sabato 14 dicembre 2013

Scendere a compromessi?







Il 70% degli italiani è tifoso di una squadra di calcio. Il tifo (sportivo) è senz'altro la malattia più diffusa tra maschi italiani, probabilmente attinge il 99% di loro. E non importa quante volte ormai tu abbia già visto la giocata, ma l'adrenalina ti sale quando la tua squadra parte in contropiede - quando un giocatore lancia il tuo attaccante con un passaggio che lo smarca oltre la linea di difesa della squadra avversaria, e il tuo bomber fa un bellissimo gol. Che sovente però viene annullato - perché il tuo attaccante era in fuori gioco, ossia oltre la linea di difesa degli avversari. Non importa quanto bello sia stato il gol che ha fatto - era oltre la linea di fuorigioco, e quel gol non vale proprio nulla. E succede che l'attaccante viene pure ammonito.

Ci sono delle linee che non si possono varcare - e non parlo solo del calcio... sto parlando di "integrità" - il rifiuto di oltrepassare i confini morali, costi quel che costi. Perché, per quanto riguarda Dio, non importa quanto bello sia stato il gol che hai fatto - eri in fuorigioco, e quello che hai raggiunto non vale nulla.

A meno che tu non sia vissuto in una caverna gli ultimi 12 mesi della tua vita, probabilmente hai dovuto affrontare tentazioni che hanno messo a repentaglio la tua integrità più di una volta. Dire la verità a metà... patteggiamenti morali... disonestà a livello finanziario... compromessi a livello sessuale... o guardare o ascoltare o ridere di cose a cui Gesù non avrebbe mai preso parte. Per tutti noi che sentiamo quell'impulso che ci fa andare oltre la linea del fuorigioco, cè un potente incoraggiamento nella vita di Neemia, l'uomo che Dio scelse per guidare il suo popolo nella straordinaria ricostruzione delle mura e delle porte di Gerusalemme.

Neemia è governatore di Gerusalemme. Ha la possibilità di usare la sua posizione a proprio vantaggio. Ma nonostante i suoi predecessori abbiamo usato la carica che avevano per farsi i loro interessi sfruttando la propria gente, Neemia risplende come un modello di integrità. In Neemia 5,14-15 sta scritto: «Da quando il re mi aveva stabilito loro governatore nel paese di Giuda, dal ventesimo anno fino al trentaduesimo anno del re Artaserse, durante dodici anni, né io né i miei fratelli mangiammo la provvista assegnata al governatore. I governatori che mi avevano preceduto, avevano gravato il popolo, ricevendone pane e vino, oltre a quaranta sicli d'argento; perfino i loro servi angariavano il popolo, ma io non ho fatto così, poiché ho avuto timore di Dio.» Leggetevi anche il resto, per capire quanto integro fosse quest'uomo.

I predecessori di Neemia lo avevano fatto... molti di quelli che lui governava lo facevano... ma Neemia si è rifiutato di sfruttare la sua posizione. Si era dato dei confini invalicabili, anche quando ne avrebbe potuto trarre un grande beneficio, sarebbe bastato solo un piccolo compromesso.

Stiamo pensando di ristrutturare il Boys Ranch, e prima di farlo ci sono permessi da richiedere negli uffici municipali. La scorsa settimana entro in uno di questi uffici. Il signore dall'altra parte della scrivania può bloccare tutto, basta che non metta la firma su un documento. Mi dice: "Padre, costa 20. Le posso fare pagare 10, ma lei deve dare 5 a me". Risposta secca: "Preferisco pagare 20". Sto ancora aspettando la firma - ma Dio ci benedirà.

Scendere a compromessi può essere la cosa più normale per chi ti sta intorno - ma se metti Dio al primo posto, devi avere il coraggio di dire: "Non posso". Compromettendo la tua integrità morale forse andrai avanti, magari otterrai anche quello che vuoi - ma se ami Dio devi dire: "Non posso!".

Confini invalicabili - quando Dio trova il cuore di un uomo o di una donna su cui può fare affidamento, Lui lo benedice. Per quello che riguarda Dio, se ciò che vuoi non è dentro i Suoi confini, non vale assolutamente nulla - e ti farai del male.

Vi accompagno con la preghiera, sempre con riconoscenza e affetto

don Luciano, Catechisti.it

giovedì 12 dicembre 2013

Preghiera di Natale: Ti aspettavamo...




Ti aspettavamo più grande


Signore,
ti aspettavamo più grande
e vieni nella debolezza di un bambino.

Ti aspettavamo a un'altra ora
e vieni nel silenzio della notte.

Ti aspettavamo potente come un re
e vieni uomo, fragile come noi.

Ti aspettavamo in un altro modo
e vieni così, semplice.

Quasi non possiamo riconoscerti,
così uomo.

Avevamo le nostre idee su di te,
e vieni rompendo tutto ciò che avevamo previsto.

Donaci la fede
per credere in te e riconoscerti così, come vieni.

Rendi forte la nostra speranza
per avere fede in te con la semplicità con cui vieni a noi.

Insegnaci a amare come ami tu,
che essendo forte ti sei fatto debole
per essere la nostra forza
in tutti i momenti e nei secoli dei secoli.
Amen.

ritagli, Qumran.net

sabato 7 dicembre 2013

Tutte le donne di Papa Francesco



Tutte le donne di papa Francesco, da nonna Rosa all’ex fidanzatina

Le donne nella vita del pontefice contano molto, e dovranno contare di più nella Chiesa che è stato chiamato a guidare. Ma lui ammette che i discorsi sul loro ruolo sono spesso ispirati da un'ideologia machista (maschilista)

C’è l’ormai celebre nonna Rosa. Papa Francesco la cita spesso. Con lei ha avuto un rapporto di speciale affetto. È lei che gli ha insegnato a pregare e lo ha sostenuto nella scelta di diventare sacerdote. Da lei ha imparato ad affrontare con serenità e fiducia le avventure dagli esiti più incerti. In un libro-intervista con Sergio Rubin e Francesca Ambrogetti, edito da Salani, il futuro pontefice racconta di conservare ripiegate all’interno del Breviario due tomi di preghiere che porta sempre con sé anche durante i viaggi, alcune lettere della nonna che rappresentano il suo testamento spirituale.

C’è la mamma, Regina Maria, cuoca eccellente, che il sabato faceva ascoltare ai figli le opere liriche trasmesse dalla radio di stato argentina. C’è la sorella, Maria Elena, più piccola di lui di dieci anni, che lui ha cresciuto come un padre, senza trascurarla mai, nonostante gli impegni sempre crescenti. C’è la cugina suora, Ana Rosa, alla quale chiede sempre di pregare per lui. C’è Amalia, la fidanzatina che Jose Mario forse avrebbe sposato se non fosse arrivata la vocazione. C’è Alicia Oliveira, amica di vecchia data, magistrato progressista, costretta alla clandestinità durante la dittatura del generale Videla, e che l’allora padre Bergoglio ha aiutato a incontrare di nascosto i figli.

L’elenco – che non dimentica come sfondo la profonda devozione alla Madonna – potrebbe continuare, ma è chiaro che le donne nella vita di papa Francesco contano. E dovranno contare di più nella Chiesa che è stato chiamato a guidare. Di fatto, ha voluto due laiche all’interno dei gruppi di consiglieri che lo stanno aiutando nella riforma della curia e del governo vaticano: la professoressa Mary Ann Glendon fa parte della commissione referente per lo Ior, la manager Francesca Immacolata Chaouqui di quella che sta revisionando i dicasteri economici. “La Chiesa è donna, è madre”, ha ripetuto in diverse occasioni e tempo fa, spronando scherzosamente le suore nel loro ruolo, ha detto: “Siate madri, non zitelle”.

Del resto il papa che ha scelto di chiamarsi Francesco non può non avere in mente un’idea di donna forte come quella di Chiara d’Assisi, che non fu una semplice collaboratrice del Poverello ma sviluppò un suo carisma originale. Il magistero di papa Bergoglio al riguardo sembra prendere forma a partire da un presupposto: la presenza femminile non è stata sufficientemente valorizzata perché schiacciata dalla “tentazione del maschilismo”. Lo si comprende bene leggendo la celebre intervista-enciclica a Civiltà Cattolica, la storica rivista dei gesuiti, nella quale rispondendo alla domanda del direttore, padre Antonio Spadaro, su come rendere maggiormente visibile il ruolo della donna nella Chiesa, ha spiegato: “È necessario ampliare gli spazi di una presenza femminile più incisiva nella Chiesa. Temo la soluzione del machismo in gonnella, perché in realtà la donna ha una struttura differente dall’uomo. E invece i discorsi che sento sul ruolo della donna sono spesso ispirati proprio da una ideologia machista (maschilista). Le donne stanno ponendo domande profonde che vanno affrontate. La Chiesa non può essere se stessa senza la donna e il suo ruolo. La donna per la Chiesa è imprescindibile”.

Sul tema papa Francesco è tornato pochi giorni fa, in occasione dell’udienza ai partecipanti al venticinquesimo anniversario della lettera apostolica Mulieris dignitatem (dignità della donna) di Giovanni Paolo II – il primo documento pontificio dedicato interamente alla donna – per specificare che non si può ridurre la maternità a un ruolo sociale, né promuovere un’emancipazione che abbandoni i tratti che caratterizzano l’universo femminile. “La maternità – ha osservato il Santo Padre – non è semplicemente un dato biologico, ma comporta una ricchezza di implicazioni sia per la donna stessa, per il suo modo di essere, sia per le sue relazioni, per il modo di porsi rispetto alla vita umana e alla vita in genere”.Inoltre ha calcato la mano sul rischio di confondere il servizio con la servitù, confidando: “Io soffro quando vedo nella Chiesa o in alcune organizzazioni ecclesiali che il ruolo di servizio della donna scivola verso un ruolo di servidumbre” (donna di servizio).

La decisione di convocare un sinodo straordinario sulla famiglia per il prossimo anno costituisce un’ulteriore conferma dell’attenzione di Francesco all’universo femminile. L’episcopato globale dovrà riflettere sulle tante sfide che oggi si affrontano nei complessi equilibri matrimoniali, dalle coppie in difficoltà alla realtà di madri e padri che, in tempi di crisi, quotidianamente compiono piccoli miracoli per i loro focolari. Il papa venuto quasi dalla fine del mondo – durante il grande raduno delle famiglie che si è svolto in piazza San Pietro alla fine di ottobre – ha indicato una strada: ritrovare “armonia” tra le persone. Un orizzonte su cui sintonizzarsi.


(Le traduzioni tra parentesi sono mie)


giovedì 5 dicembre 2013

"Dica che sono prete. Basta e avanza".



"Dovrei laurearmi in vangelo vissuto, ma gli esami mi vanno quasi sempre male".


Una volta sono stato invitato a parlare in una conferenza in cui c'erano diversi relatori. Il coordinatore, prima di iniziare, chiese a ognuno dei relatori le loro referenze, in modo da presentarci poi al pubblico. C'era il tizio con il dottorato psicologia, quell'altro con un master su non-ricordo-più-che-cosa, un altro ancora era specialista in pedagogia dell'età evolutiva. Mi chiese: "E lei che titolo di studio ha?" "Dica che sono prete. Basta e avanza". "Ma non ha alcuna laurea?" chiese un po' deluso. "Dovrei laurearmi in vangelo vissuto, ma gli esami mi vanno quasi sempre male". I titoli valgono poco - vanno e vengono. Puoi essere "generale" (fuori caserma sei nessuno), "il miglior giocatore dell'anno", "monsignore", "Miss Italia" - bei titoli, ma che non hanno nessun significato duraturo. C'è solo un titolo che vale davvero... e ce l'hai già.

C'è un titolo che ti ha conferito Dio tuo Padre, e che ha un'incredibile valenza eterna: sei Suo figlio, Sua figlia. E siccome Dio è sempre generoso, ti ha dato pure un secondo titolo - che ti abilita a esercitare una professione divina. E' un titolo che per ottenerlo non occorre andare all'università, avere capacità, soldi, o amici altolocati. E' l'unico titolo che hanno anche gli analfabeti, gli ignoranti e tutti coloro che non avranno mai altro titolo in vita loro. Se appartieni a Gesù hai già ricevuto questo titolo che ti abilita alla professione più importante del mondo - e alla tremenda e affascinante responsabilità che lo accompagna.

Quando all'università conferiscono la laurea, fanno precedere la consegna da un breve annuncio, tipo: "In nome della Repubblica italiana, ecc." Anche Dio, nel conferirti questa importante posizione di lavoro, fa lo stesso. In 2 Corinzi 5,18-20 Dio dice: «Tutto questo però viene da Dio, che ci ha riconciliati con sé mediante Cristo e ha affidato a noi il ministero della riconciliazione. È stato Dio infatti a riconciliare a sé il mondo in Cristo, non imputando agli uomini le loro colpe e affidando a noi la parola della riconciliazione. Noi fungiamo quindi da ambasciatori per Cristo, come se Dio esortasse per mezzo nostro. Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio.»

Ambasciatore - è il titolo che ti viene dato solo se hai una forte amicizia con Gesù. Durante le campagne elettorali c'è gente che dona ingenti somme di denaro, sperando poi di essere compensate con quel titolo. E' un grande onore essere incaricati dal governo del proprio paese a essere il volto e la voce del tuo popolo in qualche parte del mondo. Per definizione, l'ambasciatore è colui che è incaricato dalla più alta autorità dello stato per rappresentarlo in uno specifico posto. Ricordo che in un paese in cui sono stato missionario, una volta ci fu una petizione alla Farnesina (il ministero degli esteri) firmata dai missionari per cambiare l'ambasciatore italiano, per come viveva e come trattava le persone. Fu rimosso. L'impressione che le persone di un posto hanno del paese di provenienza dell'ambasciatore dipende da come vive l'ambasciatore. Un paese può essere capito o frainteso a seconda di come l'ambasciatore comunica con parole e azioni col paese ospite.

Tu sei "l'ambasciatore di Cristo"! Incaricato dalla più grande autorità dell'universo a rappresentarLo! Questo titolo fa scomparire tutti gli altri pezzi di carta. Per dirla con la Bibbia, «ha affidato a te il ministero della riconciliazione», ossia della sapienza della Croce. Lui conta su di te perché tu Lo rappresenti degnamente attraverso il tuo stile di vita e le tue parole. Lui conta su di te perché tu annunci chiaramente il significato della Sua morte e risurrezione. Lo stai facendo?

E ti ha anche incaricato di rappresentare Gesù in un posto specifico. Nel tuo quartiere, nella scuola che frequenti, nel posto dove lavori, nella squadra in cui giochi, nel negozio dove vai a fare la spesa. Sei l'ambasciatore di Cristo nel posto dove sei - in autobus, per strada, in pizzeria. Come l'ambasciatore di un paese rappresenta il proprio presidente in un'altra nazione, ti è stata assegnata una "cerchia di influenza" in cui devi rappresentare Gesù. In sostanza, devi essere cosciente dentro di te che "Gesù non è fisicamente presente qui in questo momento - ha mandato me a rappresentarLo".

Potrai essere un ambasciatore di Gesù efficiente o disastroso - ma sei l'ambasciatore di Gesù. Il paradiso di qualcuno può dipendere da che tipo di ambasciatore sei.


don Luciano, Catechisti.it

Stai pensando che Dio è arrabbiato con te; magari ti sta castigando?




Non lasciarti confondere dalla sofferenza e dal deserto


«Signore, mia roccia, mia fortezza, mio liberatore; |
mio Dio, mia rupe, in cui trovo riparo;
                                              mio scudo e baluardo, mia potente salvezza» (Salmo 17,3)
                                            (Levitico 26, 12-13)


Durante la mia ultima visita in Italia sono stato a trovare un amico. Non ero mai stato prima a casa sua - quindi ha voluto mostrarmela. C'era anche la cameretta per il figlio di 4 anni. Era stata ricavata dall'unica camera per i ragazzi; la sorella di questo bimbo era diventata una signorina e allora i genitori avevano voluto separare le camere. Di fatto era una partizione in legno dentro all'unica stanza. Le due camere erano piccoline, ma ognuno dei due figli aveva il proprio spazio. Il mio amico mi ha raccontato che quando ha portato il figlio di 4 anni a vedere la stanza il bimbo si era rattristato. Il padre non sapeva capacitarsi: gli aveva preparato qualcosa di bello e la risposta del figlio era la tristezza. Ne scoprì subito la ragione. Il ragazzo gli disse: "Papà - è questa la gabbia dove mi metterai quando sarò cattivo?"

Povero bambino. Pensava che suo padre avesse costruito una gabbia per punirlo... e invece il papà stava costruendo qualcosa di speciale solo per lui. Certo, puoi sorridere alla cattiva interpretazione del comportamento del padre fatta da un bambino di 4 anni - ma troppo spesso noi facciamo l'identico errore nell'interpretare il comportamento di Dio nostro Padre!

Forse in questo periodo stai pensando che Dio è arrabbiato con te; magari ti sta castigando. Ma se pensi così è perché i tuoi sentimenti nei confronti di Dio sono troppo modellati sulle cattive esperienze che hai avuto con i tuoi genitori, o sulle persone che ti hanno ferito, o sui problemi immediati che adesso ti stanno opprimendo. Così finisci col perdere di vista l'amore che Dio tuo Padre sta in tutti i modi cercando di farti vedere. Ti aspetti il peggio da Dio - come quel bambino di 4 anni pensava che il papà gli avesse costruito una prigione per quando non si comportava bene.

Invece il progetto che Dio ha sulla tua vita è quello di liberarti definitivamente da tutte le tue schiavitù, non quello di imprigionarti. Le intenzioni di Dio sono espresse molto chiaramente in alcune parole rivolte al popolo dell'antica alleanza, Israele - ma se sei un discepolo di Gesù, fai parte del Suo nuovo popolo e quindi quelle parole sono anche per te.

Nel libro del Levitico 26,12-13 sta scritto: «Camminerò in mezzo a voi, sarò vostro Dio e voi sarete il mio popolo. Io sono il Signore vostro Dio, che vi ho fatto uscire dal paese d'Egitto [ossia le catene e la schiavitù]; ho spezzato il vostro giogo e vi ho fatto camminare a testa alta». Il tuo Signore si è impegnato a liberarti dalle tue vecchie abitudini, dal tuo vecchio stile di vita, dai soliti modi di pensare e di reagire che ti hanno imprigionato per tutto questo tempo. E si è impegnato a essere sempre con te e a permettere nella tua vita esperienze - alcune anche dolorose - che ti purifichino dal male che ti porti dentro, che cambino il tuo modo di vederLo, che cambino il tuo modo di vederti, e che ti equipaggino perché tu possa fare la differenza nella vita di altre persone.

Il motivo per cui Dio ha ricordato a Israele che Lui li aveva liberati, e non imprigionati, era perché durante il cammino verso la terra promessa stavano incontrando malattie e il deserto. Forse anche tu stai avendo la tua porzione di problemi e di deserto. Ma questo non è perché Dio non ti ama - ma è perché ti ama profondamente! Ti ama così tanto che ti sta portando attraverso il cammino che ti libererà e ti condurrà alla vita che Lui vuole che tu viva. Ti ha promesso che «...il Signore sarà la tua sicurezza, | preserverà il tuo piede dal laccio» (Proverbi 3,26).

Quindi non lasciarti confondere dalla sofferenza e dal deserto. Il tuo Padre celeste ha un meraviglioso progetto d'amore su di te - e non sta certo costruendo una gabbia intorno alla tua vita. Dopo tutto tu sei Suo Figlio - pagato con il prezzo di Suo Figlio! Hai ancora qualche dubbio sul Suo amore?


don Luciano, da Catechisti.it


Tendiamo ad accorciare il tempo che dedichiamo a Dio?




Più sono le cose che abbiamo da fare, più tendiamo ad accorciare il tempo che dedichiamo a Dio



Fermarsi prima ancora di cominciare!

«Nel Suo nome saranno predicati a tutte le genti la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme».
(Luca 24, 47)



Parlo davvero di parecchi anni fa, era l'Anno Domini 1983, e mi trovavo nel Mato Grosso do Sul, in Brasile. A quel tempo c'era molta povertà in quella zona, e si potevano fare ore di fuoristrada dentro alle "fazendas" e vedere solo qualche manciata di persone o capanne. Se ci fossi stato io al volante, abituato come sono a mettere benzina solo quando vedo il rosso, mi sarei ficcato in una grande problema. Il fuoristrada, alquanto malandato, aveva l'indicatore della benzina rotto, sempre fermo sul livello dei Ÿ del serbatoio. Io non lo sapevo e mi illudevo che fosse quasi pieno, ma per fortuna l'autista conosceva il problema. A un certo punto la macchina diede qualche colpo di tosse e poi si fermò nella pista sterrata, letteralmente in mezzo al nulla. L'autista tolse dal bagagliaio una tanica di benzina e riempì il serbatoio. Tutti gli autisti del Mato Grosso conoscevano una regola elementare di sopravvivenza - riempi il serbatoio o la tanica di benzina prima di cominciare il tuo
viaggio!

Quando hai tanta strada da fare e magari hai anche fretta di arrivare, è facile pensare: "Adesso non ho tempo per fare benzina, la metto più avanti!" Ma non è una scelta sensata. Invece, è proprio quando hai tanta strada davanti che devi prendere tempo per riempire il serbatoio.

La Parola di Dio ci dice che anche i discepoli avevano un viaggio lunghissimo da fare. Gesù li stava mandando ad annunciare il Vangelo al mondo intero! Caspita, mica era un viaggio breve! Ma abbiamo molto da imparare da quello che Gesù ha detto loro prima che cominciassero quel loro lungo viaggio spirituale.

Leggiamo in Luca 24, 47 che «nel Suo nome saranno predicati a tutte le genti la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme». Questa era la missione gigantesca che Gesù aveva affidato loro. Ma prima Gesù vuole che facciano una cosa: «Io manderò su di voi quello che il Padre mio ha promesso [lo Spirito santo]; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall'alto» (Luca 24,49). Conoscendomi, io avrei pensato: "Se abbiamo questa missione immane davanti a noi, meglio che iniziamo subito!" Invece Gesù sta dicendo tutto il contrario: "Vi sto dando una grandissima responsabilità - ma voglio che aspettiate prima di cominciare". In altre parole - "Aspetta prima di metterti al lavoro". Aspetta che cosa? La «potenza dall'alto».

In un passo parallelo che si trova negli Atti degli Apostoli 1, 4-8 Gesù dice: «[Gesù] ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere che si adempisse la promessa del Padre ... Avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni a Gerusalemme (ossia nel posto dove sei), in tutta la Giudea e la Samaria (ossia nei posti dove non ti piace proprio andare) e fino agli estremi confini della terra (ossia nei posti dove nemmeno ti sognavi di poter andare)».

Le indicazioni del Signore sono molto chiare. Non importa quanto lungo sia il viaggio che hai davanti, devi prenderti del tempo per fare il pieno di benzina prima di cominciare. Cioè, per quanto importanti siano le cose che devi fare, riservati del tempo per fermarti al distributore della «potenza dall'alto» prima di fare qualsiasi cosa. Non metterti subito al lavoro - aspetta.

Ma questo è proprio quello che noi, persone molto occupate, di solito non facciamo. Più sono le cose che abbiamo da fare, più tendiamo ad accorciare il tempo che dedichiamo a Dio. Rischiamo di non combinare nulla senza il "pieno spirituale", e il più delle volte finiamo per restare senza benzina. Così invece di essere ripieni dello Spirito santo per affrontare gli impegni e le responsabilità - siamo invece ripieni di liste di cose da fare, di stress, di preoccupazioni, di noi stessi. Quando abbiamo maggior bisogno della forza di Dio, l'abbiamo esaurita. Quante volte ti è già successo?

Mettiti in ascolto degli ordini del Signore - spendi del tempo con Lui prima di spenderlo per qualsiasi altra cosa. Aspetta davanti al Signore che ti illumini su quello che Lui vuole, non su quello che tu hai già deciso ... Aspetta che Lui ti riempia di «potenza dall'alto» in modo che tu possa far fronte a tutte le tue responsabilità. Stai con Lui prima di fare qualcosa per Lui. Quando hai davanti a te un lungo viaggio, fermati prima a fare il pieno - con la benzina super della «potenza dall'alto»!

Vi accompagno con la preghiera, sempre con riconoscenza e affetto
don Luciano, Catechisti.it ( Incontri con la Parola)

giovedì 28 novembre 2013

LETTERA A GESU’ CHE NASCE di don Tonino Bello




Risposta alle tante tue lettere che non ho mai letto


Caro Gesù,
voglio scrivere a te. Per tanti motivi. Prima di tutto, perché so che tu mi leggerai di sicuro e la mia lettera non rischierà di finire come le tue. Ce ne hai scritte tante, e sono tutte lettere d’amore, ma noi non le abbiamo neppure aperte. Nel migliore dei casi, le abbiamo scorse frettolosamente e con aria annoiata.

Poi, perché so che tu non ti fermi all’analisi estetica di ciò che dico. Tu vai sempre al nocciolo, o alla radice, e sei imbattibile a leggere sotto le righe. E anche stavolta, ne sono certo, sotto le righe sai scorgere il mio cuore gonfio di paure e di speranze, di preoccupazioni e di tenerezze.

Poi, perché tu rispondi sempre, e non passi mai nulla sotto silenzio. Non c’è volta che tu ti rifiuti di ricambiare il saluto o di accusare ricevuta. Con gli altri, lo sai, non sempre è così. Più che la ricevuta, sembra che accusino il colpo.

Ma, soprattutto, scrivo direttamente a te, perché so che a Natale ti incontrerai con tantissime persone che verranno a salutarti. Tu le conosci ad una ad una. Beato te, che le puoi chiamare tutte per nome. Io non ci riesco.

Dal momento, però, che passeranno a trovarti, se non nell’eucaristia e nei sacramenti almeno nel presepe, perché non suggerisci loro, discretamente, che non te ne andrai più dalla terra e che, pur trovandoti altrove per i tuoi affari, hai un recapito fisso nella tua Chiesa, dove ti potranno incontrare ogni volta che lo vorranno?

E, a proposito di recapito, non pensi che la tua Chiesa, il cui grembo hai deciso di abitare per sempre dopo aver abitato per nove mesi quello di tua Madre, abbia bisogno di qualche restauro?

Si tratterà, caro Signore, di restauri costosi, perché da ricca deve diventare povera, da superba deve divenire umile, da troppo sicura deve imparare a condividere le ansie e le incertezze degli uomini, da riserva per aristocratici deve divenire fontana del villaggio.

Chi è profano in certe faccende pensa che sia restauro quasi senza spese, sottocosto, perché si tratta di ridurre invece che di accrescere. Invece io so che occorre uno di quegli stanziamenti fortissimi della tua grazia, perché, se no, non se ne farà nulla.

Visto che mi sono messo sulla strada delle raccomandazioni, posso approfittare dell’amicizia per fartene qualche altra?

Aiuta me e tutti i miei fratelli sacerdoti a lasciarci condurre dallo Spirito, che è Spirito di libertà e non di soggezione. Spirito di giustizia e non di dominio, Spirito di comunione e non di rivalità, Spirito di servizio e non di potere, Spirito di fratellanza e non di parte.

Dona ai laici della nostra Chiesa la gioia di te, che fai nuove tutte le cose. Ispira in essi i brividi dei cominciamenti, le freschezze del mattino, l’intuito del futuro.

Esorcizza nelle nostre comunità la paura del vuoto, l’impressione che si campi solo sulle parole, il sospetto che, di ardito, amiamo solo le metafore.

Metti nel cuore di chi sta lontano una profonda nostalgia di te.

Asciuga le lacrime segrete di tanta gente, che non ha il coraggio di piangere davanti agli altri. Entra nelle case di chi è solo, di chi non attende nessuno, di chi a Natale non riceverà neppure una cartolina e, a mezzogiorno, non avrà commensali. Gonfia di speranze il cuore degli uomini, piatto come un otre dissecato dal sole

Ricordati dei ragazzi dell’Istituto *** che non andranno a casa perché nessuno li vuole. Ricordati della famiglia *** che abita in via ***, a Molfetta, e sono otto in una stanza senza luce. Ricordati dei quattro vecchietti che dormono nelle celle di un ex convento a Ruvo, col cartone al posto dei vetri alla finestra. Ricordati di Giovanni che si droga e ogni tanto mi telefona di notte per dirmi che sta male. Ricordati di Antonella lasciata dal marito. Ricordati di tutti i poveri e gli infelici, i cui nomi hanno trovato accoglienza sterile solo sulla mia agenda, ma non ancora nel mio impegno di vescovo, chiamato a presiedere alla carità. Ricordati, Signore, di chi ha tutto, e non sa che farsene: perché gli manchi tu.

Buon Natale, fratello mio Gesù, che oltre a vivere e regnare per tutti i secoli, muori e sei disprezzato, minuto per minuto, su tutta la faccia della terra, nella vita sfigurata degli ultimi.

  Tonino Bello

venerdì 22 novembre 2013

Quando si ama tutto è possibile...






Amore: piccole accortezze per scongiurare la crisi




di Carlotta Quadri
Si dice che quando una coppia scoppia, c’è sempre una delle due parti che non si sarebbe aspettata la rottura. Ho pensato per molto tempo che fosse un’affermazione stupida e superficiale poiché, mi dicevo, non è possibile che non ci si accorga che l’altro non ci ami più. Eppure, negli anni, mi sono resa conto di quante volte le persone, forse in nome del quieto vivere, fanno di tutto per negare che vi sia una crisi e dunque, quando si lasciano, solitamente si sente dire a uno dei due che non si aspettava assolutamente che accadesse.

Il primo segreto in amore credo sia quello di riuscire a captare i segnali dell’altro, prima che le incomprensioni diventino crateri troppo grandi da colmare.
Quando si è piccoli, si pensa generalmente ai propri genitori come a due persone risolte, si invidiano per aver lasciato alle spalle gli anni tormentati dell’adolescenza e per avere un amore consolidato. Convinti che la decisione di stare insieme tutta la vita, di fare dei figli, di costruire un futuro insieme sia il punto di arrivo dopo il quale, presa una decisione tanto importante, sarà tutto più facile. Non si immagina minimamente che possa essere, al contrario, un punto di partenza. Un inizio per un lavoro su se stessi, sul sentimento, sulla propria crescita. Un’evoluzione che porta necessariamente a dei cambiamenti strutturali del proprio carattere dove le certezze categoriche tipiche della gioventù, lasciano il posto a moltissime sfumature di grigio.

Il secondo segreto credo sia proprio cercare il più possibile di condividere questi mutamenti con l’altro. Per non farlo restare indietro, per crescere insieme, spiegando perché e su cosa abbiamo cambiato idea. Cosicché possa continuare a capirci, prima di ritrovarsi un estraneo al fianco. Senza pretendere che intuisca da solo e senza addossargli la colpa di non aver capito un percorso tanto complicato anche per noi.
Occorre impegno certo, ma soprattutto, voglia.
Nell’immediato, così come è più facile dire a un figlio un sì rispetto a un no, è certamente più comodo evitare lo scontro. Ci vuole tanta pazienza nel tornare a casa e, magari dopo una giornata di lavoro estenuante, mettersi a tavolino a discutere su dissapori e incomprensioni della coppia.

Il terzo segreto credo sia non pensare che lasciando correre, insabbiando le insofferenze, queste passino come sono venute. Un giorno ci si potrebbe ritrovare, senza capire come ci si è arrivati, a provare quel fastidio alla bocca dello stomaco anche solo per come l’altro tiene la forchetta, sta seduto a tavola, o lava i denti.
Sottovalutare i segnali di insoddisfazione può essere molto pericoloso (nervosismi e sciocchezze a parte). Vero é che le donne nel manifestarli possono essere davvero esageratamente criptiche. Per un uomo, abituato generalmente a essere più lineare e dunque a pensare che tutto vada bene fino a quando non sia posto di fronte a un problema effettivo, può essere molto difficile accorgersene.
Quindi se siete donne, cercate di esternare i vostri malumori senza pretendere che il vostro lui abbia la palla di vetro, se invece siete uomini, quando la vostra donna, scherzando o velatamente, vi muove una critica, non risolvete la questione nella vostra testa con un “le passerà”.
Per quanto possa essere noioso e senza importanza per voi, se lo è per lei…



Scritto da Carlotta Quadri, Giornalista, autrice e speaker radiofonicaMentre frequenta la Bocconi, capita per caso in radio. Il giorno dopo, come accade nei film, è in onda. Lascia un anno più tardi per concludere gli studi in economia e, una volta laureata, diventa giornalista professionista. Dopo aver collaborato con diverse testate, torna al primo amore: la radio.In questo blog, riesce a realizzare il sogno di coniugare le sue due grandi passioni..