domenica 21 giugno 2015

Quelli che cercano il Signore «gioiscono», sono proprio contenti!




Abbiamo provato qualche volta a giocare con Dio?

 Vedere il Padre di Don Luciano, in incontri con la PAROLA

Una delle cose che più mi rendono felice è quando entro nel Calabrian Shelter, la casa delle nostre bambine, ossia le mie figlie. Apro il cancello e loro sono lì che stanno giocando... lavando i panni... cucinando. Insomma stanno facendo qualcosa che a loro piace o un'attività di cui sono responsabili. Ma appena mi vedono, lasciano tutto - giochi, scopa, scure per tagliare la legna, e mi corrono incontro felici. Anche il loro gioco passa in secondo piano! Perché vedere il loro papà è meglio di qualsiasi altra cosa! A volte anch'io faccio finta di correre loro incontro, ma appena la prima bambina si avvicina, io scappo. E loro tutte a corrermi dietro - ma il fatto è che io voglio che mi prendano, capito?!
 

E' bello vedere che le mie figlie mi corrono incontro appena mi vedono, perché vogliono le coccole del loro papà. E' vero, quando vedo mio papà o la persona che più amo al mondo - ogni cosa passa in secondo piano. Il Salmo 36,4 parla di che cosa dovrebbe incendiare il tuo cuore di figlio o di figlia di Dio. «Cerca la gioia del Signore, | esaudirà i desideri del tuo cuore». Rallegrati ogni volta che vedi presente il Signore... come certe bambine che io conosco sono felici ogni volta che vedono quello che per loro è il papà. Poter stare col Padre anche solo per un poco fa diventare secondaria ogni altra cosa. «Mostraci il Padre e ci basta» (Gv 14,8).

Nel primo libro delle Cronache 16, 10-11 il Signore ti dice come poter vedere continuamente la presenza del Signore.
«Gloriatevi sul suo santo nome;
gioisca il cuore di quanti ricercano il Signore.
Cercate il Signore e la sua forza,
 ricercate sempre il suo volto».
Quelli che vedono sempre il Signore sono quelli che Lo cercano sempre.... cercano la Sua volontà ogni giorno... tutti i giorni. E quelli che cercano il Signore «gioiscono», sono proprio contenti!


Il fatto è che Dio ti sta sempre lavorando intorno - creando cose belle di cui tu possa gioire... inventando opportunità per te... mettendo al tuo fianco la persona giusta al momento giusto... trattenendoti da qualcosa che ti potrebbe far male... mandandoti il Suo incoraggiamento... rimuovendo gli ostacoli... dandoti quello di cui hai bisogno... spalancandoti una porta quando tutto sembrava ormai chiuso - la lista è infinita. Il Padre ti ama persino più di quanto tu possa immaginare... ha investito tutto il Suo capitale su di te - la vita di Suo Figlio Gesù... e sta riversando ogni giorno il Suo amore su di te... anche quanto tutto sembra buio pesto.

Ricordati che «le misericordie del Signore non sono finite,  
non è esaurita la sua compassione;
esse son rinnovate ogni mattina,  
grande è la sua fedeltà» (Lamentazioni 3,22-23).

Il tuo Padre celeste sta entrando dal cancello ogni giorno. Riesci a vederLo? O sei così occupato con le tue attività, così preso dai tuoi problemi, così concentrato su te stesso, che non ti accorgi nemmeno che Lui è lì davanti a te? Non Lo vedrai mai se non Lo cerchi. Questo significa che ti svegli ogni mattina dichiarando che quel giorno hai aperto la caccia a Dio. Comincia sempre la tua giornata dicendo: "Buon giorno Gesù! Oggi, per favore, dammi occhi per vederTi nella mia vita - anche nelle cose che non mi piacciono o non capisco... tanto nelle grandi quanto nelle piccole".

La tua capacità di vedere Dio deve diventare il cuore della tua preghiera e della tua lode... deve costruire la tua confidenza in Lui e ricordare al tuo cuore che - comunque ti stiano andando le cose - tuo Padre è in pieno controllo della situazione.

Io non potrò mai dimenticare le mie figlie che corrono incontro al loro papà, gridando felici. Così devo essere io e tu nelle 24 ore di questa giornata, di ogni altra giornata. "Che bello! Anche oggi ho visto mio Papà!"


Vi accompagno con la preghiera, sempre con riconoscenza e affetto

don Luciano

mercoledì 17 giugno 2015

Spesso obblighiamo Dio a metterci di fronte ad una scelta obbligata




Non costringerLo alla "scelta obbligata"
di don Luciano in Incontri con la Parola

Fare i genitori non è una scienza esatta. Non è come mischiare insieme certi ingredienti e sai che ti verrà fuori sempre lo stesso prodotto. Fare i genitori è una scienza molto imprecisa. Ma dopo un po' si impara a essere creativi nell'inventare le maniere per far fare ai propri figli le cose giuste. Si possono scegliere varie metodologie: quella dell'urlare, o del minacciare, o dell'intimidire - oppure puoi optare per il metodo che io chiamo della "scelta obbligata".

La "scelta obbligata" consiste nel pilotare il proprio figlio a fare la cosa giusta. Potremmo anche chiamarlo "metodo del scegli tu prima che lo faccia io". Tale metodo consiste nell'offrire a tuo figlio due possibilità di scelta, ma una è così pesante che non gli resta che scegliere l'altra. Per capirsi: "Molto bene, puoi pulire il cortile oggi pomeriggio con il mio aiuto o fartelo tutto da solo tra sabato e domenica". Oppure: "O ti fai da solo un programma di studio durante queste 3 settimane di vacanze, oppure te lo faccio io. Scegli tu". E' sorprendente vedere come il metodo della "scelta obbligata" di solito aiuta tuo figlio a fare quello che dovrebbe fare o a essere quello che dovrebbe essere.

A volte anche Dio è costretto a usare con noi il metodo della "scelta obbligata". Prima della sua ascensione al cielo Gesù aveva dato delle istruzioni ben precise ai Suoi discepoli, in Atti 1,8: «Mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino agli estremi confini della terra». Qual è stata la parte del discorso che più è piaciuta ai discepoli? Ovvio, Gerusalemme. Era casa. Era muoversi a proprio agio.

C'è da chiedersi se e quando avrebbero lasciato Gerusalemme se a un certo punto Dio non li avesse buttati fuori da quella città, applicando il metodo della "scelta obbligata". Atti 8,1 ci dice cosa è successo. «In quel giorno scoppiò una violenta persecuzione contro la Chiesa di Gerusalemme e tutti, ad eccezione degli apostoli, furono dispersi nelle regioni della Giudea e della Samaria». Il vangelo è stato annunciato fuori dalla Palestina e nel mondo intero perché Dio ha in qualche modo spinto quei primi cristiani fuori dalla loro zona di sicurezza. Dio ha permesso che il loro spazio sicuro diventasse improvvisamente molto insicuro.

E' come se Dio avesse detto: "Molto bene. Hai due possibilità. Puoi rimanere dove sei soffrendo terribilmente oppure puoi andare dove sto cercando di farti arrivare, prendendoti tutti i rischi connessi". Insomma, noi siamo come quei primi cristiani. Ci siamo adagiati in un certo modo di fare le cose. Ci siamo adattati alla situazione in cui viviamo, non necessariamente perché essa sia la migliore ma perché ci è comoda, familiare. Allora Dio è costretto a usare la "scelta obbligata".

Forse in questo periodo ti stai chiedendo perché mai Dio abbia permesso certe cose nella tua vita, perché le cose stiano andando storte. Non può essere che Dio ti stia chiedendo un cambiamento? Puoi, testardamente, scegliere di continuare a vivere e a fare le cose sempre nello stesso modo - oppure puoi obbedirGli e scegliere di fare quello che Lui sa essere il tuo maggior bene. Forse ti può sembrare rischioso, ma Lui vuole portarti là - ecco perché ti sta spingendo in quella direzione.

Se le cose non stanno andando bene non è perché Dio ti ha dimenticato. Invece è perché ha in mente qualcosa di meglio per te. Vuole che tu esca dalla tua zona di conforto e di sicurezza e scelga il rischio di andare verso il meglio. Ma se tu sei come la maggior parte dei bambini - o come i primi cristiani - allora Dio deve metterti davanti alla "scelta obbligata" perché tu finalmente Gli obbedisca.

Vi accompagno con la preghiera, sempre con riconoscenza e affetto

don Luciano

sabato 13 giugno 2015

Anche Dio ti sta tessendo in uno dei Suoi tappeti…




  Il tappeto di don Luciano


DA INCONTRI CON LA PAROLA
No. 322





I conventi di clausura non cessano mai di stupire. Mi è capitato di visitarne uno in cui le monache si tramandavano da non so da quanto tempo l'arte del creare tappeti. Nel piccolo negozio a cui i visitatori avevano accesso ce n'erano di bellissimi e di tutte le fatture. Lì mi fu spiegato che il problema più grande che si incontra nella tessitura del tappeto è che tende a sfaldarsi. Tutti quei fili che le monache abilmente mettono insieme creando dei piccoli capolavori di artigianato per natura tendono a sfaldarsi, rovinando mesi e anni di duro lavoro. Come fanno allora a tenere insieme tutti quei fili? Mettendo una cornice attorno al tappeto, e con tutto il tappeto tenuto insieme da quella cornice, è possibile continuare a lavorarci senza che esso si sfaldi.

Anche Dio ti sta tessendo in uno dei Suoi tappeti - la tua famiglia, la tua parrocchia, la tua comunità. Perché sono questi i tappeti che Lui costruisce. I tappeti di Dio sono le reti di relazioni - le persone con cui collabori nel tuo gruppo, la comunità cristiana a cui appartieni. Nel capolavoro di Dio i fili sono i Suoi figli che, come in ogni tappeto, sono molto diversi l'uno dall'altro. Ci sono quelli tutta razionalità, quelli tutto cuore, i buoni, i ruvidi, i saggi, i calmi, quelli che si adattano a tutto, quelli che vogliono avere tutto sotto controllo, i cavalli da corsa e quelli da tiro.

In Efesini 4,15-16 Dio descrive la Sua famiglia come un corpo pieno di salute: «Cerchiamo di crescere in ogni cosa verso di lui, che è il capo, Cristo, dal quale tutto il corpo, ben compaginato e connesso, mediante la collaborazione di ogni giuntura, secondo l'energia propria di ogni membro, riceve forza per crescere in modo da edificare se stesso nella carità». Dio vuole che quello che ci lega sia la carità. Ma, come in ogni tappeto, c'è la tendenza a sfasciarsi, e forse è quello che sta accadendo al tappeto a cui appartieni. Ci sono tensioni, incomprensioni, negatività, critiche, forse vendette o pugnalate alle spalle. Manca la pace, ci sono discorsi spazzatura, incomprensioni che crescono, colpi di spillo sugli altri, blocchi, muri tra le persone.

Dio sa bene che tendiamo a sfasciarci gli uni dagli altri. Ecco perché lui ci dà il telaio per tenere il tappeto insieme. Lo troviamo in Efesini 4, 1-3: «Vi esorto dunque [...] a comportarvi in maniera degna della vocazione che avete ricevuto, con ogni umiltà, mansuetudine e pazienza, sopportandovi a vicenda con amore, cercando di conservare l'unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace». Quella frase «cercando di conservare» nell'originale greco vuol dire "mettere tutta l'energia nel voler stare uniti".

Se il tappeto in cui sei inserito sembra in qualche modo sfaldarsi, perché non cerchi di essere tu colui che fa tutto il possibile per fermare lo sfascio? Forse dovrai fare da tessitore di pace o forse sarai chiamato a essere colui che affronta con carità ma decisione la causa del problema. O magari devi essere tu colui che fa il primo passo e perdona, in modo che si inneschi la guarigione. Se dentro di te c'è della rabbia o del risentimento, se stai coltivando la mormorazione e la critica, se stai permettendo che si sviluppi in te durezza o il tagliare le relazioni, allora stai contribuendo allo sfascio del tappeto che Dio con grande amore ha tessuto insieme. Se vuoi che il tappeto stia insieme devi essere tu quella persona che parla e agisce «con ogni umiltà, mansuetudine e pazienza», sopportando con amore.

E se il tuo sopportare con amore non sta dando i frutti sperati, medita su questa frase di san Giovanni Calabria: «Ricordiamoci che la divina Provvidenza è una tenera Madre che tutto ordina per il nostro bene, anzi per il nostro maggior bene; dobbiamo sentirci portati dalle sue materne mani; è vero, molte volte dobbiamo soffrire, e la natura può provarne talvolta quasi sgomento; non meraviglia­moci; anche Gesù conobbe la tristezza, il tedio e la paura, giungendo a pregare il Pa­dre di allontanare da Lui l'amaro calice, soggiungendo però che si rimetteva alla sua paterna Volontà. Adesso noi vediamo solo l'orditura del lavoro e il rovescio del ricamo, potrà sembrare che tutto sia confusione, ma quando potremo vedere il lavoro finito e il di­ritto del ricamo, allora essi ci appariranno in tutta la loro magnifica e meravigliosa fattura».

Non permettere che crescano muri e che ferite restino incurate. Fai tutto il possibile perché ognuno fissi gli occhi su Gesù, la cornice che ci tiene insieme per sempre. Siamo stati tutti colpevoli della Sua croce, e siamo stati tutti da Lui perdonati. Siamo abitati tutti dallo stesso Spirito santo. E Lui ci vuole tutti insieme in Paradiso. Tutti ci inchiniamo allo stesso nome, il nome di Gesù. Gesù ha pagato a caro prezzo la tessitura del tappeto di cui sei parte. Vi ha messo tanta passione e sofferenza. Non essere tra quelli che lo sfasciano.

Vi accompagno con la preghiera, sempre con riconoscenza e affetto

don Luciano



mercoledì 10 giugno 2015

Noi giovani e il Decalogo




Noi giovani e il Decalogo
XXV Giornata Mondiale della Gioventù

 

1 NON AVRAI ALTRO DIO
«Il mio centro? Guardo in alto»
La fedeltà all’unico Dio di Gesù agli occhi dell’uomo d’oggi può apparire come un impoverimento. L’abbandono all’amore del Padre, invece, ci restituisce a noi stessi più veri e umani. Lo sperimento di persona nel lavoro, negli impegni, nelle amicizie e nella vita coniugale. Quando ci siamo sposati, mia moglie e io abbiamo scritto sugli inviti un versetto di Matteo: «Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date» per esprimere una scelta ma, soprattutto, per ribadire il centro 'alto' della nostra vita (Patrizio Righero, Pinerolo).

2 NON NOMINARE...
«Senza sciupare il volto dell’Amore»
Essere vigilanti nel «non nominare il nome di Dio invano» mi pare ci richiami oggi a restituire autenticità alla nostra relazione con Dio. Anche il nostro impegno di vita cristiana chiede di essere evangelizzato, perché il «parlare di Dio» scaturisca da un cuore innamorato, radicato nell’ascolto profondo della sua Parola che ci chiama alla conversione. Rischiamo altrimenti di diventare degli «osservanti» che non amano, dei «credenti» non amanti: anche questo è sciupare il nome e il volto dell’Amore (Luca Sardella, Chiavari).

3 SANTIFICA LE FESTE
«Domenica da vivere in comunità»
Quando pensiamo al «dovere» di santificare le feste, viene alla mente il precetto domenicale che spesso ruba qualche ora di sonno al nostro riposo, dopo una settimana di studio o lavoro. Riflettiamo invece su come il settimo giorno è stato il riposo di Dio dopo la fatica della creazione e, come attraverso quel giorno, possiamo vivere il nostro rapporto con Cristo che si fa uomo.
La domenica ci aiuta a riscoprire che non siamo soli nel nostro cammino, ma siamo inseriti in una comunità di «salvati» da Cristo (Carlo Salati, Fidenza).

4 ONORA PADRE E MADRE
«Per loro uno sguardo di gratitudine»
« Onora il padre e la madre»: anche questo comandamento va riletto come «via dell’amore autentico». Onorare i genitori significa rivolgere a entrambi uno sguardo rispettoso, pieno di gratitudine, colmo d’affetto. Anche i figli come il giovane del Vangelo di Marco hanno ricevuto per primi un’attenzione amorevole. È vero, siamo orientati verso la vita eterna e in questo orizzonte che non corrisponde alla logica umana di una felicità terrena, brilla il legame profondo con i genitori che già vivono in cielo (Lucia Giallorenzo, Teggiano).

5 NON UCCIDERE
«Solo Dio può disporre della vita»
Non abbandoniamoci alla violenza e non uccidiamo l’entusiasmo giovanile.
Impegniamoci perché il mondo adulto, con le sue leggi, non spenga nei giovani cristiani l’idea che ogni uomo debba godere di pieno rispetto come creatura di Dio che solo può disporre della sua vita. Combattiamo ogni forma di emarginazione verso chi è meno fortunato e viviamo la vita pienamente, portando avanti ideali e sogni senza che gli ostacoli ci inducano all’indifferenza, causa prima della morte lenta della società (Giulia Grondona, Genova)

6 NO AGLI ATTI IMPURI
«Credo all’amore per sempre»
Il sesto comandamento lo traduco così: credo al sogno dell’amore per sempre, quindi accetto di vivere la purezza. Ovvero, una virtù che significa amare, guardandosi attraverso occhi limpidi. Il concetto di fedeltà, purtroppo, viene ogni giorno smantellato, ma è ancora possibile viverlo, anche con sacrificio. Nei ragazzi che seguo come formatrice vedo la lotta per vivere castamente un rapporto; ma vedo anche che l’affrontano con la gioia e la consapevolezza di sapere che stanno costruendo le fondamenta di un amore stabile e profondo (Anna Sartea, Milano)

7 NON RUBARE
«Io mi spendo per il bene comune»
Quando pensiamo al settimo comandamento (non rubare) ci sentiamo esentati, non colpevoli: siamo persone per bene. Invece riguarda tutti, se pensiamo al tempo che sprechiamo, che «rubiamo» agli altri e soprattutto a quello che di buono si può fare e non facciamo.
Abbiamo però l’occasione per uscire dal silenzio e divenire protagonisti nella costruzione della società. Alla scoperta di come servire il bene comune. Così intendo il mio impegno nella politica della mia città (Alessia Cambi, Prato).

8 FALSA TESTIMONIANZA
«Sfidati a essere sinceri e autentici»
Sincerità... autenticità... essere se stessi...: una bella sfida per me e per i miei coetanei, soprattutto al giorno d’oggi, in cui tutto è il contrario di tutto e niente sembra vero. Voler «accordare» testa, cuore, bocca e mani è difficile ma allo stesso tempo avvincente: la Verità in cui crediamo va vissuta ogni giorno pienamente e con semplicità. Questo non significa essere perfetti ma essere coerenti, riconoscendo le proprie potenzialità e i propri limiti, per vivere la propria vita intensamente, spendendosi a piene mani (Maria Salvatore, Sora).

9 LA DONNA D’ALTRI
«Un cuore fedele anche agli amici»
Se l’amore è adesione totale di cuore, testa e corpo, nella mia vita declino il nono comandamento con l’espressione «amo per davvero». Che vuol dire faccio una scelta, un dono libero e totale all’altro. Così superare le tentazioni, magari momentanee, implica fare i conti con la propria autenticità. Non è solo questione di «rispetto» dell’altro. È qui che la fragilità diventa opportunità: quando scegliamo anche l’amicizia come relazione franca, leale e coraggiosa, che trasforma quel desiderio in vere scelte d’amore (Salvatore Scolozzi, Lecce).

10 LA ROBA D’ALTRI
«Il creato in “prestito” a tutti noi»
Rimango spesso senza fiato. Quando magari sono con il mio gruppo scout, quando mi spingo più in là della strada sicura e con gli scarponi consumati e il fazzolettone al collo, me ne vado sui sentieri e all’improvviso mi trovo davanti a paesaggi da favola. Così non posso che ringraziare il buon Dio per le meraviglie che ci dona. Percepisco che rispettare il creato è solo un dovere: le cose che ci «presta» un altro si trattano meglio delle proprie (Elisabetta Marraccini, Avezzano).

Avvenire, 16 marzo 2010

sabato 6 giugno 2015

DARE UN NOME A Dio nel nostro quotidiano



Un nome che è tutta una storia
 (Salmo 21, 23)




Il Signore mi ha regalato il privilegio di vivere in Africa e di venire a contatto con le svariate culture tribali di questo meraviglioso continente. Per esempio alcune tribù hanno in grande considerazione l'uso dei nomi. A un bambino viene imposto il nome a seconda di qualche avvenimento importante successo in quel giorno o in quel periodo. Così una mia amica è stata chiamata "Colei che porta la pioggia" tra i Karimojong dell'Uganda perché qualche ora dopo il suo arrivo venne la pioggia, dopo mesi di siccità. Un missionario tra i Taitha è stato chiamato "Dono di Dio" per la sua grande carità. Questo uso africano di imporre un nome a seconda delle cose importanti che sono successe è lo specchio di quanto già accadeva nella Bibbia. Anche lì, quando si faceva esperienza di una persona, la si celebrava imponendogli un nome.

Per le dodici tribù dell'antico popolo di Dio, Israele, i nomi erano molto importanti. Specialmente quelli che essi davano a Dio basandosi sui momenti in cui avevano sperimentato il Suo amore, la Sua potenza e la Sua santità. Nel Salmo 21, viene chiesto anche a te di imparare a celebrare il Signore: «Annunzierò il tuo nome ai miei fratelli, | ti loderò in mezzo all'assemblea». Chi ha camminato con il Signore nelle diverse situazioni della vita e ha imparato a celebrarLo, sa cosa significa annunziare «il Tuo nome».

Come alcune tribù qui dell'Africa, anche chi ha sperimentato Dio può darGli un nome che condensa l'esperienza che ha fatto di Lui. Pensa ad esempio al Salmo 23, dopo che per anni uno è stato guidato dal Signore e nulla di necessario gli è mai mancato, allora può dire: «Il Signore è il mio pastore». Quando Mosè vide che il Signore aveva sconfitto l'esercito dei loro nemici più pericolosi, chiamò il Signore «il mio vessillo» (Es 17,15). La bandiera rappresenta un popolo. Quando qui in Kenya vedo esposta su un edificio la bandiera italiana ne sono orgoglioso. Per Mosè, dal giorno della vittoria contro gli Amaleciti, Dio era per lui la sua bandiera.

Se tu dovessi riassumere e celebrare il tuo cammino quotidiano con il Signore, dandoGli un nome che condensa l'esperienza che oggi hai fatto di Lui, come lo chiameresti? E' un modo molto efficace per lodarLo, per sentirLo vicino, per animare la tua preghiera al tuo potente Salvatore.

Qualche tempo fa, in uno dei nostri incontri di preghiera, ho rivolto ai nostri collaboratori di Welcome to the Family questa domanda: "Se tu dovessi dare a Dio un nome basandoti su come Lo hai visto ieri presente nella tua vita, che nome Gli daresti?" Uno mi ha detto: "Il Medico divino" e mi ha spiegato che aveva suo figlio malato e finalmente è guarito. Un altro mi ha risposto: "Il Mio Protettore" perché tornando a casa lo ha protetto da un brutto incidente. Un altro ancora mi ha detto: "Il Mio Aiuto" perché aveva un problema apparentemente senza sbocco e la preghiera gli ha aperto una strada.

E tu? Se tu dovessi concentrare in un nome quello che Dio ieri ha fatto nella tua vita, come Lo chiameresti?

Pensaci... diGlielo... e lodaLo per quello che Lui è stato per te.

Cammina alla Sua presenza, annunzia il Suo nome a chi incontri e lodalo per come agisce nella tua vita. Quando alcune tribù africane vogliono onorare una persona e esprimere in una parola il suo modo di essere, lo onorano imponendogli un nome. Anche il nostro Dio lo merita. LodaLo ogni giorno con un Nome che dica come Lui sia stato Dio oggi per te.

Vi accompagno con la preghiera, sempre con riconoscenza e affetto

don Luciano
INCONTRI CON LA PAROLA No. 320

venerdì 22 maggio 2015

Letargo spirituale, tutti potremmo saperne qualcosa...


Un altro articolo di don Luciano, sempre pratico ad esporre le motivazioni cristiane della nostra vita quotidiana. Il letargo spirituale è troppo forte, che estremi rimedi ha usato Dio per svegliare il Suo popolo, quali mezzi usa per svegliare noi?







Qualche tempo fa, durante una festa al Boys Ranch in cui si dava l'addio a una delle ospiti venuta dall'Italia, uno dei miei ragazzi si è addormentato in piedi. Gli altri ragazzi cantavano e lui, nonostante il rumore e la confusione, è riuscito nell'impossibile impresa di dormire in piedi! Ci sono persone che hanno il dono del dormire all'istante, ma non quello di svegliarsi quando dovrebbero.

Mi ricordo un campo scuola in cui mi ero preso personalmente l'impegno di svegliare uno degli animatori. Era una specie di missione impossibile. Bisognava andare in camera sua, chiamarlo ad alta voce per nome e scuoterlo violentemente. E bisognava che stessi lì a controllare che andasse in bagno e sentissi l'acqua della doccia scrosciare, per essere sicuro che il tizio finalmente si fosse svegliato!

Quando qualcuno ha bisogno di essere svegliato, e tu sei quello incaricato di farlo, devi essere disposto a usare tutti i mezzi pur di portare a termine la tua missione: sveglia, telefonate, scossoni, coperchi delle pentole sbattuti, strattonare giù uno dal letto... Lo stesso fa Dio con te. Anche se ti deve buttare giù violentemente dal letto.

C'è una Parola di Dio che riguarda quei periodi in cui il popolo di Israele si era addormentato e aveva bisogno di essere svegliato, periodi nei quali non abbiamo risposto al suo sommesso e gentile invito a risvegliarci che ci veniva dalla lettura della Bibbia, dalle omelie sentite in chiesa, dai consigli di persone buone, dai nostri ideali cristiani. Ma come ho fatto io con quell'animatore, nemmeno Dio ti lascia dormire. Ti aumenta la pressione intorno. Magari qualcuno dei problemi con cui stai combattendo ultimamente forse sono il tentativo di Dio per strattonarti dal tuo sonno spirituale.

Quello che Dio vuole dirti sta scritto in 2 Cronache 7,13. Che è seguito dal versetto 14 in cui Dio ti dice cosa devi fare quando ti sei svegliato: «Se il mio popolo, sul quale è stato invocato il mio nome, si umilierà, pregherà e ricercherà il mio volto, perdonerò il suo peccato e risanerò il suo paese». Tutti noi desideriamo quella guarigione spirituale che viene solo dal potere di Dio, non è vero?

Ma se il letargo spirituale è troppo forte, che estremi rimedi ha usato Dio per svegliare il Suo popolo? Nel versetto 13 Dio dice: «Se chiuderò il cielo e non ci sarà più pioggia, se comanderò alle cavallette di divorare la campagna e se invierò la peste in mezzo al mio popolo, se il mio popolo, sul quale è stato invocato il mio nome, si umilierà...», e il resto lo sai. Dio permette dei problemi nella tua vita non per punirti ma per svegliarti o richiamare la tua attenzione.

Forse Dio in questo periodo sta usando maniere brusche per svegliare dal sonno spirituale tu, la tua parrocchia, il tuo ministero, il tuo gruppo, magari la tua famiglia. Su che cosa Dio sta cercando di farti aprire gli occhi? Forse è perché aumenta sempre di più in te la tolleranza verso un tuo peccato? O stai tralasciando dei doveri? O stai trascurando la tua famiglia? Forse Dio sta cercando di farti aprire gli occhi sulle priorità della tua vita, che non sono quelle giuste. O magari ti sta facendo capire che non puoi più dire di no a un servizio in parrocchia, o che magari sei orgoglioso, o che sei sceso a compromessi con la tua coscienza, o che c'è in te un comportamento che non piace a Lui.

Quando abbiamo bisogno di essere svegliati - e non rispondiamo al sommesso richiamo di Dio - Lui è costretto a usare qualcosa di più decisivo, qualcosa che non puoi più ignorare e che finalmente ti fa aprire gli occhi. C'è solo un modo per far smettere gli scossoni di Dio. Svegliati!

Vi accompagno con la preghiera, sempre con riconoscenza e affetto

don Luciano

mercoledì 20 maggio 2015

Non importa quanto lungo sia il viaggio che hai davanti...



Fermarsi prima di cominciare

Spesso, noi uomini del terzo millennio e cristiani da sempre , con buona volontà ci lanciamo per le strade del mondo frettolosamente come se dovessimo conquistare  subito tutti gli uomini e condurli a Dio. Potrebbe essere il difetto di tanti buoni laici, di catechisti/e, di sacerdoti e così via…

Questo articolo di don Luciano ci farà riflettere sull’importanza di una buona preparazione prima del lancio… Cerchiamo di scoprire il nostro lato debole , quello che sommessamente ci dice che abbiamo sbagliato in questo o in quell’altro impegno, insomma quando ci sentiamo dei frustrati non vedendo il risultato che ci siamo proposti. Buona lettura!



 La parola a don Luciano

Luca 24, 47  “…nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme”.


Parlo davvero di parecchi anni fa, era l'Anno Domini 1983, e mi trovavo nel Mato Grosso do Sul, in Brasile. A quel tempo c'era molta povertà in quella zona, e si potevano fare ore di fuoristrada dentro alle "fazendas" e vedere solo qualche manciata di persone o capanne. Se ci fossi stato io al volante, abituato come sono a mettere benzina solo quando vedo il rosso, mi sarei ficcato in una grande problema. Il fuoristrada, alquanto malandato, aveva l'indicatore della benzina rotto, sempre fermo sul livello dei Ÿ del serbatoio. Io non lo sapevo e mi illudevo che fosse quasi pieno, ma per fortuna l'autista conosceva il problema. A un certo punto la macchina diede qualche colpo di tosse e poi si fermò nella pista sterrata, letteralmente in mezzo al nulla. L'autista tolse dal bagagliaio una tanica di benzina e riempì il serbatoio. Tutti gli autisti del Mato Grosso conoscevano una regola elementare di sopravvivenza - riempi il serbatoio o la tanica di benzina prima di cominciare il tuo viaggio!

Quando hai tanta strada da fare e magari hai anche fretta di arrivare, è facile pensare: "Adesso non ho tempo per fare benzina, la metto più avanti!" Ma non è una scelta sensata. Invece, è proprio quando hai tanta strada davanti che devi prendere tempo per riempire il serbatoio.

La Parola di Dio ci dice che anche i discepoli avevano un viaggio lunghissimo da fare. Gesù li stava mandando ad annunciare il Vangelo al mondo intero! Caspita, mica era un viaggio breve! Ma abbiamo molto da imparare da quello che Gesù ha detto loro prima che cominciassero quel loro lungo viaggio spirituale.

Leggiamo in Luca 24, 47 che «nel Suo nome saranno predicati a tutte le genti la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme». Questa era la missione gigantesca che Gesù aveva affidato loro. Ma prima Gesù vuole che facciano una cosa: «Io manderò su di voi quello che il Padre mio ha promesso [lo Spirito santo]; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall'alto» (Luca 24,49).

Conoscendomi, io avrei pensato: "Se abbiamo questa missione immane davanti a noi, meglio che iniziamo subito!" Invece Gesù sta dicendo tutto il contrario: "Vi sto dando una grandissima responsabilità - ma voglio che aspettiate prima di cominciare". In altre parole - "Aspetta prima di metterti al lavoro". Aspetta che cosa? La «potenza dall'alto».

In un passo parallelo che si trova negli Atti degli Apostoli 1, 4-8 Gesù dice: «[Gesù] ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere che si adempisse la promessa del Padre ... Avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni a Gerusalemme (ossia nel posto dove sei), in tutta la Giudea e la Samaria (ossia nei posti dove non ti piace proprio andare) e fino agli estremi confini della terra (ossia nei posti dove nemmeno ti sognavi di poter andare)».

Le indicazioni del Signore sono molto chiare. Non importa quanto lungo sia il viaggio che hai davanti, devi prenderti del tempo per fare il pieno di benzina prima di cominciare. Cioè, per quanto importanti siano le cose che devi fare, riservati del tempo per fermarti al distributore della «potenza dall'alto» prima di fare qualsiasi cosa. Non metterti subito al lavoro - aspetta.

Ma questo è proprio quello che noi, persone molto occupate, di solito non facciamo. Più sono le cose che abbiamo da fare, più tendiamo ad accorciare il tempo che dedichiamo a Dio. Rischiamo di non combinare nulla senza il "pieno spirituale", e il più delle volte finiamo per restare senza benzina. Così invece di essere ripieni dello Spirito santo per affrontare gli impegni e le responsabilità - siamo invece ripieni di liste di cose da fare, di stress, di preoccupazioni, di noi stessi. Quando abbiamo maggior bisogno della forza di Dio, l'abbiamo esaurita. Quante volte ti è già successo?

Mettiti in ascolto degli ordini del Signore - spendi del tempo con Lui prima di spenderlo per qualsiasi altra cosa. Aspetta davanti al Signore che ti illumini su quello che Lui vuole, non su quello che tu hai già deciso ... Aspetta che Lui ti riempia di «potenza dall'alto» in modo che tu possa far fronte a tutte le tue responsabilità. Stai con Lui prima di fare qualcosa per Lui. Quando hai davanti a te un lungo viaggio, fermati prima a fare il pieno - con la benzina super della «potenza dall'alto»!

Vi accompagno con la preghiera, sempre con riconoscenza e affetto

don Luciano



da http://www.incontriconlaparola.com/

martedì 12 maggio 2015

Vedere scendere acqua dal rubinetto è la cosa più normale del mondo ?





    La sindrome da rubinetto



Per la maggior parte della gente girare la manopola del rubinetto e vedere scendere acqua è la cosa più normale del mondo. Il che vuol dire che non vivete in un deserto. Se invece vivete come me in Africa, allora l'acqua è un miracolo sempre nuovo. Si impara a non sprecarla, ad aprire i rubinetti il minimo indispensabile.

 Quando ero adolescente ricordo di aver letto un libro del celebre scrittore Antoine de Saint-Exupéry, in cui raccontava l'esperienza di un gruppo di beduini portati a Parigi e messi in una stanza d'albergo. Lo scrittore mostrò loro come funzionavano i bagni e aprì il rubinetto. I beduini rimasero estasiati nel vedere tanta abbondanza di acqua, e chiesero a Saint-Exupéry: "Ma quest'acqua non finisce mai?" Thomas Edward Lawrence ha scritto un libro di memorie intitolato "I sette pilastri della saggezza". Probabilmente è familiare a pochi come scrittore, ma tutti lo conoscono con il nome per il quale ha lavorato per parecchi anni in Medio Oriente come agente del servizio segreto inglese: Lawrence d'Arabia.

Lawrence racconta che un giorno portò con sé a Parigi alcuni dei suoi amici arabi. E anche loro, dal momento che erano sempre vissuti nel deserto, rimasero stupiti dall'acqua corrente nella loro stanza d'albergo. Il giorno della partenza Lawrence li trovò che stavano tentando di staccare i rubinetti dal bagno. Volevano portaseli a casa - in modo da poter avere tutta quell'acqua a loro disposizione. Lawrence spiegò loro che non erano i rubinetti che davano l'acqua, ma la sorgente fuori città, sulle montagne. I beduini pensavano che l'acqua arrivasse da quello che era semplicemente uno strumento.

A proposito di questo modo di pensare, Dio ha qualcosa da dirti in Deuteronomio 8,2-3: «Ricordati di tutto il cammino che il Signore tuo Dio ti ha fatto percorrere in questi quarant'anni nel deserto, per umiliarti e metterti alla prova, per sapere quello che avevi nel cuore e se tu avresti osservato o no i suoi comandi. Egli dunque ti ha umiliato, ti ha fatto provare la fame, poi ti ha nutrito di manna, che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avevano mai conosciuto, per farti capire che l'uomo non vive soltanto di pane, ma che l'uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore».

Dio ha guidato il Suo popolo in una situazione nella quale è venuta a mancare la loro abituale sorgente di energia - i rubinetti che erano soliti usare si erano rotti. Ma Lui ha provveduto per loro in una maniera così miracolosa che mai avrebbero immaginato. Si chiamava "manna". Il rubinetto si era rotto - ma la risposta al bisogno è venuta in un altro modo.

La Parola di Dio ti ricorda, come fu ricordato a quei beduini a Parigi, che quello di cui hai bisogno viene dalla Sorgente, e non dal rubinetto. E Dio è la tua Sorgente. Tutto quello di cui hai bisogno ti viene da Lui - i soldi che ti necessitano, gli amici che ti sostengono, il posto dove vivi, i doni che hai, l'amore, l'aiuto spirituale. Dio te lo manda attraverso dei rubinetti terreni - come la busta paga, persone speciali, circostanze provvidenziali - occasioni o persone giuste al momento giusto. Ma quella manna nel deserto - manna significa "che cos'è?" - ti sta a dimostrare che Dio può darti quello di cui hai bisogno in maniera sempre diversa!

Il nostro problema è che soffriamo della "sindrome da rubinetto". Siamo affascinati dal rubinetto, dal mezzo, e finiamo per mettere la nostra fede nei mezzi. Poi succede che i mezzi improvvisamente spariscono - persone che se ne vanno... persone che muoiono... persone che ti buttano giù; lavori che svaniscono... situazioni che ti deludono... rapporti che si infrangono. Non avere paura. Perché in ogni caso l'acqua non viene dal rubinetto.

In Deuteronomio 8,2-3, Dio ti dice che Lui si serve di due modi per fare in modo che la tua fede passi dal confidare nel rubinetto al confidare nel Padre. Il primo modo è quello del «ti ha fatto provare la fame». Dio permette che crolli tutto quello che ti faceva andare avanti. Magari in questo periodo sei in ansia perché hai una necessità e non c'è nessuna soluzione che si prospetti all'orizzonte. Il rubinetto se ne è andato... ma la Sorgente è ancora lì. Dio userà un altro canale. Purtroppo non impariamo a fidarci di Dio se non quando si seccano tutte le nostre abituali stazioni di rifornimento.

Il secondo modo è quello nel quale Dio ti nutre «di manna, che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avevano mai conosciuto». Delle cose straordinarie, miracolose, che irrompono nel tuo quotidiano. Dio ti mostrerà un modo nuovo, inimmaginabile, per venire incontro al tuo bisogno. Verrà in modo sorprendente, da un posto sorprendente. E tu ti fermi ammirato a dire: "Mio Dio, è da TE che viene tutto questo, non è vero?"

E allora entrerai in una nuova meravigliosa sicurezza - quella sicurezza che accetta tranquillamente la perdita di ogni rubinetto nella tua vita. Era solo lo strumento del quale Dio si serviva. Dio è la tua sorgente - Lui non si prosciuga mai. Perciò non attaccarti al rubinetto. Dio tuo Padre conosce un'infinità di modi per farti avere ciò di cui hai bisogno.

Vi accompagno con la preghiera, sempre con riconoscenza e affetto

don Luciano 

da Catechisti.it
INCONTRI CON LA PAROLA
No. 319

martedì 21 aprile 2015

La testimonianza di un oncologo: la morte e una bimba con cancro terminale




 “La nostalgia è l'amore che rimane!”


   La morte spiegata da una bambina 
con cancro terminale


Come oncologo con 29 anni di esperienza professionale, posso affermare di essere cresciuto e cambiato a causa dei drammi vissuti dai miei pazienti. Non conosciamo la nostra reale dimensione fino a quando, in mezzo alle avversità, non scopriamo di essere capaci di andare molto più in là.

Ricordo con emozione l'Ospedale Oncologico di Pernambuco, dove ho mosso i primi passi come professionista. Ho iniziato a frequentare l'infermeria infantile e mi sono innamorato dell'oncopediatria.

Ho assistito al dramma dei miei pazienti, piccole vittime innocenti del cancro. Con la nascita della mia prima figlia, ho cominciato a sentirmi a disagio vedendo la sofferenza dei bambini. Fino al giorno in cui un angelo è passato accanto a me!

Vedo quell'angelo nelle sembianze di una bambina di 11 anni, spossata da due lunghi anni di trattamenti diversi, manipolazioni, iniezioni e tutti i problemi che comportano i programmi chimici e la radioterapia. Ma non ho mai visto cedere quel piccolo angelo. L'ho vista piangere molte volte; ho visto anche la paura nei suoi occhi, ma è umano!

Un giorno sono arrivato in ospedale presto e ho trovato il mio angioletto solo nella stanza. Ho chiesto dove fosse la sua mamma. Ancora oggi non riesco a raccontare la risposta che mi diede senza emozionarmi profondamente.

“A volte la mia mamma esce dalla stanza per piangere di nascosto in corridoio. Quando sarò morta, penso che la mia mamma avrà nostalgia, ma io non ho paura di morire. Non sono nata per questa vita!”

“Cosa rappresenta la morte per te, tesoro?”, le chiesi.

“Quando siamo piccoli, a volte andiamo a dormire nel letto dei nostri genitori e il giorno dopo ci svegliamo nel nostro letto, vero? (Mi sono ricordato delle mie figlie, che all'epoca avevano 6 e 2 anni, e con loro succedeva proprio questo)”.

“È così. Un giorno dormirò e mio Padre verrà a prendermi. Mi risveglierò in casa Sua, nella mia vera vita!”

Rimasi sbalordito, non sapendo cosa dire. Ero scioccato dalla maturità con cui la sofferenza aveva accelerato la spiritualità di quella bambina.

“E la mia mamma avrà nostalgia”, aggiunse.

Emozionato, trattenendo a stento le lacrime, chiesi: “E cos'è la nostalgia per te, tesoro?”

“La nostalgia è l'amore che rimane!”

Oggi, a 53 anni, sfido chiunque a dare una definizione migliore, più diretta e più semplice della parola “nostalgia”: è l'amore che rimane!

Il mio angioletto se ne è andato già molti anni fa, ma mi ha lasciato una grande lezione che mi ha aiutato a migliorare la mia vita, a cercare di essere più umano e più affettuoso con i miei pazienti, a ripensare ai miei valori. Quando scende la notte, se il cielo è limpido e vedo una stella la chiamo il “mio angelo”, che brilla e risplende in cielo.

Immagino che nella sua nuova ed eterna casa sia una stella folgorante.

Grazie, angioletto, per la vita che ho avuto, per le lezioni che mi hai insegnato, per l'aiuto che mi hai dato. Che bello che esista la nostalgia! L'amore che è rimasto è eterno.

(Dr. Rogério Brandão, oncologo)

[Traduzione dal portoghese a cura di Roberta Sciamplicotti]

(Fonte: Aleteia)


Dal Web http://pietrevive.blogspot.it

domenica 19 aprile 2015

Incontro con l’ordinario e straordinario di Gesù di Nazaret





Quattro buoni motivi per leggere il vangelo


(Nazzareno Marconi, pagina web) da Ritagli di Qumran-net

Primo motivo: Il Vangelo è il libro più famoso del mondo.
Se una mattina trovaste annunciato da tutti i giornali e tutte le trasmissioni televisive che uno sceneggiato ha avuto il più alto indice di ascolto di tutti i tempi, non vi verrebbe una grande curiosità di dare almeno un'occhiata alla seconda puntata? Il vangelo è il libro più stampato del mondo ed anche il più letto, in tutte le lingue e culture conosciute. Ma qual è il segreto del suo successo? Un numero incredibile di persone hanno scoperto che questo testo ha un potere unico: aiuta a conoscersi meglio e a rinnovare la propria vita. Dà una mano per prendere decisioni importanti e scoprire che senso abbia ciò che facciamo, ciò che pensiamo, ciò che desideriamo. Nel corso della sua storia l'umanità vi ha scoperto una fonte misteriosa ed inesauribile d i speranza, di incoraggiamento, un intenso senso di pace.

Secondo motivo: Il Vangelo è un libro molto prezioso.
Se ti capitasse tra le mani un libro che: è stato copiato e diffuso con fatica per duemila anni, che spesso è stato combattuto e proibito da grandi poteri politici e militari, eppure è stato sempre difeso e conservato a costo della vita. Non gli dedichereste almeno un po' della vostra attenzione? La storia dei cristiani è punteggiata di storie di persecuzioni e martiri. Fin dall'inizio i nemici di Gesù hanno tentato di cancellare il suo ricordo, impedendo che i suoi amici parlassero di Lui alla gente. Ma questi non hanno taciuto, hanno parlato e scritto a costo della vita, e molti altri nel corso delle storia hanno fatto lo stesso. Solo grazie a questa catena di testimoni questo piccolo libro è potuto giungere tra le tue mani. Non credi che tanto sacrificio meriti un po' della tua attenzione?

Terzo motivo: Il Vangelo ha un mittente molto importante.
Se una mattina trovaste tra la vostra posta una lettera che viene da una grandissima autorità politica o economica, non la leggereste per prima e con molta attenzione? Oltre un miliardo e mezzo di persone nel mondo sono convinte che questo piccolo libro sia come una lettera che viene da Dio. Attraverso di esso il Creatore ha voluto mandarci un messaggio molto importante, tanto importante che questa "lettera" ci è stata "recapitata" da Gesù: il Figlio di Dio. Un messaggio con una tele "mittente" ed un tale "portalettere" non merita forse una attenta lettura?

Quarto motivo: Il Vangelo ha un destinatario molto importante.
Se una mattina trovaste tra la vostra posta una lettera indirizzata a voi e con su scritto "strettamente personale", non l'aprireste per prima e con molta attenzione? La fede dei cristiani ritiene che il Vangelo non contenga un messaggio generale, che riguardi soltanto principi e valori molto vaghi. Crediamo invece che il Vangelo è un messaggio che Dio invia a Te. Tra le sue parole ogni giorno puoi trovare qualcosa che misteriosamente, ma efficacemente, parla al tuo cuore e guida la tua vita. I cristiani, quando aprono il vangelo, si chiedono: "cosa mi dice oggi il Signore?". Non vale la pena di provare?