mercoledì 18 aprile 2012

Nicodemo, di notte, va a trovare Gesù


Gesù e Nicodemo: le notti di ogni uomo (Gv 3,1-21)



Nicodemo, un fariseo, un capo, un maestro d’Israele aveva sentito parlare di Gesù e delle sue opere. Aveva anche sentito cosa ne pensava la gente e anche gli altri capi in Israele, i sacerdoti e tutto il Sinedrio. Ma tutte quelle notizie sicuramente non lo convincevano del tutto, il dubbio e l’incertezza dominavano nel suo interiore. Finché un giorno, anzi una notte decide di andare a trovare Gesù per conoscerlo di persona, fare due chiacchiere con lui.
Di notte dunque! Chissà quante notti ci sono volute, notti insonni per giungere a questa decisione. Certamente la sua posizione sociale di capo e maestro aveva il suo peso: cosa avrebbero pensato i suoi cari e illustri colleghi? Bisognava scegliere tra la curiosità per Gesù e il timore dei colleghi, tra la sua serenità intellettuale o la permanenza nell’oscurità, nel buio della notte, tra ciò che poteva essere un bene o rimanere in una situazione di ignoranza perenne: la notte dell’anima che trascina lentamente nell’occultamento a se stessi di una verità che”forse” potrebbe nuocere e avere delle conseguenze personali imprevedibili o anche prevedere un cambiamento radicale di vita.

Ma Nicodemo, anche se titubante era sempre un maestro d’Israele, un cavillo lo trova: di notte, in modo che nessuno lo veda, in modo da non compromettere la sua posizione sociale, andrà a trovare Gesù.
Nicodemo andò a trovare Gesù. Di tutto quello che è successo quella notte lo leggiamo nel brano di Giovanni capitolo 3,1-21.
La franchezza di Gesù che senza mezzi termini, deve aver lasciato Nicodemo, tra un sorriso incredulo e una mente offuscata, molto perplesso: non abbiamo una risposta di Nicodemo a Gesù, solo domande.

Gli rispose Gesù: «In verità, in verità io ti dico, se uno non nasce dall’alto, non può vedere il regno di Dio».
E ancora:
In verità, in verità ti dico, noi parliamo di quel che sappiamo e testimoniamo quel che abbiamo veduto; ma voi non accogliete la nostra testimonianza. Se vi ho parlato di cose della terra e non credete, come crederete se vi parlerò di cose del cielo? ".
Le cose della terra non sono soltanto le leggi, le apparenze, il sapere invocare Dio a modo proprio, esiste ben altro che la cecità farisaica non vede, l’amor proprio non può conoscere, il disprezzo per i propri simili rende superiori. E allora: caro Nicodemo, come potrai credere se ti parlassi del cielo?

Gesù non chiede a Nicodemo di credere, di avere fede in lui, come molte volte aveva chiesto a gente povera, forse ignorante ma bisognosa di cure, di affetto, di giustizia e di amore. Nicodemo, maestro in Israele poteva capire, confrontare le Scritture che conosceva molto bene, ma male interpretava. Gesù vuole aprirgli lo sguardo su una realtà nuova, a lui che è immerso talmente nei problemi teologici da divenire incapace di scoprire il regno nella vita che gli sta intorno, nei segni che aveva visto e Gesù che compiva.

Gesù insiste con le Scritture per aiutarlo a capire, dà un altro segno: “E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna” Giov 3,14.

Forse Gesù vedendo Nicodemo ancora perplesso continua a parlare: parla di sé, Figlio unigenito inviato dal Padre per dare la vita eterna all’uomo, che non è venuto per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato…ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce.

Appena arrivato da Gesù Nicodemo aveva detto:
" nessuno infatti può compiere questi segni che tu compi, se Dio non è con lui"
Gesù completa il suo dire, quasi volesse richiamare Nicodemo ad una più attenta riflessione, usando le stesse parole di Nicodemo: "Chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio".
Un invito a riflettere per Nicodemo
un invito a riflettere anche per noi che lo abbiamo conosciuto, seguito, amato
un invito a confermarci sempre in Lui.


Finisce qui l’incontro tra Gesù e Nicodemo. Non conosciamo la risposta di Nicodemo, forse perché non c’è stata una risposta…




Troveremo Nicodemo ai piedi della croce:


“Vi andò anche Nicodemo – quello che in precedenza era andato da lui di notte – e portò circa trenta chili di una mistura di mirra e di aloe. Essi (Giuseppe di Arimatea e Nicodemo) presero allora il corpo di Gesù e lo avvolsero con teli, insieme ad aromi di mirra come usano i giudei per preparare la sepoltura” Giov 19,39-40.




La Croce ha cambiato la mente e il cuore di Nicodemo? Ha riconosciuto quell’ultimo segno che Gesù gli aveva indicato in quella “notte”?  Sicuramente sì, ed è bello pensarlo!

Forse è capitato anche a noi di accostarci a Gesù di nascosto, di notte, per timore e giudizio degli altri ovvero per comodità di poter pensare e agire diversamente da quanto abbiamo visto e udito.
Gesù attesta che l’uomo non si può salvare con una spiritualità a suo piacimento, anche se la vive con serietà. Occorre che dall’alto, ossia da Dio, venga la salvezza. Occorre nascere di nuovo ad una vita diversa.

    “Nessuno è mai asceso al cielo, se non il Figlio dell’uomo che è disceso dal cielo”. E’ questo “nascere di nuovo, rinascere dall’alto” che Gesù è venuto ad annunciare e a realizzare. Nascere di nuovo, sentire “ il vento che soffia dove vuole, ne senti la voce ma non sai da dove vene né dove va: così è chiunque che è nato dallo Spirito”, lo Spirito Santo, dono di Dio ad ogni credente che accoglie la testimonianza del Figlio. Nessuno lo vede ma tutti possiamo avvertirne gli effetti.


 Nicodemo e le parole di Gesù sono un invito a riflettere per anche per noi, anche per noi che abbiamo conosciuto Dio, seguito, amato un invito a confermarci sempre in Lui, con l’aiuto dello Spirito.







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