sabato 18 agosto 2012
Siamo chiamati ad essere testimoni di Cristo, di Chiara Lubich
C ommento al Vangelo, Mt 10,32-33
«Chi dunque mi
riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio
che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo
rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli»
È questa una parola di grande conforto e di
sprone per noi tutti cristiani.
Con essa Gesù ci esorta a vivere con coerenza la
nostra fede in Lui, poiché dall’atteggiamento che avremo assunto nei suoi
confronti durante la nostra esistenza terrena, dipende il nostro eterno
destino. Se lo avremo riconosciuto - Egli dice - davanti agli uomini, gli
daremo motivo di riconoscerci davanti al Padre suo; se, al contrario, lo avremo
rinnegato davanti agli uomini, ci rinnegherà anche Lui davanti al Padre.
«Chi
dunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al
Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini,
anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli».
Gesù richiama il premio o il castigo, che ci
attendono dopo questa vita, perché ci ama. Egli sa, come dice un Padre della
Chiesa, che a volte il timore di una punizione è più efficace di una bella
promessa. Per questo alimenta in noi la speranza della felicità senza fine e
nello stesso tempo, pur di salvarci, suscita in noi il timore della condanna.
Quel che gli interessa è che arriviamo a vivere
per sempre con Dio. È, del resto, l’unica cosa che conta; è il fine per cui
siamo stati chiamati all’esistenza: solo con Lui, infatti, raggiungeremo la
completa realizzazione di noi stessi, l’appagamento pieno di tutte le nostre
aspirazioni. Per questo Gesù ci esorta a «riconoscerlo» fin da quaggiù. Se
invece in questa vita non vogliamo aver a che fare con Lui, se ora lo
rinneghiamo, quando dovremo passare all’altra vita, ci troveremo per sempre
tagliati da Lui.
Gesù, al termine del nostro cammino terreno, non
farà altro dunque che confermare, davanti al Padre, la scelta operata da
ciascuno sulla terra, con tutte le sue conseguenze. E, con il riferimento
all’ultimo giudizio, Egli ci mostra tutta l’importanza e la serietà della decisione
che noi prendiamo quaggiù: è in gioco, infatti, la nostra eternità.
«Chi
dunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al
Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini,
anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli».
Come trarre profitto da questo avvertimento di
Gesù? Come vivere questa sua Parola?
Lo dice Lui stesso: «Chi mi riconoscerà...».
Decidiamoci allora a riconoscerlo davanti agli
uomini con semplicità e franchezza.
Vinciamo il rispetto umano. Usciamo dalla
mediocrità e dal compromesso, che svuotano di autenticità la nostra vita anche
come cristiani.
Ricordiamo che siamo chiamati ad essere
testimoni di Cristo: Egli vuole arrivare a tutti gli uomini col suo messaggio
di pace, di giustizia, d’amore, proprio tramite noi.
Testimoniamolo dovunque ci troviamo per motivi
di famiglia, di lavoro, di amicizia, di studio o per le varie circostanze della
vita.
Diamo questa testimonianza anzitutto col nostro
comportamento: con l’onestà della vita, con la purezza dei costumi, col
distacco dal denaro, con la partecipazione alle gioie e sofferenze altrui.
Diamola in modo particolare con il nostro
reciproco amore, la nostra unità, in modo che la pace e la gioia pura, promesse
da Gesù a chi gli è unito, ci inondino l’animo fin da quaggiù e trabocchino
sugli altri.
E a chiunque ci chiederà perché ci si comporta
così, perché si è così sereni, pur in un mondo tanto travagliato, rispondiamo
pure, con umiltà e sincerità, quelle parole che lo Spirito Santo ci suggerirà,
dando così testimonianza a Cristo anche con la parola, anche sul piano delle
idee.
Allora, forse, tanti di coloro che lo cercano,
potranno trovarlo.
Altre volte potremo essere fraintesi,
contraddetti, potremo diventare oggetto di derisione, magari di avversione e di
persecuzione. Gesù ci ha avvertiti anche di questo: «Hanno perseguitato me,
perseguiteranno anche voi» (Gv 15,
20).
Siamo ancora sulla strada giusta. Proseguiamo
perciò a testimoniarlo con coraggio anche in mezzo alle prove, anche a prezzo
della vita. La mèta che ci attende lo merita: è il Cielo, dove Gesù, che
amiamo, ci riconoscerà davanti al Padre suo per tutta l’eternità.
Chiara Lubich
Credo nella famiglia
Credo
nella famiglia (padre Enrico Masseroni, arcivescovo)
Credo
nella famiglia, o Signore:
quella che è uscita dal tuo disegno creativo,
fondata sulla roccia dell’amore eterno e fecondo;
Tu l’hai scelta come tua dimora tra noi,
Tu l’hai voluta come culla della vita.
quella che è uscita dal tuo disegno creativo,
fondata sulla roccia dell’amore eterno e fecondo;
Tu l’hai scelta come tua dimora tra noi,
Tu l’hai voluta come culla della vita.
Credo
nella famiglia, o Signore:
anche quando nella nostra casa
entra l’ombra della croce,
quando l’amore perde il fascino originario,
quando tutto diventa arduo e pesante.
anche quando nella nostra casa
entra l’ombra della croce,
quando l’amore perde il fascino originario,
quando tutto diventa arduo e pesante.
Credo
nella famiglia, o Signore:
come segno luminoso di speranza
in mezzo alle crisi del nostro tempo;
come sorgente di amore e di vita,
come contrappeso alle molte aggressioni
di egoismo e di morte.
come segno luminoso di speranza
in mezzo alle crisi del nostro tempo;
come sorgente di amore e di vita,
come contrappeso alle molte aggressioni
di egoismo e di morte.
Credo
nella famiglia: o Signore: come la mia strada
verso la piena realizzazione umana
come la mia chiamata alla santità,
come la mia missione per trasformare il mondo
a immagine del tuo Regno.
verso la piena realizzazione umana
come la mia chiamata alla santità,
come la mia missione per trasformare il mondo
a immagine del tuo Regno.
Amen.
venerdì 10 agosto 2012
Quando si ama veramente per fidanzati e sposati
Quando ti amo
Se non condivido la tua
vita, la mia si complica.
Se non ti cammino
accanto, mi affatico.
Se non ti comprendo, mi
confondo.
Se ti ferisco, mi sento
lacerato.
Se ti escludo, perdo le
mie radici.
Se ti trascuro, mi sento
ingiusto.
Se non percorro la tua
strada, smarrisco la mia.
Ti ascolto e mi ritrovo
più saggio.
Ti ringrazio e divento
più ricco.
Ti parlo e guarisco le
mie ferite.
Ho fiducia in te e cresce
la mia speranza.
Ti accarezzo e mi sento
appagato.
Mi consegno a te e mi
sento protetto.
Ti stimo e sento di
valere.
Ti guardo con purezza e
comprendo ciò che è sacro.
Ti sono fedele e mi sento
genitore affidabile.
Cerco la tua anima e
trovo la mia.
Cerco di essere più degno
per te e mi sento degno di Dio.
Prego per te e Dio mi
sorride.
( dal Veb)
giovedì 9 agosto 2012
Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime
Gesù prese con sé
Pietro,Giacomo e Giovanni
e li condusse
su un alto monte
Mc 9,2-10
Dal vangelo secondo Marco
Sei giorni
dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse
su un alto
monte, in disparte, loro soli. Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti
divennero
splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe
renderle così
bianche. E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù.
Prendendo la
parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere qui;
facciamo tre
capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Non sapeva
infatti che
cosa dire, perché erano spaventati. Venne una nube che li coprì con la
sua ombra e
dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l’amato:
ascoltatelo!».
E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno,
se non Gesù
solo, con loro.
Mentre
scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò
che avevano
visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risorto dai morti. Ed
essi tennero
fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti.
Li condusse…in
disparte…loro soli… perché?.
Sono i tre
apostoli a cui Gesù aveva cambiato il nome: Simone in Pietro, Giacomo e Giovanni i “figli
del tuono”.
Pietro sincero,
impetuoso, il più vicino a Gesù, come Pietra, roccia, sarà il capo della
Chiesa; Giacomo e Giovanni sono quelli che pretendevano di sedersi accanto a
Gesù.., carattere ambizioso? Visione terrena del Regno?...Gesù li volle
testimoni della sua divinità… volle dare ai suoi un motivo in più di fede e
speranza per il futuro in vista degli avvenimenti e delle prove che dovevano
affrontare.
Gesù fu
trasfigurato (dal Padre?) davanti a loro. Marco descrive questa
rivelazione, perché di rivelazione si tratta con parole molto belle: “le sue
vesti divennero splendenti, bianchissime”, una luce che emanava da Gesù,
una luce che era sua, che era lui
stesso, quella stessa luce della quale Giovanni era stato mandato per dare testimonianza (Giov1,7).
E subito un
raffronto con la realtà umana: “nessun
lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche.
Pensare al cielo
e ritornare in terra…
Come se ciò non
bastasse altri personaggi si fanno avanti: Elia e Mosè e conversano con Gesù:
non sappiamo cosa si siano detti, ma la compagnia era buona, piacevole se
Pietro, il solito Pietro, chiede a Gesù di potersi stabilire sul monte.
Rimanere in
terra con la gioia del Cielo…
Marco osserva : Non
sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati, forse intimoriti per
il ritorno di Elia e di Mosè, forse ancora attaccati ad una tradizione, ancora
forte in loro…credenza in un messia restauratore del regno di Israele.
Qui il Vecchio
si incontra con il Nuovo: il profeta Elia aveva annunciato la fede nell’unico
Dio ,amante dell’uomo, ed era stato assunto in cielo su un carro di fuoco…Mosè,
il condottiero, aveva condotto il popolo di Dio dall’Egitto alla terra
promessa.
Due personaggi
importanti dell’antico testamento, due personaggi che eseguono il comando di
Dio: il primo ne afferma l’unicità e l’amore per gli uomini, il secondo è
artefice della promessa di Dio al suo popolo.
Così assistiamo
alla conferma che l’antico precede il nuovo che conferma il vecchio e lo
rinnova, lo completa: comprendiamo bene l’antico testamento soltanto se lo
leggiamo attraverso Gesù, inviato dal Padre per completare la storia della
nostra salvezza.
A questo
meraviglioso appuntamento arriva in mezzo ad una nube il Padre che fa sentire la sua voce: “Questi
è il Figlio mio, l’amato:ascoltatelo!”.
Mentre Pietro
pensa di godersi la bellezza di quei momenti fermandosi sul monte,
la Voce lo richiama alla realtà: “ascoltatelo!”.
Ascoltare è più
che vedere, è più di udire, ascoltare vuol dire capire, seguire, accettare…
E
improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo,
con loro.
Pensavano di
rivedere ancora Elia e Mosè ma si trovano soli con Gesù: un ritorno alla realtà
di sempre, un bel ricordo che lo Spirito
Santo ricorderà loro assieme a tutto quello che non avevano potuto capire prima
affinché lo tramandassero a tutti i futuri discepoli di Gesù.
Mentre
scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò
che avevano
visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risorto dai morti.
Questa ultima
annotazione di Marco sembra messa lì per caso, un semplice desiderio di
Gesù.Mentre è una esplicita volontà di Gesù: Gesù non voleva che il fatto
suscitasse euforia nella gente, come per i miracoli; il fatto poteva non essere
capito come del resto non lo avevano capito nemmeno gli apostoli; gli apostoli
lo avrebbero divulgato dopo la risurrezione di Gesù e dopo aver ricevuto lo Spirito Santo che avrebbe
dato loro il dono di discernimento delle cose che avevano visto fare a Gesù e
di tutto quello che aveva rivelato della volontà del Padre.
Ed essi tennero
fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti.
Il messaggio di
questa sera mi sembra chiaro: nella nostra vita ci capita spesso di
entusiasmarci di fronte a qualche emozione vissuta intensamente e sono momenti
in cui tutto ci sembra a portata di mano, facile, bello…
Spesso abbiamo
costatato che abbiamo fatto la scelta giusta nel seguire Gesù e siamo contenti
della scelta fatta, anzi entusiasti…
Sicuramente ci è
capitato di ascoltare una spiegazione di un brano del vangelo e sentire il nostro cuore battere forte…
Ovvero durante
una preghiera intensa, meditando in silenzio, al sentire Dio molto vicino a noi
ci sarà scappata anche qualche lacrima di gioia…
E ancora dopo
aver offerto un gesto amoroso ad un fratello abbiamo pensato di averlo fatto a
Gesù stesso sentendoci più leggeri , contenti nell’animo…
Ancora , prima
di annunciare la Parola
ci siamo rivolti allo Spirito Santo per ricevere lumi da Lui e poi costatare
con gioia e gratitudine di averli
ricevuti…
E così potremmo
continuare a descrivere tanti momenti belli che il Signore ci ha donato…
Ma è lecito
chiedersi: quanto è durato in noi quello stato?...
Quanto forti
sono le nostre radici, per resistere ai vari venti , alle contrarietà, alle
prove della vita?
Riusciamo a
rimanere in terra con la gioia del Cielo?
Ovvero pensando
al Cielo rimaniamo in terra?...
Se il Gesù della
trasfigurazione e il Gesù della sofferenza sono abbracciati da noi allo stesso
modo riteniamoci pure figli prediletti da Dio. Così sia!
sabato 28 luglio 2012
Il Regno dei cieli è simile a...
Vangelo Mt 13, 31-35
Possiamo aiutare Dio a costruire il Regno dei Cieli?
Un uomo prese un granello di senape e lo seminò nel suo campo...
Una donna prese il lievito e lo mescolò con tre misure di farina….
Dal vangelo secondo Matteo 13,31-35
In quel tempo, Gesù espose alla folla un’altra parabola, dicendo: «Il regno
dei cieli è simile a un granello di senape, che un uomo prese e seminò nel suo
campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più
grande delle altre piante dell’orto e diventa un albero, tanto che gli uccelli
del cielo vengono a fare il nido fra i suoi rami».
Disse loro un’altra parabola: «Il regno dei cieli è simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata».
Tutte queste cose Gesù disse alle folle con parabole e non parlava ad esse se non con parabole, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta:
«Aprirò la mia bocca con parabole,
proclamerò cose nascoste fin dalla fondazione del mondo».
Disse loro un’altra parabola: «Il regno dei cieli è simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata».
Tutte queste cose Gesù disse alle folle con parabole e non parlava ad esse se non con parabole, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta:
«Aprirò la mia bocca con parabole,
proclamerò cose nascoste fin dalla fondazione del mondo».
Tra le parabole del
Regno queste due sono le più belle, le più significative e interessanti. Gesù
colpisce la nostra immaginazione mentre parla, rivela cose nascoste ad un
popolo che aspetta la rinascita e gli antichi splendori d’Israele. Cosa avranno
capito?
Come siamo
fortunati noi oggi! Tutto ci è più chiaro, abbiamo tanti mezzi a nostra disposizione
per capire sempre di più, approfondire l’ultima delle rivelazioni fatte da Dio:
Gesù il Messia, la Parola
fattasi uomo, il nuovo Re, Re di un regno che dobbiamo scoprire e fare nostro,
gettare le basi, divulgare, fare crescere, il Regno di Dio che è in mezzo a noi
( Lc 17,21) una presenza reale che solo gli occhi della fede e la speranza di
un cuore che palpita ci fanno vedere.
Immaginiamo cosa
può diventare un granello di senape, il più piccolo di tutti i semi: una fede
piccola come lo stesso seme lo può sapere, parole di Gesù…Un piccolo seme che
diventa un grande albero…una fede piccola come quel seme è capace di spostare
una montagna…Siamo chiamati a cose grandiose che nascono da piccole cose.
Sì perché Dio non
ci chiede miracoli, ma ci dice che possiamo farli, se siamo uomini di fede.
Un albero enorme
dove trovano rifugio gli uccelli del cielo, fanno il loro nido, si moltiplicano
e allietano i passanti con i loro canti: tutto questo perché un giorno un uomo
prese un seme e lo seminò nel suo campo…un uomo di buona volontà con poca
fatica ma che ha creduto nel creato e la sua forza, ma soprattutto nel
Creatore.
Spostiamoci in una
casa qualsiasi dove una volta si faceva il pane in casa: la donna prendeva il
lievito mescolandolo alla farina e con pugni e mani forti pestava e girava e
rigirava l’impasto finché tutto non si fosse impregnato della forza del lievito.
Il regno dei cieli
è simile al lievito che una donna…prese e mescolò in tre misure di farina: ed
ecco il pane che sfama, rinforza, dà vita, aiuta a crescere, riunisce attorno
ad un tavolo la famiglia di Dio.
Prima un uomo,
adesso una donna: azioni diverse, risultati analoghi, si creano le condizioni
per la nascita e la crescita del Regno dei cieli.
Dopo averci fatto
il dono di Gesù, Dio si serve di noi, di uomini e di donne normalissime ma che
accettano di prendere un’iniziativa, a partire da quello che normalmente fanno
nella vita: a nessuno è chiesto l’impossibile, Dio non sarebbe Dio…
Il Regno dei cieli
è in mezzo a noi, nasce e cresce con noi fino a diventare una nuova e grande
realtà.
Sappiamo che se il
seme non muore non nasce la pianta, abbiamo visto che il lievito scompare per
dare vita ad un’altra sostanza: questo è il primo passo, forse fin troppo
facile…Ci siamo chiesti qualche volta se il seminatore o la donna che impasta
la farina abbiano avuto qualche dubbio sul loro lavoro? Credo di no, perché
hanno creduto nella realtà delle cose, come noi abbiamo creduto nella forza e
dono del Battesimo che ci fa cristiani!
Le preoccupazioni arrivano
dopo, nel far crescere: l’agricoltore la sua pianta che va innaffiata, forse
raddrizzata, potata ecc… la donna per il lievito prima per scioglierlo nella
farina e successivamente badare alla lievitazione giusta, al forno che sia alla
temperatura ottimale, e infine al buon uso del prodotto…noi a prestare
attenzione alla realtà della nostra vita cristiana, la realtà evangelica
dell’amore mirata alla nostra formazione e contemporaneamente proiettata verso
la comunione con gli altri.
Da soli non riusciamo
a far nascere un Regno, come non si contribuisce alla sua crescita: senza
l’umiltà di una fede e fiducia in noi stessi e in Colui che regna e regnerà non
andremo molto lontano.
L’esperienza ci
parla della pazienza dell’agricoltore nel seminare e nel raccogliere: i nostri
risultati saranno quelli che Dio vorrà non quelli che noi spesso desideriamo e
che arrivino anche in fretta.
Nella nostra
formazione avremo bisogno dell’aiuto divino, nel rapporto con gli altri la
pazienza e l’umiltà nell’annuncio e non ultimo il rispetto della libertà e i
tempi di crescita altrui che non sono mai uguali per tutti.
Come le parabole
sono testimonianza di vita, così il nostro cammino di fede, il nostro
rincorrere il Regno di Dio, convinti che possiamo e dobbiamo farcela, perché “
lo straordinario di Dio si nasconde nelle cose ordinarie e comuni di ogni
giorno”: questo ci insegnano le parabole di Gesù, da fatti comuni e ordinari
dobbiamo arrivare a guardare lontano, ad un Regno che incomincia in questo
mondo e avrà il suo culmine nei Cieli dei Cieli, la dimora eterna di Dio.
La nostra vita
terrena è tempo di fede e di speranza: sappiamo e crediamo che il vero amore lo
abbiamo intravisto, ma lo troveremo quando tutto sarà compiuto fino all’ultima
lettera della rivelazione.VIENI, SIGNORE GESU’!
A Madre Teresa fu
chiesto se avesse assistito a qualche miracolo in vita sua, ecco la risposta: “
Ogni giorno avviene una specie di miracolo. Non passa giorno senza qualche
delicata attenzione da parte di Dio, senza qualche segno del suo amore e del
suo affetto. Il miracolo più grande di tutti è che Dio si serva di tali
nullità, di esseri tanto insignificanti come noi per compiere l’opera del suo
amore!”.
Scriveva Padre
Raniero Cantalamessa nel suo libro “Gesù Cristo il Santo di Dio”: “Non è
vero affatto che l’eternità ( Regno dei cieli) è quaggiù soltanto una promessa
e una speranza. E’ anche una presenza ed una esperienza".
sabato 21 luglio 2012
Auguri per anniversario di matrimonio dai figli
Per i
nostri genitori speciali…
Cara mamma e caro papà
Le vostre figliole eccole qua,
con questa poesia poche cose vi vogliamo dire
ma in maniera tale da farvi capire
i sentimenti che nel nostro cuoricino palpitano
d’impazzire.
25 anni insieme avete passato
come la più bella coppia che il nostro Dio ha creato.
Cari genitori,
tra gioie e dolori
siete stati e sarete l’emblema di tutti gli amori,
molto giovani l’amore vi ha colpito
trasformandovi nel dono dall’umanità più gradito.
I vostri visi rispecchiano amore,umiltà e fedeltà
riempiendo il cuore di chi vi sta accanto di stima e
felicità,
per parenti ed amici Sempre presenti In ogni momento
rappresentando per tutti un UNICO punto di
riferimento.
Ai nostri occhi brillate come oro
perché per noi siete il più prezioso tesoro
da tenere nascosto
a qualsiasi costo.
Tra le più speciali è la vostra storia
marcando così di ognuno la propria memoria.
Le vostre figlie purtroppo non sono degli splendori
però è solo grazie a voi che rispecchiano di sani
valori
dovuti alla vostra capacità di colmare di insegnamento
maturo i loro cuori.
Ai nostri occhi siete la luce,
quella luce che neanche il sole produce;
siete l’angelo custode che il mattino ci sveglia e la
sera ci culla
per non farci aver paura di nulla,
della nostra vita siete l’essenza
perché proprio voi siete il motivo della nostra
esistenza.
Attraverso questa poesia vi vogliamo dire che nella
nostra anima vivete e palpitate
perché le nostre vene dello stesso sangue sono
attraversate.
Le vostre figlie mai vi abbandoneranno
E per sempre lo specchio del vostro cuore saranno.
GRAZIE D’ESISTERE MAMMA E PAPA’
Vi vogliamo un’infinità di bene
Roby e Ale
martedì 17 luglio 2012
mercoledì 11 luglio 2012
Testimonianza di due sposi coraggiosi
Chiara
C. è una ragazza nata in cielo ieri mattina. Aveva 28 anni ed era sposata con Enrico
P.
Una coppia normalissima della generazione Wojtyla, cresciuta in
parrocchia e a pane e Gmg.
Dopo essersi conosciuti a Medugorje hanno fatto
un cammino da fidanzati con l’aiuto di alcuni frati di Assisi, e si sono
sposati nel settembre 2008. Chiara è rimasta subito incinta di Maria.
Ma purtroppo alla bimba, sin dalle prime ecografie, è stata diagnosticata
un’anencefalia. Senza alcun tentennamento l’hanno accolta e accompagnata nella
nascita terrena e, dopo circa 30 minuti, alla nascita in Cielo.
Ho assistito personalmente al funerale
che è stata una delle esperienze più belle della mia vita. Una vittoria di
Cristo sulla morte, ribadita da questa piccola bara bianca e da due genitori
che hanno scritto e cantato, ringraziando e lodando il Signore per tutta la Messa.
Qualche mese dopo, ecco un’altra
gravidanza. Anche in questo caso l’ecografia non è andata bene. Il bimbo,
questa volta era un maschietto, era senza gambe. Senza paura e con il sorriso
sulle labbra hanno scelto di portare avanti la gravidanza. Ho parlato io stesso
con Enrico che mi raccontava la sua gioia di avere un bimbo, anche se privo
delle gambe. Purtroppo, però, verso il settimo mese, l’ecografia ha
evidenziato delle malformazioni viscerali con assenza degli arti inferiori e
incompatibilità con la vita.
Anche in questo caso i due giovani con il sorriso
(io l’ho visto e seguito quel sorriso che nasce dalla fede) hanno voluto
accompagnare il piccolo Davide fino al giorno della sua nascita in cielo
avvenuta (anche in questo caso) poco dopo la nascita terrena. C’ero anche al funerale di Davide. Anche
lì tanta bellezza, tanta fede e una sorta d’invidia per quella gioia portata
nonostante la croce. Una gioia non finta e di circostanza, ma esempio per molte
famiglie coetanee.
Finalmente una nuova gravidanza:
Francesco… Tutti noi amici abbiamo gioito non poco per questa notizia e per
la speranza di Chiara ed Enrico verso la vita. Molti avrebbero –
comprensibilmente – desistito dal riprovarci. E mentre le ecografie confermavano la
salute del bimbo, al quinto mese di nuovo la croce. A Chiara è stata
diagnosticata una brutta lesione della lingua e fatto un primo intervento (non
invasivo) i medici le hanno detto che si trattava di un carcinoma. Nonostante questo, Chiara ed Enrico
hanno voluto difendere questa vita. Non hanno avuto dubbi e hanno deciso di
portare avanti la gravidanza mettendo a rischio la vita della
mamma. Chiara, infatti, solo dopo il parto (anticipato di un mese proprio
per la gravità della situazione) si è potuta sottoporre a un intervento più
radicale e ai successivi cicli di chemio e radioterapia.
Il sottoscritto e molte altre famiglie,
sono testimoni oculari di tutte queste prove portate avanti con il sorriso e
con un sereno e incomprensibile affidamento alla Provvidenza. Ho parlato più e più volte con Chiara ed
Enrico di come in tutte queste prove mai si son lasciati sconvolgere, ma solo
hanno accettato la volontà di Colui che non fa nulla per caso. E di come,
sempre, hanno ripetuto la loro preghiera quotidiana di consacrazione a Maria
terminante con TOTUS TUUS… Potrei raccontare molte altre cose… i
mesi difficili di chemio e radioterapia, il rosario familiare del giovedì sera
messo in piedi da varie famiglie a loro vicine, la consacrazione del loro
figlio a Maria nella Porziuncola… Ora Chiara è nata in cielo. E in molti
siamo testimoni di questa vita Santa.
.
(ricordo di Gianluigi De Palo)
Questa testimonianza mi è stata inviata da un mio amico sacerdote che può affermare quanto scritto, essendo egli stesso testimone del fatto.
Questa testimonianza mi è stata inviata da un mio amico sacerdote che può affermare quanto scritto, essendo egli stesso testimone del fatto.
lunedì 18 giugno 2012
Preghiere dei figli per i genitori
Anche i giovani pregano... |
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Signore Gesù, Figlio di Dio,
stando a Nazaret, nella tua famiglia, hai imparato le cose del Padre Tuo.
Guardando tua madre Maria
mentre impastava la farina con il lievito, per fare il pane, hai compreso l'azione del regno di Dio nel mondo.
Osservando tuo padre Giuseppe
gettare nell'orto un piccolo granello di senapa, hai compreso la forza del regno di Dio nel mondo.
Nello sguardo angosciato
dei tuoi genitori, che temevano di averti perduto, hai compreso l’amore viscerale di un Dio che é comunione.
Benedici Signore
i miei (nostri) genitori. Benedici il loro lavoro. Benedici la loro relazione d’amore icona del Tuo amore per la Chiesa tua Sposa.
Donaci, Signore, uno sguardo capace
di vedere
dentro le loro azioni, semplici e quotidiane, i grandi misteri di un Dio Padre e Madre dell’umanità. |
0 Dio, che hai dato il comando di onorare il
padre e la
madre, ascolta con benevolenza la
preghiera che ti rivolgo per essi.
Concedi a
loro lunghi giorni sulla terra e
conservali nella salute del corpo e dello
spirito.
Benedici le loro fatiche e le loro iniziative,
rendi loro il centuplo
per quello che essi fanno per me,
ispira in loro l'amore e la pratica della tua
santa legge
e fa' che un giorno, io sia il loro sostegno e il loro conforto,
così che dopo avere goduto del loro affetto sulla terra,
abbia la gioia di
vivere eternamente con essi nel Cielo. Amen.
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