mercoledì 28 marzo 2018

L'amore ha vinto l'odio e ha sconfitto la morte


 

PASQUA DI RISURREZIONE – ANNO B - 2018

Cristo nostra speranza è risorto, Allelluia! E' veramente risorto! Allelluia!



E' Pasqua, è Pace! Di Sr Maria Grazia (Carmelo di Rovigo)

Il chicco marcito ha dato il suo frutto,
il grappolo spremuto ha dato vino nuovo
e la tomba vuota è una culla
per quelli che rinascono, salvati,
alla grazia di amare.

E' Pasqua, è pace.
Si leva il mattino di aprile
scuotendo un velo di gemme,
la terra sorride e danza donando fiori,
il pane che ci dai è un pezzo di cielo
e tu vieni a noi come un sole, Signore:
ci mostri i segni della tua vittoria,
ci dici che in noi c'è già un poco di te
e ci insegni a cantare l'Alleluja della gioia
per la nuova primavera che avanza
nella luce dello Spirito.




Carissimi amici, grazie per la vostra assiduità a riflettere sui commenti della liturgia domenicale.

Come indicato precedentemente, con il commento e gli auguri di Pasqua saranno  sospese le pubblicazioni e gli invii tramite facebook.

Spero di farvi avere soltanto il commento della domenica pubblicato dai frati e suore del monastero di Bose. Questo a chi lo chiederà espressamente. L'invito vale per tutti gli altri amici che non hanno partecipato e che nel tempo non ci siamo più sentiti. Sarebbe bello che ognuno di noi si facesse messaggero del Vangelo presso altri, alcuni lo hanno già fatto.

Il commento comunque sarà pubblicato come sempre nella mia pagina Facebook: basta un clic per poterlo vedere e leggerlo sul mio blog .Sul blog troverete anche un modulo di contatto per potermi scrivere,

Vogliamoci sempre bene, preghiamo gli uni per gli altri.


BUONA E SANTA PASQUA!

domenica 25 marzo 2018

Chi sono io, davanti a Gesù che entra in festa in Gerusalemme?




Domenica delle Palme - Anno B - 2018




Per questa domenica in cui ricordiamo l’ingresso trionfale di Gesù in Gerusalemme non commenteremo il brano del Vangelo di Marco, che narra la passione e morte di Gesù. La domenica delle Palme introduce la settimana Santa, settimana di riflessione, di preghiera , di revisione della nostra vita per renderla conforme al volere e all’esempio di Gesù, per esplodere poi nel giorno della sua risurrezione nella gioia immensa di ringraziamento per la salvezza che ci è stata donata.
Propongo due riflessioni , la prima del Cardinal Carlo Maria Martini, la seconda di Papa Francesco, come aiuto alla nostra riflessione e come preparazione ad una bella confessione sperando fortemente nella misericordia infinta di Dio Padre.


Come vivere la settimana Santa, del Card. Carlo Maria Martini

La benedizione delle palme, da cui questa domenica prende il nome, e la processione che ne è seguita vogliono evocare l'ingresso in Gerusalemme di Gesù e la folla che gli va incontro festosa e acclamante.
Forse la nostra processione appare un po' povera rispetto a ciò che dovrebbe rievocare. L'importante, tuttavia, non è prendere in mano le palme e gli ulivi e compiere qualche passo, ma esprimere la volontà di iniziare un cammino. Questa scena infatti, che vorrebbe essere di entusiasmo, non ha valore in sé: assume piuttosto il suo significato nell'insieme degli eventi successivi che culmineranno nella morte e nella risurrezione di Gesù. Contiene perciò una domanda che è anche un invito: vuoi tu muovere i passi entrando con Gesù a Gerusalemme fino al calvario? Vuoi vedere dove finiscono i passi del tuo Dio, vuoi essere con lui là dove lui è? Solo così sarà tua la gioia di Pasqua.
Entriamo dunque con la domenica delle Palme nella Settimana santa, chiamata anche "autentica" o "grande". Grande perché, come dice san Giovanni Crisostomo, «in essa si sono verificati per noi beni infallibili: si è conclusa la lunga guerra, è stata estinta la morte, cancellata la maledizione, rimossa ogni barriera, soppressa la schiavitù del peccato. In essa il Dio della pace ha pacificato ogni cosa, sia in cielo che in terra».
Sarà dunque una settimana nella quale pregheremo in particolare per la pace a Gerusalemme e ci interrogheremo pure sulle condizioni profonde per attuare una reale pace a Gerusalemme e nel resto del mondo.
La liturgia odierna è quindi un preludio alla Pasqua del Signore. L'entrata in Gerusalemme dà il via all'ora storica di Cristo, l'ora verso la quale tende tutta la sua vita, l'ora che è al centro della storia del mondo. Gesù stesso lo dirà poco dopo ai greci che, avendo saputo della sua presenza in città, chiedono di vederlo: «È venuta l'ora in cui sarà glorificato il Figlio dell'uomo» (Gv 12,23). Gloria che risplenderà quando dalla croce attirerà tutti a sé.
(Carlo Maria MARTINI, Incontro al Signore risorto, San Paolo, Cinisello Balsamo, 2009, 159-160).



CELEBRAZIONE DELLA DOMENICA DELLE PALME
E DELLA PASSIONE DEL SIGNORE
OMELIA DEL SANTO PADRE FRANCESCO
Piazza San PietroXXIX Giornata Mondiale della Gioventù
Domenica, 13 aprile 2014

Chi sono io davanti al mio Signore?


Questa settimana incomincia con la processione festosa con i rami di ulivo: tutto il popolo accoglie Gesù. I bambini, i ragazzi cantano, lodano Gesù.

Ma questa settimana va avanti nel mistero della morte di Gesù e della sua risurrezione. Abbiamo ascoltato la Passione del Signore. Ci farà bene farci soltanto una domanda: chi sono io? Chi sono io, davanti al mio Signore? Chi sono io, davanti a Gesù che entra in festa in Gerusalemme? Sono capace di esprimere la mia gioia, di lodarlo? O prendo distanza? Chi sono io, davanti a Gesù che soffre?

Abbiamo sentito tanti nomi, tanti nomi. Il gruppo dei dirigenti, alcuni sacerdoti, alcuni farisei, alcuni maestri della legge, che avevano deciso di ucciderlo. Aspettavano l’opportunità di prenderlo. Sono io come uno di loro?

Abbiamo sentito anche un altro nome: Giuda. 30 monete. Sono io come Giuda? Abbiamo sentito altri nomi: i discepoli che non capivano niente, che si addormentavano mentre il Signore soffriva. La mia vita è addormentata? O sono come i discepoli, che non capivano che cosa fosse tradire Gesù? Come quell’altro discepolo che voleva risolvere tutto con la spada: sono io come loro? Sono io come Giuda, che fa finta di amare e bacia il Maestro per consegnarlo, per tradirlo? Sono io, traditore? Sono io come quei dirigenti che di fretta fanno il tribunale e cercano falsi testimoni: sono io come loro? E quando faccio queste cose, se le faccio, credo che con questo salvo il popolo?
Sono io come Pilato? Quando vedo che la situazione è difficile, mi lavo le mani e non so assumere la mia responsabilità e lascio condannare – o condanno io – le persone?

Sono io come quella folla che non sapeva bene se era in una riunione religiosa, in un giudizio o in un circo, e sceglie Barabba? Per loro è lo stesso: era più divertente, per umiliare Gesù.
Sono io come i soldati che colpiscono il Signore, Gli sputano addosso, lo insultano, si divertono con l’umiliazione del Signore?
Sono io come il Cireneo che tornava dal lavoro, affaticato, ma ha avuto la buona volontà di aiutare il Signore a portare la croce?

Sono io come quelli che passavano davanti alla Croce e si facevano beffe di Gesù: “Era tanto coraggioso! Scenda dalla croce, a noi crederemo in Lui!”. Farsi beffe di Gesù…
Sono io come quelle donne coraggiose, e come la Mamma di Gesù, che erano lì, soffrivano in silenzio?

Sono io come Giuseppe, il discepolo nascosto, che porta il corpo di Gesù con amore, per dargli sepoltura?
Sono io come le due Marie che rimangono davanti al Sepolcro piangendo, pregando?

Sono io come quei capi che il giorno seguente sono andati da Pilato per dire: “Guarda che questo diceva che sarebbe risuscitato. Che non venga un altro inganno!”, e bloccano la vita, bloccano il sepolcro per difendere la dottrina, perché la vita non venga fuori?

Dov’è il mio cuore? A quale di queste persone io assomiglio? Che questa domanda ci accompagni durante tutta la settimana.



giovedì 22 marzo 2018

Non credo più in Dio

IL GRANELLINO🌱
(Gv 8,31-42)
Così esclamano molti della generazione di oggi: "Non credo più in Dio. Non credo più nei preti. Non credo più in un'altra vita. Con la morte tutto finisce. Finalmente sono libero da leggi e norme che mi soffocavano. Ora vivo come meglio mi pare". In realtà chi afferma di non credere più in Dio e nella vita eterna non vive libero, ma vive da schiavo perchè è diventato schiavo di qualcuno o qualcosa.

Quanti schiavi in questa generazione! Ogni giorno, andando in giro per la predicazione, incontro gente che vive schiava sotto il potere malefico di qualche Faraone. Qual è il Faraone che oggi ti schiavizza? Forse tuo marito che ti costringe a vivere una sessualità non secondo le vie di Dio e ti fa sentire sporca, senza avere il coraggio di dire 'No' perchè hai paura di perderlo? 

Forse il tuo Faraone è il cibo che ti ha reso obeso a tal punto da non poter più camminare? Forse il tuo Faraone è l'alcool, la droga o il gioco d'azzardo? Si diventa schiavi di questi Faraoni quando si arriva a dire che senza di essi non si può vivere.

Qual è il tuo Faraone? Forse la paura della morte che ti ha paralizzato e non sai più sorridere? Qual è il tuo Faraone? Forse l'accumulo di danaro che ti fa lavorare giorno e notte? 

Qual è il tuo Faraone? Forse il vivere la tua religiosità in maniera maniacale? Chi ti ha reso schiavo? Forse la lettura quotidiana dell'oroscopo, la frequentazione del mago o della cartomante nelle cui mani hai affidato la tua vita?

Siamo veramente liberi quando siamo capaci di dire 'no' al male e 'sì' a ciò che è gradito a Dio. Gesù ci ha rivelato e insegnato ciò che è gradito a Dio. Ecco perché siamo esortati a dire ECCO, SI COMPIA IN ME LA TUA PAROLA, SIGNORE! dopo aver ascoltato il Vangelo.


 Il grande problema in questa generazione è che molti dicono: "Nessuno mi dica quello che è buono per me. Sono io a decidere quello che è buono o cattivo per me". L'uomo non illuminato dalla Parola di Dio persegue le vie dei sensi e non quelle dello Spirito. Una cosa è certa: Chi segue le vie dei sensi diventa psicosomatico, paranoico, schizofrenico, possessivo, avaro, lussurioso, nevrotico, bipolare, narcisista e pieno di fobie. Quale di queste infermità dello Spirito ti appartiene? Se nessuna di esse ti appartiene, rimani nell'amore di Gesù osservando la sua Parola e sarai l'uomo più libero di questo mondo. Amen. Amen.
(P. Lorenzo Montecalvo dei Padri Vocazionisti)






domenica 18 marzo 2018

L'ora di Gesù è l'ora del suo passaggio da questo mondo al Padre...



Quinta domenica di quaresima -Anno B – 2018
Nella liturgia di questa domenica celebriamo l'ora di Gesù, della sua glorificazione che non avviene come gli uomini avrebbero voluto, ma nell'amore e nell'obbedienza. L'ora di Gesù, non ci sono dubbi, è l'ora del passaggio di Cristo da questo mondo al Padre.

Nella prima lettura il profeta Geremia ci annuncia come per noi ci sarà una nuova alleanza, il Signore farà con noi una alleanza non più scritta su pietra ma metterà dentro di noi la sua legge, la metterà nel nostro cuore, non avremmo più bisogno di studiare ma solo ascoltare quello che il Signore ci dice.

Nella lettera agli ebrei,
seconda lettura, ci viene presentato un Cristo che nell'ora della morte si manifesta non come un Dio, non affronta la morte con la forza, ma in tutta la sua umanità. chiede nell'ora suprema di allontanare da lui la prova del suo sacrificio, sente tutta la miseria della morte che solo lui che conosce tutto può comprendere sino in fondo e l'offre al Padre nell'obbedienza più completa.
Obbedienza significa ascoltare quello che il Signore ci dice e seguire, in piena libertà, la sua volontà. Obbedire al Signore non significa fare solo quello che lui ci dice, ma seguirlo con gioia nell'amore.
Nel Vangelo l'apostolo Giovanni racconta di alcuni greci che, saliti per il culto nella festa, chiedono a Filippo di vedere Gesù. Vogliono incontrare Gesù perché hanno sentito parlare di lui quale maestro autorevole e profeta capace di operare segni. Gesù informato del fatto da Andrea sembra non interessarsi a loro, intraprende invece un discorso di vita, mentre si avvicinava l’ora della sua morte.
Dal libro del profeta Geremia 31, 31-34
"Ecco, verranno giorni – oracolo del Signore –, nei quali con la casa d’Israele e con la casa di Giuda concluderò un’alleanza nuova. Non sarà come l’alleanza che ho concluso con i loro padri, quando li presi per mano per farli uscire dalla terra d’Egitto, alleanza che essi hanno infranto, benché io fossi loro Signore. Oracolo del Signore. Questa sarà l’alleanza che concluderò con la casa d’Israele dopo quei giorni – oracolo del Signore –: porrò la mia legge dentro di loro, la scriverò sul loro cuore. Allora io sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo. Non dovranno più istruirsi l’un l’altro, dicendo: “Conoscete il Signore”, perché tutti mi conosceranno, dal più piccolo al più grande – oracolo del Signore –, poiché io perdonerò la loro iniquità e non ricorderò più il loro peccato".
La nuova alleanza potrà avvenire solo attraverso la morte e risurrezione del Cristo salvatore, il Signore non ricorderà più i nostri peccati, perché attraverso l'amore tutto viene perdonato.
Nel salmo responsoriale l'uomo chiede al Signore di "creargli un cuore puro" capace di amare veramente, gli chiede perdono di tutti i suoi peccati e di concedergli il suo Spirito, promette di annunciare a tutte le genti, con umiltà, le sue vie affinché esse possano tornare a Lui.
Dalla lettera agli Ebrei Eb 5,7-9
Nei giorni della sua vita terrena egli offrì preghiere e suppliche, con forti grida e lacrime, a Dio che poteva salvarlo da morte e, per il suo pieno abbandono a lui, venne esaudito. Pur essendo Figlio, imparò l’obbedienza da ciò che patì e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono, essendo stato proclamato da Dio sommo sacerdote secondo l’ordine di Melchìsedek.”
Gesù chiede nell'ora suprema di allontanare da lui la prova del suo sacrificio, sente tutta la miseria della morte che solo lui che conosce tutto può comprendere sino in fondo e l'offre al Padre nell'obbedienza più completa.
Obbedienza significa ascoltare quello che il Signore ci dice e seguire, in piena libertà, la sua volontà. Obbedire al Signore non significa fare solo quello che lui ci dice, ma seguirlo con gioia nell'amore.
Dal Vangelo di Giovanni 12,20-33
"Tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c’erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo vedere Gesù». Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. Gesù rispose loro: «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà. Adesso l'anima mia è turbata ,che cosa dirò?
Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome». Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!».
La folla, che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato». Disse Gesù: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me». Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire".
Non sappiamo se i Greci avevano capito ciò che Filippo e Andrea avevano riferito perchè Gesù continuava a parlare della sua ora, del significato di quanto sarebbe accaduto. “È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato”, così risponde ad Andrea e Filippo e indirettamente alla richiesta dei greci. La loro domanda sembra non avere risposta ma un significato importante ce lo dà il monologo di Gesù: era necessario che il Figlio dell’uomo fosse innalzato in croce e alla gloria perché anche i pagani potessero vedere Gesù con l’occhio della fede e godere i frutti della redenzione.
Questa è l’ora della glorificazione di Gesù, l’ora della glorificazione del Padre in Gesù: la missione di Gesù sarà presto compiuta non senza la debolezza dell’uomo che era in lui: la mia anima è turbata, è giunta la mia ora.
La sua morte è come il chicco di grano che caduto sulla terra dovrà essere macerato dalla terra stessa e morire per portare frutto. Così anche il Cristo porterà la salvezza a tutti gli uomini solo con la sua morte, segno non di glorificazione ma di sconfitta.
Sulla croce Cristo non cerca la sua glorificazione ma la glorificazione dell'Amore, la glorificazione del Padre. Il Padre glorifica a sua volta Gesù. “L'ho glorificato e lo glorificherò ancora”.
Nelle sue parole, un invito per chi lo seguirà:”Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna.
Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà”.
La gente che lo circonda non si rende conto del valore della missione di Gesù. Il mistero pasquale si caratterizza per il giudizio che esprime sul principe del questo mondo, Satana.
Sembra che Satana abbia vinto, ma è arrivato il giudizio vero, il principe di questo mondo sarà gettato fuori. Dalla croce Gesù attirerà tutti a sé. La croce da simbolo di vergogna e di martirio diventerà segno di vittoria.

Nell'ora della morte tutti se ne andranno, non resterà nessuno, solo Giovanni oltre le donne, perché avevano compreso quello che gli altri non erano riusciti a vedere. Il Cristo innalzato attirerà a sé tutti gli uomini.
La nostra salvezza, annunciata da Geremia, avverrà solo se nei momenti quando la croce si presenta sapremo prenderla e portarla come Gesù
Comprendiamo il vero significato della nuova alleanza che Cristo ha fatto con ciascuno di noi, e che per questa alleanza ci sentiamo dei perdonati e dei salvati?
Siamo disposti a farci trasformare dalla "Parola" come il chicco che trasformato produce frutto, o preferiamo vivere la vita come si presenta?

sabato 17 marzo 2018

Quanto difficile ci è a volte soffermarci per riflettere e vegliare su noi stessi

INCONTRI CON LA PAROLA

L'esame di maturità spirituale (Giacomo 3, 2-12)
di don Luciano





Ricordo di aver letto questo episodio riferito ai Padri del deserto. Un giorno si presentò a un santo monaco un uomo semplice, di nome Pambo.
Costui chiese all'uomo di Dio di insegnargli le Scritture. Il monaco allora cominciò a leggere a Pambo la prima strofa del Salmo 38:

«Ho detto: "Veglierò sulla mia condotta
per non peccare con la mia lingua;
porrò un freno alla mia bocca
mentre l'empio mi sta dinanzi"».

Appena il monaco ebbe letto questo versetto, Pambo si alzò e si congedò da lui dicendo che aveva già sentito abbastanza della Scrittura, e che sarebbe tornato a sentire il resto appena avesse imparato quel primo versetto.

Il monaco aspettò mesi, ma Pambo non si rifece vivo. Finalmente, un giorno il santo monaco incontra casualmente Pambo, e gli chiese dove fosse stato durante tutto quel tempo. Pambo rispose che stava ancora imparando la prima strofa del Salmo 38 a riguardo della lingua.

Quarantanove anni dopo, una persona chiese a Pambo come mai la sua conoscenza della Scrittura si limitasse a quell'unico versetto. E la risposta fu: "Lo sto ancora imparando!"
"Ne uccide più la lingua che la spada!" - E' un proverbio che tutti quanti abbiamo purtroppo sperimentato, tanto come uccisori quanto come vittime.

Dio ha qualcosa da dirci a questo riguardo nella lettera di Giacomo. In Giacomo 3, 2 sta scritto che “tutti quanti manchiamo in molte cose”. Poi Dio continua: “Se uno non pecca nel parlare, è un uomo perfetto, capace di tenere a freno anche tutto il corpo. Quando mettiamo il morso in bocca ai cavalli perché ci obbediscano, possiamo dirigere anche tutto il loro corpo. Ecco, anche le navi, benché siano così grandi e vengano spinte da venti gagliardi, sono guidate da un piccolissimo timone dovunque vuole chi le manovra.Così anche la lingua: è un membro piccolo ma può vantarsi di grandi cose. Ecco: un piccolo fuoco può incendiare una grande foresta! Anche la lingua è un fuoco, il mondo del male”

Dio dice che quando si riesce a controllare la lingua, si riesce contemporaneamente a controllare anche tutto il resto! Ci sono tanti modi per peccare, ma Dio afferma che controllare i peccati che si commettono con la propria lingua è la prova numero 1 che una persona è davvero cresciuta spiritualmente, è il segno sicuro che la signoria di Gesù Cristo ha conquistato anche il più piccolo angolo del nostro cuore ribelle.

Sentite come Dio dice le cose senza fronzoli:
«Infatti ogni sorta di bestie e di uccelli, di rettili e di esseri marini sono domati e sono stati domati dalla razza umana, ma la lingua nessun uomo la può domare: è un male ribelle, è piena di veleno mortale. Con essa benediciamo il Signore e Padre e con essa malediciamo gli uomini fatti a somiglianza di Dio, dalla stessa bocca esce benedizione e maledizione.
Non-dev'essere così, fratelli miei!Può forse, miei fratelli, un albero di fichi proddurre olive o una vite produrre fichi?
Così una sorgente salata non può far sgorgare dallo stesso getto acqua dolce e amara?» (Giacomo 3,7-11).
E adesso andiamo tutti a confessarci!
Ricordo che alla morte di uno dei nostri santi fratelli che, dopo aver speso la sua vita in missione era stato mandato a fare il portinaio in una nostra casa di formazione, il commento dei nostri studenti fuunanime: "Non l'ho mai sentito parlare male di nessuno!"

Se vuoi, con la potenza di Cristo, puoi controllare la tua lingua, e con essa ogni altra parte della tua vita. E' arrivato davvero il momento nel quale devi concentrare tutta la forza che ti viene da Gesù per superare il tuo esame di maturità spirituale - quello del controllo della tua lingua!


Vi accompagno con la preghiera, sempre con riconoscenza e affetto

don Luciano

mercoledì 28 febbraio 2018

Fede: tra luce e tenebra

Tra luce e tenebra

(Gianfranco Ravasi, Mattutino di Avvenire del 23 ottobre 2003)


"La fede è un intreccio di luce e di tenebra: possiede abbastanza splendore per ammettere, abbastanza oscurità per rifiutare, abbastanza ragioni per obiettare, abbastanza luce per sopportare il buio che c'è in essa, abbastanza speranze per contrastare la disperazione, abbastanza amore per tollerare la sua solitudine e le sue mortificazioni. Se non avete che luce, vi limitate all'evidenza; se non avete che oscurità, siete immersi nell'ignoto. Solo la fede fa avanzare".

In un articolo che sto leggendo m'imbatto in questa riflessione del teologo e autore spirituale francese Louis Evely. Alcuni sono convinti che la fede sia solo luce, certezza, evidenza e ignorano che Abramo sale verso la vetta del Moria armato, sì di fede, ma anche di paura e col cuore segnato dall'oscurità. 

Così sarà per Giobbe, il credente che lotta con Dio . Se fosse solo evidenza, allora la fede sarebbe solo una variante della matematica o della geometria. Se fosse solo tenebra, allora sarebbe l'anticamera della disperazione.

Credere è, invece, "avanzare" come dice Evely, è rischiare. E' per questo suo "intreccio di luce e di tenebra" che la fede non ammette il fanatismo, che è una sua orribile scimmiottatura, ma non cade neppure nel dubbio sistematico, riducendosi a mera e sconsolata domanda. 

Quando, perciò, il cielo s'oscura, non temiamo di aver perso necessariamente la fede; quando la luce è sempre e solo evidente, interroghiamoci sul Dio che stiamo seguendo, per non cadere nell'illusione.

Vorrei concludere ancora con Evely che così definisce la sua fede: "Grazie a quello che di Te conosco, credo in Te per ciò che non conosco ancora, e, in virtù di quello che ho già capito, ho fiducia in Te per ciò che non capisco ancora".

lunedì 26 febbraio 2018

è cambiato quando si è incontrato faccia a faccia con Gesù Cristo!



INCONTRI CON LA PAROLA di don Luciano

Gabriele , il musulmano

(Romani 1, 16-17)

Io infatti non mi vergogno del Vangelo, perché è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede, del Giudeo prima, come del Greco. In esso infatti si rivela la la giustizia di Dio, da fede a fede, come sta scritto: “Il giusto per fede vivrà”.



Molte delle persone che ci aiutano nel lavoro con i ragazzi di strada sono protestanti. Ogni giorno, dopo aver congedato i ragazzi, dedichiamo l'ultima ora della giornata lavorativa alla preghiera.
Leggiamo la Parola di Dio e la condividiamo. Una delle nostre collaboratrici protestanti, che viene da un villaggio dell'interno, un pomeriggio ha condiviso questa esperienza. Nella sua chiesa c'è un
gruppo che distribuisce Bibbie. L'incaricato del gruppo si chiama Gabriele - il nome è davvero appropriato per chi porta in giro la Parola, no?

Il loro gruppo vende Bibbie a basso prezzo, in modo che tutti possano comprarle. Il problema è che, essendo una zona molto povera, alcune delle persone del villaggio usavano la carta sottile
in cui la Bibbia era stampata per farsi le sigarette! Infatti uno dei potenziali clienti di Gabriele gli si era avvicinato dicendo:
"Io compro una delle vostre Bibbie. Ma devo essere onesto: la uso per fumarmela". Gabriele gli diede una risposta angelica: "Non ci sono problemi. Ma mi devi promettere che prima di fumarti una pagina, te la leggi". L'uomo promise, e comprò una copia dei Vangeli.

Quando Gabriele rivide quell'uomo circa un anno dopo, gli chiese che fine avesse fatto il Vangelo che aveva comprato. L'uomo rispose: "Bé, ho letto Matteo, e me lo sono fumato. Ho letto Marco e me lo sono fumato. Ho letto Luca, e mi sono fumato anche quello. Poi ho letto
Giovanni, e ho smesso di fumare. Perché ho trovato quella frase dove Gesù dice ai Dodici: "Forse anche voi volete andarvene?". Gli rispose Simon Pietro: "Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna; e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio" (Giovanni 6, 67-69).

 


 Nella mia vita ho sperimentato che, alla fine, l'unica cosa che cambia veramente le persone e le situazioni è la Parola di Dio, ossia Gesù Cristo. Tutto il resto, pur bello e prezioso, è più o meno
cosmesi. E il Vangelo ci annuncia un messaggio molto semplice: che Dio è Padre e ci ama tanto da aver mandato nel mondo il Suo unico Figlio a morire in croce al posto tuo e mio, in modo che – vivendo per Lui - lo Spirito Santo possa trasformare la nostra vita.

Tu e io viviamo in un mondo dove si stanno combattendo battaglie sacrosante - contro la pornografia, l'aborto, la violenza presente nei mass media, l'intolleranza religiosa, le minacce alla famiglia, il relativismo morale, gli stili di vita anticristiani -.

Mi fermo qui, ma la lista è molto lunga. E' importante fare propri i comportamenti di Gesù, i valori di Gesù, i limiti che Gesù ha posto - non importa se la cultura in cui viviamo dice il contrario. E bisogna fare tutto questo con grande amore.
Ma dobbiamo ricordare che c'è solamente un'arma che cambia realmente le cose, che cambia le persone, che cambia una cultura. Dio ce lo ha detto in Romani 1, 16-17: “Io infatti non mi vergogno del vangelo, poiché è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede, del Giudeo prima e poi del Greco. E' in esso che si rivela la giustizia di Dio
[ossia, la fedeltà di Dio].

Dio dice che la Sua salvezza, la Sua giustizia - ossia la fedeltà alle Sue promesse -, l'unica trasformazione possibile, avviene solo attraverso persone che si sono incontrate col Vangelo. Proprio come la persona che aveva comprato il Vangelo da Gabriele. Non ha smesso di fumare perché ha partecipato a un corso contro il fumo; è cambiato quando si è incontrato faccia a faccia con Gesù Cristo!
Il Vangelo rimane ancora - assieme alla preghiera - la più grande forza al mondo capace di cambiare la vita, le famiglie, le situazioni! Perché cambia le persone dal di dentro.

I primi cristiani conoscevano l'infinito potere del Vangelo. In una cultura molto più depravata della nostra, l'arma di combattimento che hanno scelto non sono stati i favori dei politici o i programmi pastorali ben fatti o la protesta. Hanno invece presentato Gesù Cristo crocifisso e una tomba vuota! Tutti i dittatori che si sono succeduti nei secoli sapevano bene che il vero potere è nel Vangelo.
Per questo hanno fatto di tutto pur di metterlo a tacere.

In un mondo che si va sempre più allontanando da Gesù Cristo, la tiepidezza non è più accettabile. Dobbiamo assumere una posizione, con amore. Ma dobbiamo combattere con l'unica arma che ha veramente il potere di cambiare le cose - la dirompente storia di Gesù Cristo e della Sua croce. Il Vangelo di Gesù Cristo, l'unica cosa che la Bibbia chiama potenza di Dio!

Esiste nella Parola di Dio un terribile rimprovero di Gesù: Voi vi ingannate, non conoscendo né le Scritture né la potenza di Dio (Matteo 22, 29).


I programmi e le iniziative pastorali vanno bene - ma quello che veramente cambia la situazione
è che tu ti innamori della Parola e spenda te stesso per portarla agli altri!

Vi accompagno con la preghiera, sempre con riconoscenza e affetto

don Luciano

mercoledì 24 gennaio 2018

Dio sa come e quando si devono abbattere i muri



Vorrei raccontare la rabbia che segue alla costruzione di muri, rabbia dei poveri; vorrei raccontare l'indifferenza dei potenti della terra pur di raggiungere ciò che vogliono: indifferenza che grida vendetta, gustizia che farà nascere l'amore.

Muri da abbattere, di don Luciano
Risultati immagini per muri da abbattere

Se c'era un simbolo degli anni della Guerra Fredda e del mondo diviso tra il blocco comunista e quello democratico - ebbene, quel simbolo era il muro di Berlino. Alcune delle immagini più drammatiche della seconda metà del XX secolo hanno quel muro come protagonista -
il muro che il governo comunista costruì per dividere Berlino est dalla democratica Berlino ovest. Abbiamo visto anche noi le foto del muro sovrastato da filo spinato, sorvegliato da guardia armate, e della gente che ha fatto di tutto pur di scavalcare quel muro, perdendo anche la vita. Io penso di essere stato come tutte le persone di questo mondo - ossia non avrei mai pensato che il muro di
Berlino potesse un giorno crollare. Nessuno di noi immaginava come o che cosa avrebbe potuto abbattere tale muro. Ma prova ad andare adesso a Berlino - il muro non c'è più. Ed è stato frantumato nel giro di poche ore. Quel muro che pensavamo fosse intoccabile adesso è sparito.

Magari ora c'è un muro nella tua vita che sembra debba rimanerci lì per sempre. E' persino impossibile pensare come o che cosa lo possa abbattere. Ma Dio è uno specialista in demolire muri che sembrano infrangibili. E' da tantissimo tempo che li sta buttando giù.

Il popolo ebreo viveva da 70 anni deportato in una terra straniera. Vivevano sotto le leggi di un re pagano, Ciro - ed era davvero duro persino immaginare che un giorno sarebbero potuti tornare a casa. Ma in Esdra 1, 1 e seguenti la Bibbia dice: «Nell'anno primo del regno di Ciro, re di Persia, perchè si adempisse la parola che il Signore aveva detto per bocca di Geremia, il Signore destò lo spirito di Ciro re di Persia».
 Rileggete, prego: «Il Signore destò lo spirito di Ciro re di Persia». E la Bibbia continua: «il quale fece passare quest'ordine in tutto il suo regno, anche con lettera: "Così dice
Ciro re di Persia: Il Signore, Dio del cielo, mi ha concesso tutti i regni della terra; egli mi ha incaricato di costruirgli un tempio in Gerusalemme, che è in Giudea. Chi di voi proviene dal popolo di lui?
Il suo Dio sia con lui; torni a Gerusalemme, che è in Giudea, e ricostruisca il tempio del Signore Dio d'Israele: egli è il Dio che dimora a Gerusalemme. Ogni superstite in qualsiasi luogo sia
immigrato, riceverà dalla gente di quel luogo argento e oro, beni e bestiame con offerte generose per il tempio di Dio che è in Gerusalemme"»
.

Sembra incredibile. E' proprio come se fosse venuto giù il muro di Berlino. Ma Dio aveva toccato cuore del più potente uomo di quel tempo. E il muro tra i Persiani e gli Ebrei si è
schiantato al suolo.

Ora questo tipo di miracolo è riportato tantissime volte nelle Scritture. Dio ha cambiato il cuore del Faraone che ha lasciato partire gli ebrei - la sua più grande forza lavoro - che si sono così
affrancati dalla schiavitù d'Egitto. E chi lo avrebbe mai pensato?

Quando Saul non voleva accettare di diventare il primo re d'Israele, la Bibbia dice: «Dio gli mutò il cuore» (1 Samuele 10, 9).

Quando Dio ha voluto che Pietro annunciasse il vangelo a un comandante militare
pagano - e Pietro non voleva proprio mischiarsi con i pagani - Dio ha abbattuto il grosso muro di Pietro che si chiamava pregiudizio.
Attraverso una visione, Dio ha frantumato quel muro, e Pietro è andato di tutto cuore in territorio pagano a parlare di Gesù.
Leggetelo nel bellissimo capitolo 10 degli Atti degli Apostoli.
Quando Saulo di Tarso era deciso a spazzare via il cristianesimo prima che si diffondesse, Dio ha cambiato il cuore del persecutore in un cuore di discepolo - in un momento.


Muri. Muri che sembravano infrangibili. Muri impossibili. Cose che sembrano che non cambieranno mai. Dio è uno specialista in questo tipo di demolizioni. E in questo momento ti sta  chiamando a pregarLo con fede, perchè Lui possa abbattere un muro che sbarra la tua vita.
Forse è un muro che si chiama rapporto sbagliato, o una persona che non vuole accettare Gesù Cristo nella sua vita, forse è un figlio o una figlia che sembra non debbano mai abbandonare la loro vita da figli prodighi, o un vizio che si frappone fra te e Dio - insomma, ogni muro che sbarra la volontà e l'agire di Dio nella tua vita.


Mettiti davanti a questo muro armato con la forza della preghiera, e scaglia contro di esso la forza dirompente dello Spirito Santo. Con la preghiera Dio ha abbattuto anche le mura di Gerico! Prega
specialmente perchè Dio cambi i cuori - il tuo e quello degli altri.
I miracoli di Dio che schianta i muri spesso cominciano con il cambiamento di un cuore che prima sembrava ostinato.


Risultati immagini per nella vita incontrerai pietre...Non preoccuparti di quanto alto sia il muro, di quanto lungo sia o da quanto tempo sia lì - quel muro cadrà. Se Dio vuole che cada e se tu credi che Lui lo possa fare, quel muro crollerà. Perchè la
preghiera e la carità ottengono tutto!

Vi accompagno con la preghiera, sempre con riconoscenza e affetto

don Luciano

giovedì 21 dicembre 2017

Buon Natale, il SIGNORE ci viene presentato bambino, ma ora ci attende nella gloria del Padre.


N A T A L E  D E L  S I G N O R E - ANNO B – 25 DICEMBRE 2017
Carissimi amici, Buon Natale! Non ho voluto fare commento alle letture di oggi: leggetele e commentatele ognuno per conto suo o con amici. Sono certo che lo farete perché sapete farlo dopo tanti anni di esercizio.
Con il Natale finisce questo primo ciclo di Avvento. L'epifania ogni festa porterà via, ma non la nostra gioia di ascoltare, meditare la Parola di Dio. Per le prossime domeniche dopo Natale, per favore e per vostra letizia cercate di seguire con attenzione e con fede le letture liturgiche.
Da parte mia , assieme a voi, riprenderemo l'ascolto durante il periodo di quaresima in attesa della Pasqua, del Risorto. Celebreremo così i due momenti forti della nostra fede. Non facciamoci rubare le nostre feste seguendo ciò che il mondo offre con i suoi richiami mondani , affascinanti, di piacere. La nostra  gioia sia serena, allegra consapevoli di una fede in Dio amoroso e misericordioso.

Prima letture ISAIA 9,1-6


Il popolo che camminava nelle tenebre
ha visto una grande luce;
su coloro che abitavano in terra tenebrosa
una luce rifulse.
Hai moltiplicato la gioia,
hai aumentato la letizia.
Gioiscono davanti a te
come si gioisce quando si miete
e come si esulta quando si divide la preda.
Perché tu hai spezzato il giogo che l'opprimeva,
la sbarra sulle sue spalle,
e il bastone del suo aguzzino,
come nel giorno di Madian.
Perché ogni calzatura di soldato che marciava rimbombando
e ogni mantello intriso di sangue
saranno bruciati, dati in pasto al fuoco.
Perché un bambino è nato per noi,
ci è stato dato un figlio.
Sulle sue spalle è il potere
e il suo nome sarà:
Consigliere mirabile, Dio potente,
Padre per sempre, Principe della pace.
Grande sarà il suo potere
e la pace non avrà fine
sul trono di Davide e sul suo regno,
che egli viene a consolidare e rafforzare
con il diritto e la giustizia, ora e per sempre.
Questo farà lo zelo del Signore degli eserciti.



Dalla lettera dell'apostolo Paolo a Tt 2,11-14 

Risultati immagini per Il Signore metterà in noi il desiderio di cambiare il cuoreÈ apparsa infatti la grazia di Dio, che porta salvezza a tutti gli uomini e ci insegna a rinnegare l'empietà e i desideri mondani e a vivere in questo mondo con sobrietà, con giustizia e con pietà, nell'attesa della beata speranza e della manifestazione della gloria del nostro grande Dio e salvatore Gesù Cristo. Egli ha dato se stesso per noi, per riscattarci da ogni iniquitc 1,2à e formare per sé un popolo puro che gli appartenga, pieno di zelo per le opere buone.





Dal Vangelo di Lc 1,26-38
In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria. Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città. Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta. Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c'era posto nell'alloggio.


C'erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all'aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, ma l'angelo disse loro: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia». E subito apparve con l'angelo una moltitudine dell'esercito celeste, che lodava Dio e diceva: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama».



domenica 10 dicembre 2017

La strada verso Dio


SECONDA DOMENICA DI AVVENTO – ANNO B- 10 dicembre 2017


dal Vangelo di Marco 1,1-8
Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio.
Come sta scritto nel profeta Isaìa:
«Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero:
egli preparerà la tua via.
Voce di uno che grida nel deserto:
Preparate la via del Signore,
raddrizzate i suoi sentieri»,
vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati.
Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati.
Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».
(dal Vangelo di Marco 1,1-8)

Da dove viene Dio?
Dal cielo? Da una realtà completamente lontana e diversa dalla nostra?
Sembra proprio di sì, anche perché se guardiamo bene bene quello che succede nel mondo degli uomini, compreso il mondo religioso fatto di istituzioni, regole, tradizioni, Dio che è perfezione assoluta e bontà infinita, sembra davvero centrare poco.
Se pensiamo a Dio lo collochiamo lontano e separato da tutto cioè che è umano (la parola “sacro” indica proprio questo, ed è opposta alla parola “profano”) a volte così tanto da pensare che in fondo non esista nemmeno.

Le religioni fin dall’inizio della storia umana si sono fondate su questa convinzione che Dio è “oltre” e “altro” rispetto la dimensione umana. I Templi, luoghi sacri, con i loro riti erano il segno di questa separazione tra le divinità e gli esseri umani, e che solo qualche volta veniva superata.

L’evangelista Marco inizia il suo racconto con questa affermazione che è la sintesi di tutto il suo Vangelo ed è anche la sintesi della rivelazione cristiana su Dio: “inizio del Vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio”.

La parola Vangelo indica “buona notizia”, dove la notizia è proprio che per arrivare a Dio si parte da Gesù e non da Dio. La buona notizia (che è anche al cuore del Natale al quale ci prepariamo) è che Dio parte nel farsi conoscere non da qualcosa che è oltre e irraggiungibile per la mente e l’esperienza umana, ma parte da un uomo, Gesù di Nazareth. Questo uomo nel corso della sua storia si rivelerà prima come Cristo e infine come Figlio di Dio, cioè Dio stesso che si relazione con l’uomo.
Il percorso verso Dio quindi parte dal basso, proprio dalla nostra dimensione umana, dentro la quale è vissuto Gesù.

Giovanni Battista è il primo a entrare in campo nel racconto dell’Evangelista Marco. E’ un profeta, cioè uno che senza paura indica la strada di Dio agli uomini. Il suo invito è quello di cambiare mentalità e modo di agire. Confessare i proprio peccati non è altro che riconoscere che siamo esseri umani e non divinità. Il peccato ci ricorda che siamo fatti di carne e siamo limitati. Ma proprio a partire da questo possiamo riconoscere che dentro la vita umana ci sono segni di speranza che rimandano a qualcosa di più grande, ad un amore che non è del tutto cancellato dalla storia umana. Marco ci dice che tutti gli abitanti di Gerusalemme escono dalla città santa che aveva il grande Tempio e tutti i segni e i riti della religione, per andare nel deserto e iniziare una nuova strada di verso Dio. Giovanni indica la strada senza pretendere di essere lui il fine di questa strada, che è invece l’uomo Gesù.

Questa settimana in parrocchia abbiamo incontrato Paolo che da più di 20 anni si occupa di persone carcerate. Insieme ad un gruppo di volontari entra nel carcere di Verona creando percorsi con gruppi di spiritualità per i carcerati che lo desiderano. Le nostre carceri, anche se siamo nel 2017, sono ancora luoghi dove l’umanità rischia di essere totalmente assente, perché pensate solo come luogo di punizione e non sempre di riabilitazione. 

Ecco allora l’impegno di Paolo e degli altri di entrare e cercare di “riattivare” il bene che c’è in ogni uomo, anche in colui che ha sbagliato. La strada verso il cielo passa anche da una cella, dove il cielo dentro e sopra il carcerato è spesso molto piccolo. Mi ha colpito la testimonianza di Paolo che mette la motivazione in quello che fa in un amore totale per la persona umana, qualsiasi storia abbia, anche fatta di errori e crimini.

La buona notizia è dunque proprio questa del Vangelo di Gesù: la strada verso Dio parte dall’uomo, ogni uomo. Anche da me.
Giovanni don