lunedì 17 ottobre 2011

Catechista: un cuore che parla


Parlare con il cuore


       


Il Cristiano:

 una finestra aperta verso il mondo

per parlare col cuore,

 amare

condividere
                                       

Per molti anni si è creduto che il cuore fosse la sede dei nostri sentimenti, i suoi battiti segnalavano i nostri atteggiamenti di rabbia, di dolore, di sofferenza , di gioia, di serenità, di allegria, di amore , di odio. Soprattutto si è creduto che cuore fosse sinonimo di amore. Da esso scaturiva quella forte energia che ci indirizzava verso gli altri, genitori, figli, parenti, amici, quella situazione che ci faceva stare bene con noi stessi e con gli altri. Sì, perché amare è un verbo che ci mette in relazione con gli altri, che ci fa usare le parole giuste per comunicare, che guida i nostri occhi  ad incontrare quelli di altre persone in una intesa velocissima e profonda, istintiva.
Amare è farsi capire e cercare di capire l’altro, mettere insieme i nostri modi di vivere e sentire; amare è mettere in comunione il nostro essere e solo amando si può raggiungere l’altro.
Succede che quando amiamo una persona abbiamo bisogno di sentire i battiti del nostro cuore: più forte è l’intensità del nostro amore e più frequenti e veloci saranno i battiti di questo muscolo che a volte sembra scoppiare.

I battiti del cuore in una persona che non ha mai amato o che non ama possiamo paragonarlo all’esito di un  elettrocardiogramma piatto: un cuore insensibile.
Spesso, non ci facciamo caso, i nostri discorsi trasmettono parole aride, senza afflato che non dicono e non parlano con amore, non raggiungono l’altro, annoiano anziché entusiasmare.
Amare vuol dire dirigersi verso l’altro con affetto sollecitando risposte, assensi, condivisione. Possiamo essere molto intelligenti, uomini di cultura, ma la nostra intelligenza e la nostra cultura se non sono accompagnate da sentimenti di vita nella trasmissione agli altri, sono rintocchi di una campana stonata. Uno scienziato davanti ad una scoperta esulta di gioia quando trasmette ad altri la sua scoperta e il suo entusiasmo è contagioso, i battiti del suo cuore sono alle stelle, egli ha parlato con il cuore.
Un professore che trasmette il suo sapere senza entusiasmare avrà degli allievi passivi, non partecipi, annoiati.




parlare,

scrivere con il cuore

è possibile




Sarà possibile se siamo convinti che parlare con il cuore è possibile, se veramente vogliamo stabilire un contatto di vita con gli altri, intavolare un  dialogo tendendo allo scambio delle ricchezze personali.
Il dialogo è la strada scelta da Dio per realizzare il Suo Regno d’amore, è il mezzo che rende la  storia di salvezza una nuova creazione, è la via attraverso la quale noi collaboriamo con Dio nel costruire la sua Chiesa, il suo Regno.

Prima regola del dialogo non è il parlare ma l’ascolto, l’ascolto paziente, non annoiato, senza fretta di dire la nostra. L’ascolto ci fa conoscere l’altro, il nostro interesse nel conoscere l’altro prepara le nostre parole ad essere più incisive e appropriate e lo saranno se parliamo con il cuore e dimostrando di dare il nostro cuore, animati da una fiducia reciproca. Solo così acquistiamo l’autorevolezza di parlare al cuore dell’altro.
Da qui l’invito, se invitati a parlare, a preoccuparci di conoscere il pubblico, il suo modo di vivere, la sua preparazione culturale e quant’altro…Parlare con il cuore si chiama vuol dire conoscere l’altro.

Ricordiamo ciò che dicevano di Gesù: “ Nessuno ha mai parlato come Lui”. Sì, perché la gente vedeva che parlava con autorità e saggezza, che i suoi atteggiamenti erano di compassione e amore per il popolo, era da parte della gente, uno di loro, un amico. Il parlare di Gesù non  esprimeva voglia di potere ma solo sentimenti di attenzione, di amore, di servizio.
Gesù parlava con l’autorità di Figlio di Dio: non crediamo mai per un  solo momento di essere infallibili. Dialogare vuol dire che anche l’altro può arricchirmi, che io possa sbagliare ed essere corretto a mia volta. Dialogare è non dare niente per scontato perché:


“Occorre a questo scopo far nostra l’antica sapienza che, senza portare alcun pregiudizio al ruolo autorevole dei pastori, sapeva incoraggiarli al più ampio ascolto di tutto il Popolo di Dio”. (Giovanni Paolo Secondo)



«Spesso a uno più giovane il Signore ispira
un parere migliore». (San Benedetto)



E san Paolino di Nola «Pendiamo dalla bocca di tutti i fedeli, perché in ogni fedele soffia lo Spirito di Dio»”.

“ I santi rivelano con la loro vita l’azione potente dello Spirito che li ha rivestiti dei suoi doni e li ha resi forti nella fede e nell’amore. Ogni cristiano è chiamato a seguirne l’esempio, cogliendo il frutto dello Spirito, che < è amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé> (Gal 5,22).
Promuovere un’autentica vita spirituale alla richiesta, oggi diffusa, di accompagnamento personale. Si tratta di un compito delicato e importante, che richiede profonda esperienza di Dio e intensa vita interiore. In questa luce, devono essere attentamente vagliati i segni di risveglio religioso presenti nella società: essi possono rivelare l’azione dello Spirito e la ricerca di un senso che dia unità all’esistenza”. (Educare alla vita buona del Vangelo,23)





Essere

come un libro

 aperto



Quando incontriamo una persona spesso può capitare che nascondiamo le nostre emozioni come se volessimo nascondere qualcosa, ovvero abbiamo paura del giudizio dell’altro. Le emozioni debbono invece essere una risorsa per farsi conoscere, per accompagnare le nostre parole, per comunicare meglio quello che abbiamo dentro che ci rende testimoni della nostra vita, della nostra fede. Le emozioni che accompagnano le parole suscitano emozioni, aiutano la comprensione, fomentano l’amicizia.  Sia il  nostro parlare sincero, veritiero: sì, si; no,no.  Non lasciamoci schiacciare dalla razionalità, ma siamo emotivamente intelligenti mettendo la razionalità al servizio del cuore? 
“Si deve  riuscire a comunicare dal cuore e con il cuore per arrivare al cuore dell'altro, dando il necessario spazio ai sentimenti e alle emozioni. Questo significa aprirsi sinceramente alla cultura del dialogo, dell'uguaglianza e della parità dei diritti. Entrare in una dimensione comunicativa e relazionale vera, autentica, profondamente gratificante, alla base della quale ci sono sentimenti importanti come la fiducia, la tolleranza, l'empatia, l'amore e il rispetto per l'altro. Tutto questo è intelligenza emotiva! Ed è quello che serve per creare sintonia comunicativa, cultura del dialogo, simmetria relazionale, convergenza sugli obiettivi e, in ultima analisi, un risultato finale reciprocamente soddisfacente, che consente ad entrambi di vincere e di sentirsi Ok”. (Dott. Angelo Battista, benessere.com)
Parlare con il cuore sviluppa l’orientamento al dialogo che nasce man mano che ci si conosce, si condivide, si lavora insieme: insieme si vince e si perde trovando sempre la strada per continuare o ricominciare.

“Un passo degli Atti degli Apostoli esprime in maniera splendida questo. In At
2,37, dopo che Pietro ha parlato, l’autore commenta: «all’udir questo, si sentirono
trafiggere il cuore».
Un cuore trafitto è un cuore che è stato conquistato, che è stato persuaso,
che ha intuito una possibilità nuova
. La “trafittura del cuore” non è semplicemente un momento previo all’IC, ma è
la forza e la bellezza di essa. Certamente l’essere attratti dal cristianesimo precede la
catechesi, poiché una persona chiede di essere accompagnata in un cammino di
iniziazione solo dopo che ha almeno intuito il valore della proposta cristiana, ma
questa “attrazione” non può essere data come avvenuta una volta per tutte.
Al contrario, la forza della catechesi sta proprio nel tornare sempre alla novità
del cristianesimo. Solo quando questo avviene, le persone si sentono ogni volta di
nuovo “trafiggere” il cuore nell’incontrare Cristo. In questo senso, se esiste un
“primo annunzio” che è previo alla catechesi, esiste anche una “prima
evangelizzazione” che avviene dentro la catechesi dell’IC e che la deve
contraddistinguere”.( Antonio Leonardo, quali orientamenti per il rinnovamento dell’iniziazione  ELLEDICI)

Un esempio di comunicazione profonda:   

“La mia professione di insegnante mi pone quotidianamente di fronte alle dinamiche relazionali dei bambini che, non sempre, sono facili da gestire.
All’ inizio della mia carriera, lavorai in una classe particolarmente problematica, conflittuale (aggressività e casi di bullismo) e con difficoltà socio/culturali. Ricordo che talvolta, l’ esasperazione era tale da arrivare ad urlare quasi istericamente, nel vano tentativo di farmi ascoltare. Un giorno un bambino mi guardò dritto negli occhi e con aria arrabbiata ma molto consapevole mi disse:”Quando urli così mi fai spaventare. Io ti ucciderei!”. Fui favorevolmente colpita dalla capacità e dal coraggio  del bambino di esplicitare un contenuto così forte ad un adulto e, in qualche modo, ne fui orgogliosa perché voleva dire che il bambino si sentiva al sicuro nella possibilità di esprimere il suo sentire. Avevo lavorato bene! Una parte di me sentiva giusta la rabbia di quel bambino e comprendeva la sua paura ma l’ altra sentiva il bisogno di comunicare anche le sue emozioni….”Mi spiace d’ averti fatto spaventare ma quando cerco di parlare con voi e non mi date retta, mi sento invisibile, è come se non ci fossi. Questo mi fa star male ed è questo il motivo per cui urlo. Ti è mai capitato di sentirti così?” Il suo volto si illuminò.” Sì, con i miei genitori quando non mi ascoltano. Sto male  e spaccherei tutto!”. Da quel giorno, non smisi di urlare all’ occorrenza ma ogni volta che succedeva, uno sguardo di intesa ci univa. Si era creata un’ alleanza fondata non sulla facile “seduzione” del potere dell’ insegnante ma sulla fiducia e sulla com-prensione col cuore”.
Monica Fonti  www.naturopataonline.org



    Gesù insegnava

    e tutti ne facevano

    grandi lodi



Maestro buono cosa devo fare per seguire te e per dedicarmi agli altri e parlare col cuore?
Questa è la domanda che  ogni cristiano, ogni operatore di catechesi deve porsi, in un dialogo continuo col Maestro. Vangelo in mano per leggere, riflettere sul metodo di Gesù.
Scopriremo che è stato un grande amico, l’amico più grande che sia mai esistito, l’amico che ha amato tutto il mondo fino a sacrificare la sua vita per amore degli uomini.
“ Questo è il mio comandamento: che vi amiate, come io vi ho amati. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se farete ciò che io vi comando” (Giov 15,12-14).

Gesù ha lasciato dei segni per dimostrare la sua divinità operando prodigi e anche miracoli ed ebbe a dire: “ Se avrete fede pari a un  granellino di senapa, potrete dire a questo monte: spostati da qui a là, ed esso si sposterà, e niente vi sarà impossibile” (Mt 17,20).
 Essere amici, avere fede in Lui, vivere una vita alla sua presenza per mostrarsi agli altri ed agire come il Maestro.

Gesù era un grande osservatore, uno scrutatore di cuori ( ricordiamo il giovane ricco, Nicodemo, La Samaritana, Pietro...)

Gesù era una grande parlatore, capace di arrivare al cuore dei semplici, dei poveri di tutti i bisognosi (ricordiamo le Beatitudini, le parabole molto vicine nel significato alla vita quotidiana di chi l’ascoltava)

Gesù amava i bambini, anche quando stanco li voleva vicini:”lasciate che i bambini vengano a me”, li segnalava come esempio per chi voleva raggiungere il Regno dei cieli…

Gesù non disdegnò mai nessuno sempre in cerca di ogni uomo, ( ricordiamo la pecorella smarrita e il buon pastore, l’obolo della vedova…) ma anche severo per chi in mala fede scandalizzava i fratelli, o uno dei più piccoli…

Gesù è al servizio di tutti: “ il Figlio dell’uomo non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti” (Mt 20,28), e vuole che chi lo segue faccia lo stesso.

Gesù si  adoperò in tutti i modi per radunare i figli di Israele fino all’inverosimile, convinto della verità che predicava ( Lui è verità):  “ Alcuni farisei tra la folla gli dissero:”Maestro, rimprovera i tuoi discepoli”. Ma egli rispose: “Vi dico che, se questi taceranno, grideranno le pietre” (Lc 19,39-40).
Gesù è capace di piangere: ricordiamo Lazzaro, e poi per Gerusalemme: “ Quando fu vicino, alla vista della città, pianse su di essa, dicendo “ Se avessi compreso anche, in questo giorno, la via della pace. Ma ormai è stata nascosta ai tuoi occhi…non hai riconosciuto il tempo in cui sei stata visitata” (Lc 19,41-44?

Questi sono solo alcuni esempi del comportamento di Gesù , ma i vangeli, per chi sa leggerli e rileggerli con attenzione sono una miniera di esempi…

Nessuno ha mai amato come Gesù, nessuno ha mai parlato col cuore come Lui, nessuno ha mai agito come Lui. A noi,deboli come siamo, basterebbe mettere in pratica una sola frase del vangelo per essere bravi discepoli, catechisti, operatori di catechesi, annunciatori del suo messaggio.

Essere amici di Gesù, seguaci di Gesù discepoli di Gesù, inviati da Gesù per manifestare al mondo il messaggio di Gesù significa averlo dentro il cuore per poterlo dare agli altri, bambini, ragazzi, giovani adulti, con particolare attenzione alla famiglia , piccola chiesa nella grande Chiesa. Parlare con il cuore per risvegliare nei loro cuori il seme divino in loro addormentato ma non morto, che aspettano un segnale per riprendere la strada, la via da lui indicata, la verità per tutte le genti di ogni razza e nazionalità, rivivere una vita degna di ogni uomo figlio di Dio, consapevoli che Gesù è la Via, la Vita, la Verità.

“O Gesù Maestro, santifica la mia mente ed accresci la mia fede.
O Gesù, docente nella Chiesa, attira tutti alla tua scuola.
O Gesù Maestro, liberami dall’errore, dai pensieri vani e dalle tenebre eterne.
  
O Gesù, via tra il Padre e noi, tutto offro e tutto attendo da te.
O Gesù, via di santità, fammi tuo fedele imitatore.
O Gesù via, rendimi perfetto come il Padre che è nei cieli.
  
O Gesù vita, vivi in me, perché io viva in te.
O Gesù vita, non permettere che io mi separi da te.
O Gesù vita, fammi vivere in eterno il gaudio del tuo amore.
  
O Gesù verità, ch’io sia luce del mondo.
O Gesù via, che io sia esempio e forma per le anime.
O beato Gesù vita, che la mia presenza ovunque porti grazia e consolazione”.

Don Alberione, beato

 un posto per te, un posto per tutti
per stare insieme
e amare di cuore .






Nella casa del Signore
c’è sempre


 






sabato 24 settembre 2011

Il cristiano uomo insolito


Il cristiano uomo insolito
di M.Delbrêl, 1962
  




Nella misura in cui un cristiano professa la sua fede e tenta di viverla, egli diviene insolito per i credenti e i non credenti. Il motivo è che il Vangelo, sino alla fine dei tempi, non cesserà di essere la buona novella così per i giudei come per i Gentili.
L’insolito del cristiano è unicamente e semplicemente la sua somiglianza con Gesù Cristo.
La somiglianza con Gesù Cristo inserita in un uomo col Battesimo e che attraversando il suo cuore gli arriva come a fior di pelle....

Questo “insolito” non è conferito al cristiano dall’essere un uomo notevole e notato. Non è la realizzazione clamorosa di un uomo cristiano. É il Cristo, sempre lo stesso Cristo, che mostra il suo volto attraverso quello di un uomo.
Non solo egli crede in Dio, ma deve amarlo come un figlio ama un padre amatissimo e onnipotente, nello stesso modo del Cristo.


 

Non solo dipende da Dio, ma è sovranamente libero nella volontà di Dio.
Non solo è fratello del suo prossimo vicino, ma del prossimo universale.
Non solo è fratello legale, ma fratello reale; al medesimo livello: egli non discende verso alcuno, è senza distanza; egli è il prossimo di tutti, non si alza né si abbassa - è sullo stesso piano; senza privilegio e senza diritto, senza superiorità...




Non solo non rende il male, ma perdona e dimentica; non solo dimentica, ma rende bene per male...
Non solo divide ciò che ha di suo o in sé, ma dà l’unica cosa che Dio gli ha dato in proprio: la sua vita.
Non solo accetta di non somigliare a un eroe ma di non esserlo...
Non solo mette tutte le sue forze nel proprio compito, ma ignora a che serva codesto compito; non solo ignora chi l’ha cominciato e lo continua, ma ignora l’opera di Dio nella quale esso è utilizzato.




Non solo combatte ma è mite, perché ciò che Dio onnipotente e amatissimo ha cominciato o continua, sempre Lui porta a compimento con potenza e amore. Egli attende da Dio con una fiducia inesauribile ciò per cui lavora con tutte le forze e che le sue forze non possono realizzare.

Non solo egli ama la vita perché Dio l’ha creata, ma è felice di vivere una vita che è eterna per tutti gli uomini.




Non soltanto è felice di vivere, ma è felice di morire: perché morire è nascere all’eternità...non soltanto perché la creazione è figlia di Dio, ma perché la sua bellezza, per quanto sabotata, è indistruttibile.



Non soltanto agisce nel tempo, ma attende i frutti d’eternità il cui seme egli semina nel tempo. E questa è la sua speranza.
Non soltanto è felice perché vive a causa di Dio e per Dio, ma perché vivrà e farà vivere i suoi fratelli con Dio per sempre.




venerdì 19 agosto 2011

Volontariato CISV- DIVENTA VOLONTARIO

COSA PUOI FARE TU

Ci deve essere
consapevolezza nel
fare volontariato ma
prima ancora ci deve
essere una
“scintilla”. Ci vuole
intelligenza,
disciplina e
competenza ma in
primo luogo occorre
un cuore tenero, la
sensibilità che ci fa
vedere i bisogni delle
persone che
incontriamo


&amp;gt; DIVENTA VOLONTARIO
Diventare volontario CISV è la modalità migliore per far parte del mondo della cooperazione internazionale, partecipare alle attività in Italia e sostenere i progetti di sviluppo che CISV svolge in  Africa e America Latina.

A Torino &amp;gt; il volontario collabora a realizzare le iniziative di raccolta fondi che si svolgono sul territorio piemontese e a diffondere una cultura di giustizia e pace nel mondo. A seconda del tempo che hai a disposizione e dei tuoi ambiti di interesse puoi trovare il modo per collaborare attivamente con l’ong.

Nel resto d’Italia &amp;gt; i gruppi di sostegno CISV fanno conoscere i progetti attivi nel mondo, il lavoro svolto dai cooperanti all’estero e dal personale in Italia, organizzano iniziative di raccolta fondi a sostegno delle attività CISV.

Collabora attivamente con l’ong partecipando a banchetti informativi in occasione di feste o eventi, incontri di approfondimento, mostre fotografiche, cene o aperitivi solidali, spettacoli, concerti, mercatini, interventi nelle scuole, supporto alle attività lavorative della sede: il tuo apporto volontario è prezioso!



&amp;gt; SCEGLI IL SERVIZIO CIVILE 

Sin dal 2001 CISV aderisce al progetto di servizio civile volontario nazionale offrendo ai giovani l'occasione di vivere un'esperienza di cooperazione internazionale e di cittadinanza attiva in Italia e nei paesi esteri in cui opera, permettendo loro di sperimentare in prima persona l'impegno nella lotta contro la povertà.
Il Servizio Civile Volontario Nazionale è un'esperienza volontaria di 12 mesi rivolta a giovani dai 18 ai 28 anni che vogliono impegnare un anno della propria vita in progetti di solidarietà internazionale. È sicuramente un'esperienza di crescita della propria formazione e professionalità lavorando fianco a fianco con il personale delle sedi CISV in Italia e nel mondo.

CISV realizza i progetti di servizio civile insieme a FOCSIV - Federazione Volontari nel mondo.
Nel 2010 sono partiti con CISV 20 giovani per i seguenti paesi di destinazione: Senegal, Burundi, Mali, Benin, Guatemala, Colombia, Brasile e Venezuela.

&amp;gt; Requisiti:
possono partecipare alla selezione tutti i giovani, senza distinzione di sesso, che alla data di scadenza dei bandi siano in possesso dei seguenti requisiti:

- abbiano compiuto il diciottesimo e non superato il ventottesimo anno di età (27 anni e 364 giorni)

- siano in possesso della cittadinanza italiana

- godano dei diritti civili e politici

- non siano stati condannati con sentenza di primo grado per delitti non colposi commessi mediante violenza contro persone o per delitti riguardanti l'appartenenza a gruppi eversivi o di criminalità organizzata.




&amp;gt; PARTI CON IL SERVIZIO VOLONTARIO EUROPEO

Il Servizio Volontario Europeo permette ai giovani di impegnarsi nel volontariato per un massimo di 12 mesi, in un paese diverso da quello di residenza. L’esperienza è un vero "servizio di apprendimento": infatti, oltre ad operare a favore delle comunità locali, i volontari apprendono nuove capacità e nuove lingue, entrando in contatto con nuove altre culture.

CISV è un'organizzazione di invio e di coordinamento per progetti di Servizio Volontario Europeo: dal 2002 ha inviato 9 giovani in Brasile, 22 in Venezuela, 3 in Ecuador, 6 in Senegal, 2 in Costa Rica, 1 in Nicaragua e ha accolto una ragazza dal Venezuela. Per l'estate 2011 è prevista la partenza di altri 15 giovani in Venezuela.

Se sei interessato, rimani in contatto: l'uscita del bando sarà tempestivamente segnalata su questo sito insieme alle posti SVE disponibili con destinazione Africa e America Latina.




&amp;gt; VIVI L'ESPERIENZA DEI CAMPI DI LAVORO

La CISV, in collaborazione con l’agenzia di turismo responsabile Viaggi Solidali, organizza in estate campi di conoscenza e lavoro in Africa e America Latina. Il campo di conoscenza è un viaggio di scambio di esperienze, modi di vivere, storie e culture, in cui è possibile condividere momenti e confrontarsi con le realtà locali.

Il viaggio dura circa un mese, trascorso tra lavori di tipo sociale con la popolazione coinvolta nel progetto, gite e visite mirate a conoscere più approfonditamente il territorio, gli usi e i costumi locali. Il Turismo Responsabile non è un semplice viaggio, ma è una vera e propria esperienza di contatto.

Prima della partenza è richiesta la partecipazione ad un percorso formativo. Tutti i viaggi in programma saranno puntualmente segnalati in questa sezione.

Scrivi a: campi@cisvto.org


&amp;gt; LAVORA CON NOI

Agronomi, ingegneri, geometri, educatori, formatori, amministratori, economisti, veterinari...
Storie diverse, esperienze diverse, un denominatore comune: la voglia di cambiare il mondo.

Se sei interessato a partire come cooperante espatriato, puoi guardare le offerte di varie ong e per numerosi paesi pubblicate da FOCSIV.

CISV al momento non ha posizioni aperte per gli uffici in Italia o per lavorare in Africa e in America Latina. Eventuali necessità di personale verranno pubblicate sul sito. I cv ricevuti via mail o per posta verranno archiviati per 1 anno, ma non possiamo garantire una risposta né che le candidature vengano valutate, a meno che non sia pubblicata una richiesta specifica.



&amp;gt; PARTECIPA
CISV Corso Chieri 121/6, 10132 Torino
Tel. +39 0118993823,  fax +39 011.8994700
segreteria@cisvto.org
Settore progetti, amministrazione, comunicazione e raccolta fondi.

Riportato da  www.cisvto.org/cisv/

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venerdì 12 agosto 2011

Scelta di vita: Sii prudente. Sforzati d’essere felice.


Desiderata

 


Procedi con calma tra il frastuono e la fretta e ricorda quale pace possa esservi nel silenzio. Per quanto puoi, senza cedimenti, mantieniti in buoni rapporti con tutti. Esponi la tua opinione con tranquilla chiarezza e ascolta gli altri: pur se noiosi ed incolti, hanno anch’essi una loro storia. Evita le persone volgari e prepotenti: costituiscono un tormento per lo spirito. Se insisti nel confrontarti con gli altri rischi di diventare borioso ed amaro, perché sempre esisteranno individui migliori e peggiori di te.
Godi dei tuoi successi e anche dei tuoi progetti. Mantieni interesse per la tua professione, per quanto umile: essa costituisce un vero patrimonio nella mutevole fortuna del tempo. Usa prudenza nei tuoi affari, perché il mondo è pieno d’inganno. Ma questo non ti renda cieco a quanto vi è di virtù: molti sono coloro che perseguono alti ideali e dovunque la vita è colma di eroismo.
Sii te stesso. Soprattutto non fingere negli affetti. Non ostentare cinismo verso l’amore, perché, pur di fronte a qualsiasi delusione e aridità, esso resta perenne come il sempreverde.
Accetta docile la saggezza dell’età, lasciando con serenità le cose della giovinezza. Coltiva la forza d’animo, per difenderti nelle calamità improvvise. Ma non tormentarti con delle fantasie: molte paure nascono da stanchezza e solitudine.
Al di là d’una sana disciplina, sii tollerante con te stesso. Tu sei figlio dell’universo non meno degli alberi e delle stelle, ed hai pieno diritto d’esistere. E, convinto o non convinto che tu ne sia, non v’è dubbio che l’universo si stia evolvendo a dovere.
Perciò sta in pace con Dio, qualunque sia il concetto che hai di Lui. E quali che siano i tuoi affanni e aspirazioni, nella chiassosa confusione dell’esistenza, mantieniti in pace col tuo spirito. Nonostante i suoi inganni, travagli e sogni infranti, questo è pur sempre un mondo meraviglioso. Sii prudente. Sforzati d’essere felice.
Manoscritto del 1692
trovato a Baltimora
nell'antica Chiesa di San Paolo





martedì 19 luglio 2011

L'essere sessuale: umano e cristiano



Amore vuol dire condividere tutto nella gioia e nel dolore




Lo spauracchio del sesso oggi non esiste più, anzi oggi assistiamo ( sarà per reazione al passato!?) ad una esaltazione del sesso che molti, sarebbe da dire moltissimi, confondono con l’amore. In questo articolo nulla di definito, ma ci aiuterà a capirne qualcosa di più, forse una conferma al nostro vivere cristiano, forse un chiarimento sulle tante voci su questo argomento.

 
170 - L’ESSERE SESSUALE: UOMO E CRISTIANO   

di Michael Schrom


«Invece di esaltare l’amore, sarebbe meglio occuparsi seriamente della sessualità». Questa frase del filosofo francese Paul Ricoeur colpisce nel segno, richiamando l’attenzione su ciò che molti credenti pensano a proposito delle affermazioni della chiesa e del suo magistero su tali questioni. In effetti ci sono dichiarazioni che descrivono l’essenza dell’amore in modo poeticamente meraviglioso, ma per quanto riguarda la sessualità prevale l’impressione che, nelle esternazioni dell’autorità religiosa, in definitiva si tratti soltanto di sottolineare, mediante un severo sistema di regole, ciò che è permesso e, soprattutto, ciò che è proibito.

Poco tempo dopo la sua elezione a papa, Benedetto XVI ha espresso l’augurio che si possa giudicare la dottrina su sessualità, amore, rapporti tra partner e matrimonio non a partire dai suoi divieti negativi, bensì dal suo modello ideale positivo, ovvero dalla creazione, voluta da Dio, dell’essere umano quale essere sessuato, come uomo e donna. Tuttavia, su quali conclusioni trarne il papa è rimasto nel vago anche nell’enciclica, accolta come sensazionale, Deus caritas est [Dio è Amore].
Molto concreti sono invece i passi corrispettivi nel cosiddetto Catechismo universale, che sono formulati nello stile di una astratta morale dei comandamenti e dei divieti. In quel testo si dice, tra le altre cose, che ogni forma di sessualità, che non abbia luogo all’interno del matrimonio, è «fornicazione» e «gravemente contraria alla stessa sessualità umana» (n. 2353). L’autogodimento è un «atto gravemente disordinato», perché «qualunque ne sia il motivo, l’uso deliberato della facoltà sessuale al di fuori dei rapporti coniugali normali contraddice essenzialmente la sua finalità» (n. 2352). E anche all’interno del matrimonio «il piacere sessuale è disordinato quando è ricercato per se stesso, al di fuori delle finalità di procreazione e di unione» (n. 2351). 




In tal modo il catechismo della chiesa cattolica riprende l’enciclica Humanae vitae di papa Paolo VI, apparsa nel 1968, la quale ha suscitato particolare scalpore proprio per il fatto che proibiva la cosiddetta contraccezione artificiale. Dato che, da quel tempo in poi, da Roma non è venuta alcuna presa di posizione magisteriale che esprima, a questo riguardo, una visione correttiva o che introduca delle distinzioni, si pongono tre interrogativi:
Primo: dal punto di vista cristiano è già detto tutto l’essenziale?
Secondo: la morale sessuale della chiesa è all’altezza dei tempi e in grado di mantenere il contatto con la nostra attuale cultura?
Terzo: ci sono, in generale, dei nuovi approcci teologici che vanno oltre la concezione classica che si richiama a un diritto naturale?




Domande da tempo liquidate

Nella rivista dei Domenicani, Neue Ordnung (Dicembre 2009), il teologo morale di Magonza Johannes Reiter ha sottolineato ancora una volta l’elevato ideale della dottrina sessuale classica con i suoi tre pilastri: totalità, definitività, fecondità, indicandoli come segnavia e attuali. Nessuno contesterà seriamente che questi attributi siano o, rispettivamente, possano e debbano essere le caratteristiche di una relazione sessuale riuscita. Ma si può intendere in questa esclusività e assolutezza un fenomeno tanto complesso come la sessualità?

Che ne è, ad esempio, di quelle coppie che non possono avere figli oppure che sono troppo anziane per generare? Non devono forse vivere la loro sessualità? E che ne è di quelle che non vogliono più avere (altri) figli, perché forse i partner sono, finanziariamente e psichicamente, arrivati al limite? In definitiva: nella chiesa si deve necessariamente continuare a litigare in modo accanito sulla liceità dei mezzi contraccettivi, quando nel dibattito pubblico si tratta da tempo di tutt’altri problemi, ad esempio della violenza sessuale fisica e psichica, della incomunicabilità nella coppia, di bramosia, di depravazione sessuale e pornografia?

«Nella chiesa si spreca molta energia e un potenziale intellettuale infinito su questioni… che la stragrande maggioranza dei fedeli ha di per sé da tempo liquidato», lamenta il teologo morale di Monaco, Konrad Hilpert, in Herder-Korrespondenz (Aprile), che è molto critico anche con la propria categoria. La teologia morale tradizionale, salvo occasionali valutazioni critiche, avrebbe fatto troppo poco per rendere giustizia all’essere umano quale essere sessuale.
La teologia morale recente, a sua volta, rimarrebbe ampiamente muta, perché tutto il campo delle relazioni e della prassi sessuale è «iperregolato» dal magistero con divieti e «la discussione dei problemi pressanti che hanno a che fare con la sessualità e delle soluzioni possibili non è realmente auspicata e talvolta è rischiosa». Un confronto autocritico con l’etica sessuale teologica sarebbe urgentemente necessario per superare la fissazione su aspetti secondari e per riflettere, di fronte alla realtà, sull’essenziale. 





L’80% dei ragazzi di 16/17 anni hanno già avuto esperienze sessuali. Il numero di coloro che, alla ‘prima esperienza sessuale’, non hanno ancora 15 anni sale rapidamente. La maggior parte di queste coppie di teenager non pensa di sposare il partner attuale. Franz-Josef Bode, di Osnabrück, finora «vescovo della gioventù» e nuovo direttore della Commissione pastorale della Conferenza episcopale tedesca, ha ammesso di recente che le persone si trovano ad affrontare oggi le questioni di coppia in condizioni totalmente diverse rispetto al passato. Nella sua giovinezza era normale che tra maturità sessuale e nozze passassero dai sei ai sette anni. Oggi l’età del matrimonio – sempre che ci si sposi – si è chiaramente spostata a più tardi, dopo i trent’anni, quando non oltre i quarant’anni. Tra la pubertà e il matrimonio passano quindici anni e più. Come possono e devono i giovani vivere in questo tempo forme di relazione di coppia consapevolmente responsabili anche dal punto di vista sessuale? «Il vero amore sa aspettare» – anche per 15 anni?



Piacere al posto dell’amore?

Fino agli anni Sessanta in molti luoghi la sessualità era ancora un tabù. Da allora il clima sociale è completamente cambiato, tramutandosi nel contrario. La sessualizzazione dello spazio pubblico è immensa, incominciando dalla pubblicità fino a riviste, film e letteratura. I libri di maggior successo degli ultimi anni, Zone umide di Charlotte Roche e Axolotl Roadkill di Helene Hegemann, si divertono addirittura con descrizioni dettagliate, lunghe diverse pagine, esplicitamente pornografiche. Con Internet, a sua volta, sono cadute le barriere. Videoclip pornografici vengono oggi scambiati tra gli adolescenti, durante la pausa in cortile, da cellulare a cellulare. Non pochi pedagogisti e sociologi parlano già di una «tragedia sessuale» per quanto riguarda una generazione che sta crescendo, nella quale la sessualità rappresenta per molti ben più un rapido piacere e una tecnica che un mistero dell’amore. Spaventano il linguaggio a volte freddo, la mancanza di rispetto e la depravazione. Di fronte a ciò il pedagogista della religione Stephan Leimgruber, di Monaco, sulla rivista Stimmen der Zeit (Gennaio), si chiedeva: «Possono la chiesa, l’attività ecclesiale con la gioventù e la pedagogia religiosa permettersi di piantare in asso dei giovani?» Ci si chiede se la chiesa prenda davvero in considerazione i problemi degli adolescenti e dei giovani, se nel lavoro con la gioventù si parli di questi problemi o se, invece, non si abbia proprio più il coraggio di affrontare questi temi. Detto in modo ancor più drastico: non si cacciano gli adolescenti e i giovani, forse in maniera ancora più decisa, in una situazione di disorientamento quando si proclama loro soltanto un ideale che cala dall’alto come un messaggio proveniente da un altro pianeta, ma che non ha più nulla a che vedere con la loro vita reale?


Moderna morale della negoziazione

La chiesa ufficiale tace, come se il cristianesimo non abbia alcun orientamento da offrire alla gioventù nell’ambito dell’impegno esistenziale. Leimgruber osserva: «Il fatto che in queste questioni non ci sono più lettere pastorali delle autorità religiose né dichiarazioni della Commissione per la gioventù attira l’attenzione quanto la constatazione di teologi morali che qui si tratta di un campo minato, entrare nel quale non può essere consigliato a dei giovani teologi». Tuttavia, proprio qui inizia il grande estraniamento tra giovani e comunità di fede, che spesso conduce alla rottura definitiva.

Ma la sessualità dei giovani è soltanto un caso nel quale la frattura tra morale sessuale ecclesiastica e la realtà è particolarmente grande. Le disposizioni dell’enciclica Humanae vitae non vengono seguite in alcuni punti centrali dalla maggior parte dei cattolici, perché essi non possono accettare il principio che vi sta alla base, secondo il quale ogni atto sessuale deve essere aperto ad una procreazione. Cinquant’anni dopo la liberalizzazione della ‘pillola’ per la contraccezione ormonale, il divieto ecclesiastico di una pianificazione familiare attraverso mezzi chimici o meccanici fa l’effetto di un intervento arrogante nella sfera intima dell’individuo. In nessun altro ambito la chiesa ha perduto così tanto in fiducia e seguaci. Tanto più anacronistico appare in questo contesto l’incessante insistere di alcuni vescovi, perché la Conferenza episcopale tedesca ritratti la «dichiarazione di Königstein» del 1968, cioè proprio quel documento nel quale i vescovi avevano sottolineato l’importanza della decisione di coscienza dei coniugi in questioni di contraccezione.





Lo studioso di sessualità Gunter Schmidt osserva che in ampie parti della popolazione - anche fra cristiani - negli ultimi decenni si è formata una «morale della negoziazione». Questo significa: «Mentre la vecchia morale giudicava gli atti sessuali - masturbazione, sesso al di fuori del matrimonio, omosessualità ecc. – in modo ampiamente indipendente dal contesto, oggi non importa più che cosa due partner fanno fra di loro, ma come lo si fa. Se ciò avvenga in modo eterosessuale, bisessuale o omosessuale, oralmente, teneramente, rozzamente, onestamente o in modo raffinato, in modo normale o perverso… dal punto di vista morale è irrilevante. L’importante è che venga fatto con il consenso di entrambi». Schmidt vede in ciò una demistificazione e una sdrammatizzazione della sessualità. «Sembra che all’inizio del XXI secolo la sessualità si sia radicalmente sottratta a vincoli – sganciata dal cattolicesimo e dal modello patriarcale».

Il fatto che l’autorità magisteriale della chiesa abbia gravissime difficoltà con una tale morale autonoma della negoziazione, non sorprende. Per un millennio e mezzo il cristianesimo ha considerato la sessualità soprattutto sotto il segno della «purità cultuale», così pensa lo storico della chiesa Hubertus Lutterbach, di Essen, in Lebendige Seelsorge (fasc. 2/2009). Sebbene Gesù di Nazaret avesse superato le idee di purità cultuale dell’Antico Testamento e, al loro posto, avesse messo al centro la «purezza del cuore» (cfr. Mt 7, 14-15), nella giovane chiesa l’idea di una «macchia» divenne relativamente presto la «categoria decisiva per la comprensione della sessualità». Ciò condusse al fatto che sessualità e piacere non furono valutati nel contesto di coloro che si amano, ma - da ciò slegati e in certo qual modo astratto - come fenomeno sommamente ambivalente e minaccioso, che in linea di principio poteva compromettere l’accesso al sacro, a Dio.

In ogni caso nel matrimonio, dicono molti teologi, la pericolosa potenza della sessualità poteva in una certa misura essere «tenuta a freno». Si spiega così anche la svalutazione, durata secoli, del matrimonio rispetto alla forma di vita celibataria. «Un male necessario per la riproduzione dell’umanità. Peccato, soltanto, che genera piacere», così il teologo di Monaco Johannes Gründel, era solito concludere in modo amaro-scherzoso la sua lezione, quando riferiva le idee di Agostino sulla sessualità, e con ciò metteva in evidenza la grande frattura tra teoria teologica e vita pratica.





Sebbene il concilio Vaticano II avesse superato la riduzione biologistica della dottrina dei fini del matrimonio alla procreazione della prole e avesse preso in considerazione l’amore, il reciproco sostegno e il rapporto di coppia, già subito dopo il concilio i pesi si sono di nuovo spostati verso una ‘bio-teologia’: questa è la critica del teologo olandese Erik Borgman nella rivista Concilium (1/2008).


La Costituzione pastorale sulla chiesa nel mondo contemporaneo definiva i coniugi «cooperatori dell’amore di Dio creatore e, per così dire, come suoi interpreti» (GS 50). Papa Giovanni Paolo II, invece, nella sua Esortazione apostolica Familiaris consortio, del 1981, sottolineò che in definitiva «la capacità procreativa iscritta nella sessualità umana è, nella sua più profonda verità, una cooperazione con la potenza creativa di Dio». L’atto procreativo veniva così definito di nuovo come centro della sessualità, caricato di senso religioso e posto troppo in alto. Borgman lo spiegava così: «In quest’ottica non è in primo luogo dando responsabilmente forma alla propria sessualità secondo il volere di Dio verso il mondo per come è rivelato nel messaggio e nella vita, morte e risurrezione di Gesù, Unto del Signore, ma sottomettendosi ai meccanismi interni indisturbati della fertilità umana che i partner sessuali santificano la propria vita». Se infatti si lega così fortemente la presenza di Dio ai processi biologici della riproduzione, del concepimento e della gravidanza, ogni intervento o mutazione di ciò che qui viene ritenuto ‘naturale’ potrebbe essere considerato solo come «una rottura del legame tra l’intimità sessuale e il dono della vita che è in se stesso sacro».

Borgman fa riflettere sul fatto che la teologia, ad esempio nella medicina, non interpreta l’intervento dell’uomo come contrario alla teologia della creazione e al diritto naturale. Lì, piuttosto, si valorizza l’azione di guida da parte dell’uomo come attività culturale. Dal punto di vista teologico ciò viene motivato col fatto «che la natura… non è il mondo creato da Dio, ma è il processo dal quale quel mondo trae origine». L’intervento umano responsabile nella natura è di conseguenza voluto da Dio. Soltanto nella sessualità il supremo magistero della chiesa si rifiuta di accogliere questa prospettiva.




Carne: il cardine della salvezza

La questione teologico-morale ed etica decisiva, però, è se «una cultura… è al servizio di Dio quale donatore di vita». Può essa contribuire ad una visione nella quale questo Dio è il futuro di tutti gli uomini, che colma in modo sovrabbondante il loro desiderio e il loro tendere naturale verso la felicità? E’ attenta questa cultura al divieto della violenza? Rispetta la dignità della persona? Si oppone a tutte le forme di sfruttamento? Da queste domande, così sostiene Borgman, dovrebbe in primo luogo lasciarsi guidare la morale sessuale cristiana. A tal riguardo essa dovrebbe però liberarsi dai residui di un pensiero di purità cultuale, proprio come da riduzioni che la vincolano al diritto naturale. Ma la paura di ciò sembra essere grande. Si preferisce mettere in conto il cliché della «chiesa ostile al corpo» e rischiare di non essere affatto più ascoltati. Ciò è, come afferma il prete e pubblicista Gotthard Fuchs, «diserzione e tradimento del Vangelo». Nel cristianesimo, infatti, più che in ogni altra religione, «la carne è il cardine della salvezza» – un principio già formulato dallo scrittore ecclesiastico e teologo Tertulliano (150-230 d.C.).

Negli ultimi tempi vanno moltiplicandosi voci autocritiche che finalmente chiedono una discussione aperta. Ad esempio, sul Tiroler Sonntag il vescovo di Innsbruck Manfred Scheuer ha affermato: «Io credo che c’è un nesso tra ciò che ora si rimprovera alla chiesa e una offesa tramite la morale sessuale ecclesiastica. Offesa in quanto con troppo poca sensibilità si parla di come si può andare avanti dopo crisi e fallimenti… nel rapporto con la sessualità la chiesa ha spesso visto solo l’occasione di peccato. Non è stato un bene, perché è stata una esagerazione e perché non è stata comunicata la bellezza della sessualità». Ora si dovrebbe parlare, così sostiene Scheuer, dei «blocchi» e dei «killer della vitalità» nella chiesa, «dei rapporti di potere, di strutture, di sessualità, del celibato e anche della burocrazia».

Un nuovo progetto di morale sessuale cristiana ha bisogno anche di altri ideali spirituali. «La venerazione di Maria come puerpera asessuata, certe idealizzazioni di purezza e castità (perché, rispetto ad una ragazza, una madre di famiglia dovrebbe avere una macchia?), la esemplarità di alcuni santi che incarnano questo ideale o a proposito dei quali, nella tradizione, si è unilateralmente insistito sul distanziarsi da ciò che aveva a che vedere con il sesso» – tutto questo deve costituire il banco di prova critico, chiede Konrad Hilpert.




Soprattutto, però, un nuovo progetto ha bisogno «come base di una morale del corpo, che affronti in modo critico il concetto di ‘natura’ e rispetti, promuova e coltivi il ‘senso proprio’ del corpo», scrive Regina Ammicht-Quinn nel volume collettivo Eros-Körper-Christentum [Eros-Corpo-Cristianesimo] (Herder 2009). La teologa e studiosa di etica non critica i principi di fondo della morale sessuale cristiana, ma esige che questi non vengano più intesi come leggi fondate sul diritto naturale. In tal senso la comprensione cristiana dell’essere umano come essere sessuale potrebbe riguadagnare l’amore del prossimo. Il giudizio della chiesa sulla sessualità diverrebbe così più umile, poiché rinuncerebbe alla pretesa di definire un sistema di regole completo e complesso, e di valutare comportamenti che se ne distaccano, senza considerare le circostanze e i contesti, semplicemente come in sé immorali o come peccati. Allo stesso tempo le istanze cristiane fondamentali potrebbero essere rese di nuovo più chiare. La fecondità, così sostiene Regina Ammicht Quinn, dovrebbe essere intesa non solo secondo la lettera, ma anche in senso figurato: là dove l’energia di una relazione di amore si dilata oltre se stessi e viene resa feconda per il regno di Dio. Totalità significa per la teologa che sessualità e piacere non vengono tabuizzati, non subiscono separazione o riduzione, e non vengono neppure – consciamente o inconsciamente – segregati in una vita privata incontrollata o vergognosa. Definitività, infine, significherebbe che la sessualità non viene vissuta in modo occasionale e «per prova», fino a che si presenta una occasione migliore, anche se si dovrebbe riflettere sul fatto che «definitività non è una categoria disponibile all’uomo».

Questa prospettiva, che sottolinea in maniera più forte l’aspetto processuale e carico di desiderio dell’uomo per il rapporto di coppia vero, fedele e riuscito, trasformerebbe il modo di vedere della chiesa su molte «questioni scottanti», tra le quali non si deve dimenticare che fecondità e mettere al mondo dei figli è oggi di nuovo un grande tema pure per le coppie giovani. Infine, come cristiani, dovremo restare fedeli all’idea di fondo della nostra religione, che è l’accoglienza incondizionata dell’uomo da parte di Dio, anche e proprio nella sua sessualità.

Testo riportato Da forum teologico, Editrice Queriniana, giornale di teologia N.170, 25/06/2010