché io viva in te.
O Gesù vita, non permettere che io mi separi da te.
O Gesù vita, fammi vivere in eterno il gaudio del tuo amore.
  
O Gesù verità, ch’io sia luce del mondo.
O Gesù via, che io sia esempio e forma per le anime.
O beato Gesù vita, che la mia presenza ovunque porti grazia e consolazione”.

Don Alberione, beato

 un posto per te, un posto per tutti
per stare insieme
e amare di cuore .






Nella casa del Signore
c’è sempre


 






sabato 24 settembre 2011

Il cristiano uomo insolito


Il cristiano uomo insolito
di M.Delbrêl, 1962
  




Nella misura in cui un cristiano professa la sua fede e tenta di viverla, egli diviene insolito per i credenti e i non credenti. Il motivo è che il Vangelo, sino alla fine dei tempi, non cesserà di essere la buona novella così per i giudei come per i Gentili.
L’insolito del cristiano è unicamente e semplicemente la sua somiglianza con Gesù Cristo.
La somiglianza con Gesù Cristo inserita in un uomo col Battesimo e che attraversando il suo cuore gli arriva come a fior di pelle....

Questo “insolito” non è conferito al cristiano dall’essere un uomo notevole e notato. Non è la realizzazione clamorosa di un uomo cristiano. É il Cristo, sempre lo stesso Cristo, che mostra il suo volto attraverso quello di un uomo.
Non solo egli crede in Dio, ma deve amarlo come un figlio ama un padre amatissimo e onnipotente, nello stesso modo del Cristo.


 

Non solo dipende da Dio, ma è sovranamente libero nella volontà di Dio.
Non solo è fratello del suo prossimo vicino, ma del prossimo universale.
Non solo è fratello legale, ma fratello reale; al medesimo livello: egli non discende verso alcuno, è senza distanza; egli è il prossimo di tutti, non si alza né si abbassa - è sullo stesso piano; senza privilegio e senza diritto, senza superiorità...




Non solo non rende il male, ma perdona e dimentica; non solo dimentica, ma rende bene per male...
Non solo divide ciò che ha di suo o in sé, ma dà l’unica cosa che Dio gli ha dato in proprio: la sua vita.
Non solo accetta di non somigliare a un eroe ma di non esserlo...
Non solo mette tutte le sue forze nel proprio compito, ma ignora a che serva codesto compito; non solo ignora chi l’ha cominciato e lo continua, ma ignora l’opera di Dio nella quale esso è utilizzato.




Non solo combatte ma è mite, perché ciò che Dio onnipotente e amatissimo ha cominciato o continua, sempre Lui porta a compimento con potenza e amore. Egli attende da Dio con una fiducia inesauribile ciò per cui lavora con tutte le forze e che le sue forze non possono realizzare.

Non solo egli ama la vita perché Dio l’ha creata, ma è felice di vivere una vita che è eterna per tutti gli uomini.




Non soltanto è felice di vivere, ma è felice di morire: perché morire è nascere all’eternità...non soltanto perché la creazione è figlia di Dio, ma perché la sua bellezza, per quanto sabotata, è indistruttibile.



Non soltanto agisce nel tempo, ma attende i frutti d’eternità il cui seme egli semina nel tempo. E questa è la sua speranza.
Non soltanto è felice perché vive a causa di Dio e per Dio, ma perché vivrà e farà vivere i suoi fratelli con Dio per sempre.




venerdì 19 agosto 2011

Volontariato CISV- DIVENTA VOLONTARIO

COSA PUOI FARE TU

Ci deve essere
consapevolezza nel
fare volontariato ma
prima ancora ci deve
essere una
“scintilla”. Ci vuole
intelligenza,
disciplina e
competenza ma in
primo luogo occorre
un cuore tenero, la
sensibilità che ci fa
vedere i bisogni delle
persone che
incontriamo


&amp;gt; DIVENTA VOLONTARIO
Diventare volontario CISV è la modalità migliore per far parte del mondo della cooperazione internazionale, partecipare alle attività in Italia e sostenere i progetti di sviluppo che CISV svolge in  Africa e America Latina.

A Torino &amp;gt; il volontario collabora a realizzare le iniziative di raccolta fondi che si svolgono sul territorio piemontese e a diffondere una cultura di giustizia e pace nel mondo. A seconda del tempo che hai a disposizione e dei tuoi ambiti di interesse puoi trovare il modo per collaborare attivamente con l’ong.

Nel resto d’Italia &amp;gt; i gruppi di sostegno CISV fanno conoscere i progetti attivi nel mondo, il lavoro svolto dai cooperanti all’estero e dal personale in Italia, organizzano iniziative di raccolta fondi a sostegno delle attività CISV.

Collabora attivamente con l’ong partecipando a banchetti informativi in occasione di feste o eventi, incontri di approfondimento, mostre fotografiche, cene o aperitivi solidali, spettacoli, concerti, mercatini, interventi nelle scuole, supporto alle attività lavorative della sede: il tuo apporto volontario è prezioso!



&amp;gt; SCEGLI IL SERVIZIO CIVILE 

Sin dal 2001 CISV aderisce al progetto di servizio civile volontario nazionale offrendo ai giovani l'occasione di vivere un'esperienza di cooperazione internazionale e di cittadinanza attiva in Italia e nei paesi esteri in cui opera, permettendo loro di sperimentare in prima persona l'impegno nella lotta contro la povertà.
Il Servizio Civile Volontario Nazionale è un'esperienza volontaria di 12 mesi rivolta a giovani dai 18 ai 28 anni che vogliono impegnare un anno della propria vita in progetti di solidarietà internazionale. È sicuramente un'esperienza di crescita della propria formazione e professionalità lavorando fianco a fianco con il personale delle sedi CISV in Italia e nel mondo.

CISV realizza i progetti di servizio civile insieme a FOCSIV - Federazione Volontari nel mondo.
Nel 2010 sono partiti con CISV 20 giovani per i seguenti paesi di destinazione: Senegal, Burundi, Mali, Benin, Guatemala, Colombia, Brasile e Venezuela.

&amp;gt; Requisiti:
possono partecipare alla selezione tutti i giovani, senza distinzione di sesso, che alla data di scadenza dei bandi siano in possesso dei seguenti requisiti:

- abbiano compiuto il diciottesimo e non superato il ventottesimo anno di età (27 anni e 364 giorni)

- siano in possesso della cittadinanza italiana

- godano dei diritti civili e politici

- non siano stati condannati con sentenza di primo grado per delitti non colposi commessi mediante violenza contro persone o per delitti riguardanti l'appartenenza a gruppi eversivi o di criminalità organizzata.




&amp;gt; PARTI CON IL SERVIZIO VOLONTARIO EUROPEO

Il Servizio Volontario Europeo permette ai giovani di impegnarsi nel volontariato per un massimo di 12 mesi, in un paese diverso da quello di residenza. L’esperienza è un vero "servizio di apprendimento": infatti, oltre ad operare a favore delle comunità locali, i volontari apprendono nuove capacità e nuove lingue, entrando in contatto con nuove altre culture.

CISV è un'organizzazione di invio e di coordinamento per progetti di Servizio Volontario Europeo: dal 2002 ha inviato 9 giovani in Brasile, 22 in Venezuela, 3 in Ecuador, 6 in Senegal, 2 in Costa Rica, 1 in Nicaragua e ha accolto una ragazza dal Venezuela. Per l'estate 2011 è prevista la partenza di altri 15 giovani in Venezuela.

Se sei interessato, rimani in contatto: l'uscita del bando sarà tempestivamente segnalata su questo sito insieme alle posti SVE disponibili con destinazione Africa e America Latina.




&amp;gt; VIVI L'ESPERIENZA DEI CAMPI DI LAVORO

La CISV, in collaborazione con l’agenzia di turismo responsabile Viaggi Solidali, organizza in estate campi di conoscenza e lavoro in Africa e America Latina. Il campo di conoscenza è un viaggio di scambio di esperienze, modi di vivere, storie e culture, in cui è possibile condividere momenti e confrontarsi con le realtà locali.

Il viaggio dura circa un mese, trascorso tra lavori di tipo sociale con la popolazione coinvolta nel progetto, gite e visite mirate a conoscere più approfonditamente il territorio, gli usi e i costumi locali. Il Turismo Responsabile non è un semplice viaggio, ma è una vera e propria esperienza di contatto.

Prima della partenza è richiesta la partecipazione ad un percorso formativo. Tutti i viaggi in programma saranno puntualmente segnalati in questa sezione.

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&amp;gt; LAVORA CON NOI

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