giovedì 29 ottobre 2015

Sei tra gli uomini o donne più potenti del mondo?...Potrai diventarlo se...


Come diventare le persone più potenti del mondo
 di don Luciano, in Incontri con la parola

Essere Vicepresidenti è uno dei compiti più importanti e più delicati che ci siano in una grande azienda. Spesso essi giocano un ruolo fondamentale nelle scelte strategiche di una società. Ci vuole
abilità e competenza per gestire la vicepresidenza; l'azienda ideale è quella nella quale il Presidente delega molti dei suoi poteri e responsabilità al Vicepresidente, perché sa che non aspira a
rubargli la posizione.

Una volta uno ha detto che il Vicepresidente ideale dovrebbe essere vicino alla pensione, e possibilmente con qualche problema serio di salute, così non ha molte ambizioni.
Perché sono posizioni in cui è determinante il fattore ambizione, il fattore gelosia, il fattore invidia, allora se a uno non gli interessa il potere, significa che glielo si può dare tranquillamente.

A essere onesto non so quanti siano i vicepresidenti che non aspirino a salire al gradino più alto del podio. Ma spesso succede una cosa strana. In un certo senso, quanto meno uno aspira al potere tanto più egli si trova potente, influente. Questo succede quando sei uno di quelli che Gesù chiama «servi». 

L'ex Segretario Generale delle Nazioni Unite, Perez de Cuellar, definì una volta Madre Teresa di

Calcutta "la donna più potente del mondo". 

Quando non ti curi della tua posizione... quando non sei interessato a farti 

strada o ad avere gli altri al tuo servizio - bene, gli altri abbassano le loro 

difese e

allora tu puoi fare la differenza nella loro vita.



Chiaro che Gesù era specialista nel fare questo. In Matteo 20,25-28 Gesù risponde all'ambizione dei suoi discepoli che volevano occupare i primi posti nel Suo regno, e dice: «I capi delle nazioni, voi lo sapete, dominano su di esse e i grandi esercitano su di esse il potere. Non così dovrà essere tra voi; ma colui che vorrà diventare grande tra voi, si farà vostro servo, e colui che vorrà essere il
primo tra voi, si farà vostro schiavo; appunto come il Figlio dell'uomo, che non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti»
.

La sorprendente strada per avere una forte influenza sulla vita delle persone è essere al loro servizio, mettendo via le tue ambizioni, i tuoi bisogni, la tua comodità, la tua posizione. Quando fai questo, la gente ti apre la sua vita - perché vede che sei lì per loro, e non per fare i tuoi interessi. Loro si rilassano perché capiscono che non sei lì per usarli o per metterli sotto o per farli fuori, sei lì per servirli. E tanto più il mondo usa le persone, quanto più meraviglia e fa la differenza chi serve gli altri.

Hai questo potere che deriva dal servizio nella vita della tua famiglia? Ti vedono come quello che è completamente dedito al loro bene... ai loro bisogni?

I tuoi colleghi si sentono a loro agio con te perché sanno che sei interessato al loro successo... e non solamente al tuo? Se è così puoi scommettere che si confideranno con te.

E che dire della comunità, del gruppo o delle attività 

parrocchiali in cui sei impegnato? 

Fai sentire loro che sei importante o li fai sentire

 importanti? 

Li usi per far andare avanti i tuoi programmi o sono

loro il tuo programma?


Servire è la maniera più potente per costruire un ponte tra te e chi ti sta a cuore. Anche nel parlare di Gesù. Gli altri alzano le barricate se percepiscono che li vuoi convertire o portare dalla tua
parte, ma non possono resistere a uno che continuamente mostra che gli sta a cuore il loro bene, oggi, e per sempre.

Uno stile di vita di servizio può guarire un matrimonio, riguadagnare un figlio, abbattere muri che sembravano indistruttibili, o aprire i cuori più induriti.

Se non ti interessa il potere ma il servizio, allora sei sulla buona strada per diventare una delle persone più potenti del mondo!

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lunedì 19 ottobre 2015

Toro Bravo e Nube Azzurra vogliono sposarsi, ma...

IL GUFO CONSIGLIA


Pensieri del Gufo

Su una vecchia quercia stava un vecchio Gufo
Più sapeva e più taceva
  Più taceva e più sapeva...


Racconta una leggenda sioux che, una volta, Toro Bravo e Nube Azzurra
giunsero tenendosi per mano alla tenda del vecchio stregone della tribù e gli chiesero:
«
Noi ci amiamo e ci vogliamo sposare.
Ma ci amiamo tanto che vogliamo un consiglio che ci garantisca di restare per sempre uniti,
che ci assicuri di restare l'uno accanto all'altra fino alla morte. Che cosa possiamo fare?».

 E il vecchio, emozionato vedendoli così giovani e così innamorati, così ansiosi di una parola bella, disse:
«Fate ciò che dev'essere fatto. Tu, Nube Azzurra, devi scalare il monte al nord del villaggio. Solo con una rete, devi prendere il falco più forte e portarlo qui vivo,
il terzo giorno dopo la luna nuova.
E tu, Toro Bravo, devi scalare la montagna del tuono; in cima troverai  la più forte di tutte le aquile. Solo con una rete prenderla e portarla a me, viva!».

I giovani si abbracciarono teneramente e poi partirono per compiere la missione.
Il giorno stabilito, davanti alla stregone, i due attendevano con i loro uccelli.
 Il vecchio li tolse dal sacco e costatò che erano veramente begli esemplari degli animali richiesti.
 «E adesso, che dobbiamo fare?», chiesero i giovani».
Prendete gli uccelli e legateli fra loro per una zampa con questi lacci di cuoio.
Quando saranno legati, lasciateli andare perché volino liberi».

Fecero quanto era stato ordinato e liberarono gli uccelli.
 L'aquila e il falco tentarono di volare,
ma riuscirono solo a fare piccoli balzi sul terreno.
Dopo  un po', irritati per l'impossibilità di volare,
gli uccelli cominciarono ad aggredirsi l'un altro beccandosi fino a ferirsi.

Allora, il vecchio disse:
«Non dimenticate mai quello che state vedendo.
Il mio consiglio è questo: voi siete come l'aquila e il falco.
 Se vi terrete legati l'uno all'altro, fosse pure per amore,
non solo vivrete facendovi del male,
ma, prima o poi, comincerete a ferirvi a vicenda.
Se volete che l'amore fra voi duri a lungo, volate assieme,
ma non legati con l'impossibilità di essere voi stessi»

Se realmente ami qualcuno, lascialo volare con le sue proprie ali...

lunedì 12 ottobre 2015

Sono trascorsi venti secoli e oggi egli è la figura centrale nella storia dell'umanità.



Una vita solitaria

(Bruno Ferrero, La vita è tutto ciò che abbiamo)

Figlio di una ragazza madre, era nato in un oscuro villaggio. Crebbe in un altro villaggio, dove lavorò come falegname fino a trent'anni. Poi, per tre anni, girò la sua terra predicando.

Non scrisse mai un libro.
Non ottenne mai una carica pubblica.
Non ebbe mai né una famiglia né una casa.
Non frequentò l'università.
Non si allontanò più di trecento chilometri da dov'era nato.
Non fece nessuna di quelle cose che di solito si associano al successo.
Non aveva altre credenziali che se stesso.

Aveva solo trentatré anni quando l'opinione pubblica gli si rivoltò contro. I suoi amici fuggirono. Fu venduto ai suoi nemici e subì un processo che era una farsa. Fu inchiodato a una croce, in mezzo a due ladri.
Mentre stava morendo, i suoi carnefici si giocavano a dadi le sue vesti, che erano l'unica proprietà che avesse in terra. Quando morì venne deposto in un sepolcro messo a disposizione da un amico mosso a pietà.
Due giorni dopo, quel sepolcro era vuoto.

Sono trascorsi venti secoli e oggi egli è la figura centrale nella storia dell'umanità.
Neppure gli eserciti che hanno marciato, le flotte che sono salpate, i parlamenti che si sono riuniti, i re che hanno regnato, i pensatori e gli scienziati messi tutti assieme, hanno cambiato la vita dell'uomo sulla terra quanto quest'unica vita solitaria.
Al tempo della propaganda antireligiosa, in Russia, un commissario del popolo aveva presentato brillantemente le ragioni del successo definitivo della scienza. Si celebrava il primo viaggio spaziale. Era il momento di gloria del primo cosmonauta, Gagarin. Ritornato sulla terra, aveva affermato che aveva avuto un bel cercare in cielo: Dio proprio non l'aveva visto. Il commissario tirò la conclusione proclamando la sconfitta definitiva della religione. Il salone era gremito di gente. La riunione era ormai alla fine.
"Ci sono delle domande?".

Dal fondo della sala un vecchietto che aveva seguito il discorso con molta attenzione disse sommessamente: "Christòs ànesti", "Cristo è risorto". Il suo vicino ripeté, un po'più forte: "Christòs ànesti". Un altro si alzò e lo gridò; poi un altro e un altro ancora. Infine tutti si alzarono gridando: "Christòs ànesti", "Cristo è risorto".
Il commissario si ritirò confuso e sconfitto.
Al di là di tutte le dottrine e di tutte le discussioni, c'è un fatto. Per la sua descrizione basterà sempre un francobollo: "Christòs ànesti". Tutto il cristianesimo vi è condensato. Un fatto: non si può niente contro di esso.
I filosofi possono disinteressarsi del fatto. Ma non esistono altre parole capaci di dar slancio all'umanità: "Gesù è risorto".

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* Leggi il ritaglio su Qumran!

giovedì 20 agosto 2015

racconti e pensieri utili

Da ritagli su Qumran.net


Restare giovani

(Helder Camara)

Caro albero insegnami il segreto per restare giovani.
Albero centenario,
mi piace vederti
pieno di getti
e di germogli
come se fossi un adolescente.
Insegnami il segreto
di invecchiare così:
aperto alla vita,
alla giovinezza,
ai sogni come chi sa
che gioventù e vecchiaia
non sono che gradini
verso l'eternità.


Il mantello lacerato

(Dagli Apoftegmi dei Padri del deserto)


Un guerriero dal passato piuttosto torbido chiese ad un anacoreta se pensava che Dio avrebbe mai potuto accogliere il suo pentimento.
E l'eremita, esortato che l'ebbe con molti discorsi, gli domandò: «Dimmi, ti prego, se la tua camicia è lacerata, la butti via?...»
«No», rispose l'altro: «la ricucio e torno ad indossarla.»
«Dunque», soggiunge il monaco, «se tu hai riguardo al tuo vestito di panno, vuoi che Dio non abbia misericordia per la sua immagine?»

 

 

All'orecchio...

(Gialal Ed-Din Rumi)

Il Signore ha bisbigliato qualcosa all'orecchio della rosa

ed eccola aprirsi al sorriso.

Il Signore ha mormorato qualcosa al sasso

ed ecco lo gemma preziosa scintillante nella miniera.

Il Signore ha detto qualcosa all'orecchio del sole

ed ecco la guancia del sole coprirsi di mille eclissi.

Ma che cosa avrà mai bisbigliato il Signore

all'orecchio dell'uomo,

perché egli solo sia capace di amare e di amarlo?

Ha bisbigliato amore!


mercoledì 19 agosto 2015

Un bilancio nell'uso di una carta di credito speciale





La carta di credito di Dio
di don Luciano
http://www.incontriconlaparola.com


Ho sognato che avevo una carta di credito emessa dalla banca di Dio. Era la mia vita piena di doni, ma io la usavo per i miei peccati. Un giorno Gesù mi ricordò che avevo consumato tutto il credito che Lui aveva depositato, e che c’era bisogno di pagare per ogni transazione fatta. Gli risposi che non avevo più credito. Mi disse che l’unico pagamento che veniva accettato era la mia vita – sta scritto infatti: «Il salario del peccato è la morte» (Romani 6,23).

Dissi a Gesù che da ora in poi avrei usato bene la mia carta di credito.
“Benissimo”, rispose. “Ma come farai a vivere se non hai più credito?”
“Farò un mucchio di buone azioni” Gli assicurai. “Aiuterò gli altri. Non sono cattivo, ho solo qualche pessimo difetto, lo sai bene”.

Gesù era davvero contento che finalmente mi decidessi a fare del bene.
“Le mie buone azioni cancelleranno il debito accumulato dai miei peccati?” chiesi a Gesù.
“No”, mi rispose gentilmente ma con fermezza. “Il peccato richiede che il peccatore muoia. Non esiste altro mezzo per pagare il debito accumulato dal male”.

“Vuoi dire che devo morire a causa dei peccati che ho commesso?”
“Sì”.

“Allora sono condannato…”
“Sì. I tuoi peccati ti hanno condannato. Li hai compiuti liberamente, ed è giusto che tu muoia. Ma io ho deciso di morire al posto tuo, in modo che tu possa vivere. Io pagherò tutti i tuoi debiti morendo per te, in modo che tu possa avere la vita”.

“Questo vuol dire che poi il bilancio della mia carta di credito sarà ancora zero”, dissi.
“No”, mi rispose Gesù. “Una volta che io ho cancellato con la mia morte in croce tutti i tuoi peccati, depositerò nella tua carta di credito un bilancio inesauribile: le mie grazie, lo Spirito Santo”.

“Tu muori e io vivo. Io ti do i miei peccati, e tu mi dai lo Spirito Santo. Io distruggo e tu paghi il debito. Tu non hai peccato, quindi non hai alcun debito da pagare. Gesù, ti posso chiedere di starmi vicino e di aiutarmi a poco a poco a capire quello che mi hai appena detto? Vorrei che tu mi parlassi di nuovo della grazia, dello Spirito Santo.”
“Non avere paura. Io sono con te”, mi rispose.
E fu allora che mi svegliai.
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Spesso mi chiedo quanto grande è la mia fede. Mi consola pensare la mia fede grande come un granello di senape…ma tante altre volte mi ricredo e questo accade quando nella preghiera e nei fatti mi dimentico dello Spirito Santo.
E tu che leggi?

venerdì 31 luglio 2015

Cosa prova oggi Dio per ognuno di noi?



Dio non riserva la Sua bellezza solo per i posti dove un mucchio di gente la può apprezzare.

 Fiorire in posti nascosti (Apocalisse 3, 8)


Sono al campo scuola con i ragazzi. Mi sono preso qualche decina di minuti per starmene da solo oltre la salita della ripida strada di accesso. Il vento e la pioggia di ieri hanno spazzato l'aria e il panorama vertiginosamente bello. Prati coperti di erba rotolano giù per i pendii... tutto intorno a me vive...  la creazione in tutta la sua gloria.
E mi dico che gli alberi di questa macchia in cui mi sono nascosto sono proprio belli ma in un angolo del creato dove pochi li vedranno.

Dio non riserva la Sua bellezza solo per i posti dove un mucchio di gente la può apprezzare. Lui pianta cose meravigliose anche in posti nascosti. Forse tu sei uno di quelli. Non sono molti quelli che riescono a vedere la bellezza in posti dove non sembra esserci o in luoghi poco conosciuti ma non per questo essi sono meno belli.

Quando Gesù fa la verifica di ciascuna delle sette Chiese nel libro dell'Apocalisse (capitoli 2 e 3), sembra essere poco impressionato dalla Chiesa che agli occhi di tutti sembra la più bella. Per esempio alla Chiesa di Sardi che ha la reputazione di essere bella ( e ti si crede vivo), Gesù dice invece: "Sei morto" (Ap 3,1).

E quelli che sono i ricchi e potenti cristiani di Laodicea, agli occhi di Gesù sono davvero malmessi: Tu dici: "Sono ricco, mi sono arricchito; non ho bisogno di nulla", ma non sai di essere un infelice, un miserabile, un povero, cieco e nudo? (Ap 3,17).
Ma poi c'è quella Chiesa quella nascosta, piccola e sconosciuta che Gesù invece pensa sia bellissima. Lo dice in Apocalisse 3, a partire dal versetto 8. Gesù dice: "Conosco le tue opere... Per quanto tu abbia poca forza, pure hai osservato la mia parola e non hai rinnegato il mio nome".

Poi Gesù promette qualcosa che non ha offerto a nessuna di quelle altre, ben visibili Chiese "Ho aperto davanti a te una porta che nessuno può chiudere". Ossia darò a loro delle benedizioni speciali e delle opportunità particolari proprio a causa della loro umile fedeltà.
Questo è quello che Dio prova oggi per te. Ti hanno chiesto di servirLo, di esserGli fedele in un posto oscuro, forse in un posto difficile, o in un posto dove non ricevi alcuna soddisfazione o
ringraziamento. Forse lavori o vivi in una situazione dove nessuno apprezza la bellezza di Cristo che c'è in te. Ma Dio oggi vuole dirti che Lui ama guardarti Lui pensa che tu sia bellissimo!

Prova a pensare ad Anna nell'Antico Testamento, una donna sterile che continuava a fidarsi del Signore. Era di una bellezza che nessun altro vedeva, eccetto Dio. E Lui l'ha fatta diventare la madre di Samuele, la più grande guida spirituale del suo tempo.

E Maria, la sconosciuta ragazza di un villaggio ridicolizzato e disprezzato chiamato Nazareth,
ma Dio sapeva tutto di lei e l'ha scelta come madre e educatrice di Suo figlio. Dio sembra avere delle attenzioni speciali per l'umile, nascosta fedeltà.

E' facile scoraggiarsi e avvilirsi quando Dio ti chiede di fiorire in posti dove pochi possono vederti, dove raramente si apprezza il tuo servizio o il tuo sacrificio. Ma Dio ti vede. Tu sei "la Sua bellezza" in un posto nascosto. E sebbene siano in pochi a notare la tua fioritura, come quei meravigliosi alberi nascosti in quel pendio dei Lessini, la tua vita non è meno bella e preziosa!

Vi accompagno con la preghiera, sempre con riconoscenza e affetto, don Luciano


Da INCONTRI CON LA PAROLA, www.incontriconlaparola.com

martedì 21 luglio 2015

L'uomo con tanta forza ma senza conttrollo...



Da INCONTRI CON LA PAROLA di don Luciano

Tanta forza ma senza controllo


Una coppia di miei carissimi amici è stata benedetta con la loro prima figlia - e il papà non cessa di dire che è bellissima. Ovvio, i papà non fanno testo quando si tratta delle figlie! Maria Sole è
piena di capelli neri - infatti, ne sono tremendamente invidioso... ha due occhioni curiosi e le guanciotte rosse.

Ha poco più di un mese e, francamente, non fa ancora molto se non mangiare e dormire - tuttavia
è affascinante guardarla. Puoi metterla dove ti pare - tenertela in braccio, farla sedere sulla ginocchia - Maria Sole cerca di alzare la testa e girarla attorno così da vedere cosa c'è intorno.
Sfortunatamente, per quanto forte essa sia, non ha molto controllo su dove la testa stia andando.

Insomma, la bambina ha un mucchio di forza, ma senza controllo. Sfortunatamente ci sono un mucchio di adulti con lo stesso problema. Solo che in loro questo non fa sorridere.

Per questo motivo Dio vuole aiutarti a capire uno dei problemi legati all'essere veri uomini. Sta scritto in Proverbi 16, 32 ed è un vero specchio per ogni uomo che voglia guardarsi dentro. Dio dice:
«Il paziente val più di un eroe, chi domina se stesso val più di chi conquista una città».

Questo è un esempio straordinario perché oggi si crescono i ragazzi facendo credere loro che essere uomini vuol dire conquistare - conquistare risultati sportivi, conquistare affari, conquistare donne.
Dio invece dice che è più facile per un uomo conquistare una città che dominare sulle proprie passioni. Quindi un uomo prova di essere un vero uomo non quando domina un rivale o conquista una donna o raggiunge un traguardo - ma quando è capace di conquistare se stesso.
Così molti di quelli che appartengono al mio sesso siamo come Maria Sole - siamo forti... facciamo andare le cose per il verso giusto, raggiungiamo gli obiettivi, spianiamo strade, raggiungiamo traguardi -ma abbiamo forze che non riusciamo a controllare.

Nella lettera a Tito, capitolo 2, quando Paolo sta dando istruzioni su come gli uomini cristiani dovrebbero vivere la loro fede, dice: «Gli uomini siano... saldi nella pazienza» (Tito 2,2). E continua:
«Esorta i più giovani a essere assennati» (Tito 2,6).


Adulto o giovane, quello che Dio guarda in un uomo è la rara qualità della pazienza e dell'autocontrollo.
Può darsi che tu sia un uomo forte - magari fisicamente, intellettualmente, economicamente. Hai una personalità forte, un curriculum brillante, una solida reputazione. Ma può benissimo darsi
che tutta questa forza non sia sotto controllo - il tuo carattere...


Sei forte ma ferisci le persone che ami... le asfalti passandoci sopra, schiacciandole, perché devi raggiungere i tuoi obiettivi.
Forse spesso le tue parole sono pungenti e feriscono, il tuo temperamento è collerico e esplosivo, le tue passioni sono fuori controllo.

Allora uno realizza che ha bisogno di qualcuno che gli dia la forza di controllare il suo lato oscuro. Potete andare da tutti i guru che volete, ma c'è un solo salvatore - Gesù Cristo. ConsegnaGli il
volante e lasciaLo fare. Arrendersi di solito vuol dire perdere.
Eccetto quando ti arrendi a Gesù. Quando ti abbandoni, Lui può finalmente vincere la battaglia contro la bestia che c'è dentro di te.

Vi accompagno con la preghiera, sempre con riconoscenza e affetto

 don Luciano





domenica 21 giugno 2015

Quelli che cercano il Signore «gioiscono», sono proprio contenti!




Abbiamo provato qualche volta a giocare con Dio?

 Vedere il Padre di Don Luciano, in incontri con la PAROLA

Una delle cose che più mi rendono felice è quando entro nel Calabrian Shelter, la casa delle nostre bambine, ossia le mie figlie. Apro il cancello e loro sono lì che stanno giocando... lavando i panni... cucinando. Insomma stanno facendo qualcosa che a loro piace o un'attività di cui sono responsabili. Ma appena mi vedono, lasciano tutto - giochi, scopa, scure per tagliare la legna, e mi corrono incontro felici. Anche il loro gioco passa in secondo piano! Perché vedere il loro papà è meglio di qualsiasi altra cosa! A volte anch'io faccio finta di correre loro incontro, ma appena la prima bambina si avvicina, io scappo. E loro tutte a corrermi dietro - ma il fatto è che io voglio che mi prendano, capito?!
 

E' bello vedere che le mie figlie mi corrono incontro appena mi vedono, perché vogliono le coccole del loro papà. E' vero, quando vedo mio papà o la persona che più amo al mondo - ogni cosa passa in secondo piano. Il Salmo 36,4 parla di che cosa dovrebbe incendiare il tuo cuore di figlio o di figlia di Dio. «Cerca la gioia del Signore, | esaudirà i desideri del tuo cuore». Rallegrati ogni volta che vedi presente il Signore... come certe bambine che io conosco sono felici ogni volta che vedono quello che per loro è il papà. Poter stare col Padre anche solo per un poco fa diventare secondaria ogni altra cosa. «Mostraci il Padre e ci basta» (Gv 14,8).

Nel primo libro delle Cronache 16, 10-11 il Signore ti dice come poter vedere continuamente la presenza del Signore.
«Gloriatevi sul suo santo nome;
gioisca il cuore di quanti ricercano il Signore.
Cercate il Signore e la sua forza,
 ricercate sempre il suo volto».
Quelli che vedono sempre il Signore sono quelli che Lo cercano sempre.... cercano la Sua volontà ogni giorno... tutti i giorni. E quelli che cercano il Signore «gioiscono», sono proprio contenti!


Il fatto è che Dio ti sta sempre lavorando intorno - creando cose belle di cui tu possa gioire... inventando opportunità per te... mettendo al tuo fianco la persona giusta al momento giusto... trattenendoti da qualcosa che ti potrebbe far male... mandandoti il Suo incoraggiamento... rimuovendo gli ostacoli... dandoti quello di cui hai bisogno... spalancandoti una porta quando tutto sembrava ormai chiuso - la lista è infinita. Il Padre ti ama persino più di quanto tu possa immaginare... ha investito tutto il Suo capitale su di te - la vita di Suo Figlio Gesù... e sta riversando ogni giorno il Suo amore su di te... anche quanto tutto sembra buio pesto.

Ricordati che «le misericordie del Signore non sono finite,  
non è esaurita la sua compassione;
esse son rinnovate ogni mattina,  
grande è la sua fedeltà» (Lamentazioni 3,22-23).

Il tuo Padre celeste sta entrando dal cancello ogni giorno. Riesci a vederLo? O sei così occupato con le tue attività, così preso dai tuoi problemi, così concentrato su te stesso, che non ti accorgi nemmeno che Lui è lì davanti a te? Non Lo vedrai mai se non Lo cerchi. Questo significa che ti svegli ogni mattina dichiarando che quel giorno hai aperto la caccia a Dio. Comincia sempre la tua giornata dicendo: "Buon giorno Gesù! Oggi, per favore, dammi occhi per vederTi nella mia vita - anche nelle cose che non mi piacciono o non capisco... tanto nelle grandi quanto nelle piccole".

La tua capacità di vedere Dio deve diventare il cuore della tua preghiera e della tua lode... deve costruire la tua confidenza in Lui e ricordare al tuo cuore che - comunque ti stiano andando le cose - tuo Padre è in pieno controllo della situazione.

Io non potrò mai dimenticare le mie figlie che corrono incontro al loro papà, gridando felici. Così devo essere io e tu nelle 24 ore di questa giornata, di ogni altra giornata. "Che bello! Anche oggi ho visto mio Papà!"


Vi accompagno con la preghiera, sempre con riconoscenza e affetto

don Luciano

mercoledì 17 giugno 2015

Spesso obblighiamo Dio a metterci di fronte ad una scelta obbligata




Non costringerLo alla "scelta obbligata"
di don Luciano in Incontri con la Parola

Fare i genitori non è una scienza esatta. Non è come mischiare insieme certi ingredienti e sai che ti verrà fuori sempre lo stesso prodotto. Fare i genitori è una scienza molto imprecisa. Ma dopo un po' si impara a essere creativi nell'inventare le maniere per far fare ai propri figli le cose giuste. Si possono scegliere varie metodologie: quella dell'urlare, o del minacciare, o dell'intimidire - oppure puoi optare per il metodo che io chiamo della "scelta obbligata".

La "scelta obbligata" consiste nel pilotare il proprio figlio a fare la cosa giusta. Potremmo anche chiamarlo "metodo del scegli tu prima che lo faccia io". Tale metodo consiste nell'offrire a tuo figlio due possibilità di scelta, ma una è così pesante che non gli resta che scegliere l'altra. Per capirsi: "Molto bene, puoi pulire il cortile oggi pomeriggio con il mio aiuto o fartelo tutto da solo tra sabato e domenica". Oppure: "O ti fai da solo un programma di studio durante queste 3 settimane di vacanze, oppure te lo faccio io. Scegli tu". E' sorprendente vedere come il metodo della "scelta obbligata" di solito aiuta tuo figlio a fare quello che dovrebbe fare o a essere quello che dovrebbe essere.

A volte anche Dio è costretto a usare con noi il metodo della "scelta obbligata". Prima della sua ascensione al cielo Gesù aveva dato delle istruzioni ben precise ai Suoi discepoli, in Atti 1,8: «Mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino agli estremi confini della terra». Qual è stata la parte del discorso che più è piaciuta ai discepoli? Ovvio, Gerusalemme. Era casa. Era muoversi a proprio agio.

C'è da chiedersi se e quando avrebbero lasciato Gerusalemme se a un certo punto Dio non li avesse buttati fuori da quella città, applicando il metodo della "scelta obbligata". Atti 8,1 ci dice cosa è successo. «In quel giorno scoppiò una violenta persecuzione contro la Chiesa di Gerusalemme e tutti, ad eccezione degli apostoli, furono dispersi nelle regioni della Giudea e della Samaria». Il vangelo è stato annunciato fuori dalla Palestina e nel mondo intero perché Dio ha in qualche modo spinto quei primi cristiani fuori dalla loro zona di sicurezza. Dio ha permesso che il loro spazio sicuro diventasse improvvisamente molto insicuro.

E' come se Dio avesse detto: "Molto bene. Hai due possibilità. Puoi rimanere dove sei soffrendo terribilmente oppure puoi andare dove sto cercando di farti arrivare, prendendoti tutti i rischi connessi". Insomma, noi siamo come quei primi cristiani. Ci siamo adagiati in un certo modo di fare le cose. Ci siamo adattati alla situazione in cui viviamo, non necessariamente perché essa sia la migliore ma perché ci è comoda, familiare. Allora Dio è costretto a usare la "scelta obbligata".

Forse in questo periodo ti stai chiedendo perché mai Dio abbia permesso certe cose nella tua vita, perché le cose stiano andando storte. Non può essere che Dio ti stia chiedendo un cambiamento? Puoi, testardamente, scegliere di continuare a vivere e a fare le cose sempre nello stesso modo - oppure puoi obbedirGli e scegliere di fare quello che Lui sa essere il tuo maggior bene. Forse ti può sembrare rischioso, ma Lui vuole portarti là - ecco perché ti sta spingendo in quella direzione.

Se le cose non stanno andando bene non è perché Dio ti ha dimenticato. Invece è perché ha in mente qualcosa di meglio per te. Vuole che tu esca dalla tua zona di conforto e di sicurezza e scelga il rischio di andare verso il meglio. Ma se tu sei come la maggior parte dei bambini - o come i primi cristiani - allora Dio deve metterti davanti alla "scelta obbligata" perché tu finalmente Gli obbedisca.

Vi accompagno con la preghiera, sempre con riconoscenza e affetto

don Luciano

sabato 13 giugno 2015

Anche Dio ti sta tessendo in uno dei Suoi tappeti…




  Il tappeto di don Luciano


DA INCONTRI CON LA PAROLA
No. 322





I conventi di clausura non cessano mai di stupire. Mi è capitato di visitarne uno in cui le monache si tramandavano da non so da quanto tempo l'arte del creare tappeti. Nel piccolo negozio a cui i visitatori avevano accesso ce n'erano di bellissimi e di tutte le fatture. Lì mi fu spiegato che il problema più grande che si incontra nella tessitura del tappeto è che tende a sfaldarsi. Tutti quei fili che le monache abilmente mettono insieme creando dei piccoli capolavori di artigianato per natura tendono a sfaldarsi, rovinando mesi e anni di duro lavoro. Come fanno allora a tenere insieme tutti quei fili? Mettendo una cornice attorno al tappeto, e con tutto il tappeto tenuto insieme da quella cornice, è possibile continuare a lavorarci senza che esso si sfaldi.

Anche Dio ti sta tessendo in uno dei Suoi tappeti - la tua famiglia, la tua parrocchia, la tua comunità. Perché sono questi i tappeti che Lui costruisce. I tappeti di Dio sono le reti di relazioni - le persone con cui collabori nel tuo gruppo, la comunità cristiana a cui appartieni. Nel capolavoro di Dio i fili sono i Suoi figli che, come in ogni tappeto, sono molto diversi l'uno dall'altro. Ci sono quelli tutta razionalità, quelli tutto cuore, i buoni, i ruvidi, i saggi, i calmi, quelli che si adattano a tutto, quelli che vogliono avere tutto sotto controllo, i cavalli da corsa e quelli da tiro.

In Efesini 4,15-16 Dio descrive la Sua famiglia come un corpo pieno di salute: «Cerchiamo di crescere in ogni cosa verso di lui, che è il capo, Cristo, dal quale tutto il corpo, ben compaginato e connesso, mediante la collaborazione di ogni giuntura, secondo l'energia propria di ogni membro, riceve forza per crescere in modo da edificare se stesso nella carità». Dio vuole che quello che ci lega sia la carità. Ma, come in ogni tappeto, c'è la tendenza a sfasciarsi, e forse è quello che sta accadendo al tappeto a cui appartieni. Ci sono tensioni, incomprensioni, negatività, critiche, forse vendette o pugnalate alle spalle. Manca la pace, ci sono discorsi spazzatura, incomprensioni che crescono, colpi di spillo sugli altri, blocchi, muri tra le persone.

Dio sa bene che tendiamo a sfasciarci gli uni dagli altri. Ecco perché lui ci dà il telaio per tenere il tappeto insieme. Lo troviamo in Efesini 4, 1-3: «Vi esorto dunque [...] a comportarvi in maniera degna della vocazione che avete ricevuto, con ogni umiltà, mansuetudine e pazienza, sopportandovi a vicenda con amore, cercando di conservare l'unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace». Quella frase «cercando di conservare» nell'originale greco vuol dire "mettere tutta l'energia nel voler stare uniti".

Se il tappeto in cui sei inserito sembra in qualche modo sfaldarsi, perché non cerchi di essere tu colui che fa tutto il possibile per fermare lo sfascio? Forse dovrai fare da tessitore di pace o forse sarai chiamato a essere colui che affronta con carità ma decisione la causa del problema. O magari devi essere tu colui che fa il primo passo e perdona, in modo che si inneschi la guarigione. Se dentro di te c'è della rabbia o del risentimento, se stai coltivando la mormorazione e la critica, se stai permettendo che si sviluppi in te durezza o il tagliare le relazioni, allora stai contribuendo allo sfascio del tappeto che Dio con grande amore ha tessuto insieme. Se vuoi che il tappeto stia insieme devi essere tu quella persona che parla e agisce «con ogni umiltà, mansuetudine e pazienza», sopportando con amore.

E se il tuo sopportare con amore non sta dando i frutti sperati, medita su questa frase di san Giovanni Calabria: «Ricordiamoci che la divina Provvidenza è una tenera Madre che tutto ordina per il nostro bene, anzi per il nostro maggior bene; dobbiamo sentirci portati dalle sue materne mani; è vero, molte volte dobbiamo soffrire, e la natura può provarne talvolta quasi sgomento; non meraviglia­moci; anche Gesù conobbe la tristezza, il tedio e la paura, giungendo a pregare il Pa­dre di allontanare da Lui l'amaro calice, soggiungendo però che si rimetteva alla sua paterna Volontà. Adesso noi vediamo solo l'orditura del lavoro e il rovescio del ricamo, potrà sembrare che tutto sia confusione, ma quando potremo vedere il lavoro finito e il di­ritto del ricamo, allora essi ci appariranno in tutta la loro magnifica e meravigliosa fattura».

Non permettere che crescano muri e che ferite restino incurate. Fai tutto il possibile perché ognuno fissi gli occhi su Gesù, la cornice che ci tiene insieme per sempre. Siamo stati tutti colpevoli della Sua croce, e siamo stati tutti da Lui perdonati. Siamo abitati tutti dallo stesso Spirito santo. E Lui ci vuole tutti insieme in Paradiso. Tutti ci inchiniamo allo stesso nome, il nome di Gesù. Gesù ha pagato a caro prezzo la tessitura del tappeto di cui sei parte. Vi ha messo tanta passione e sofferenza. Non essere tra quelli che lo sfasciano.

Vi accompagno con la preghiera, sempre con riconoscenza e affetto

don Luciano